chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

martedì 24 gennaio 2012

Se tuo figlio va fuori tema

Alice era distratta, e forse andava fuori tema!

Al mio post di ieri Pensar non nuoce? di pancia e d’altre maniere ho ricevuto, sulla mia pagina di fB  molti commenti ben più interessanti di quello che pensavo di aver scritto io. Avevo infatti scritto le mie riflessioni di getto e senza presunzione filosofica o psicologica;   e, se proprio devo darmi una definizione, direi che mi sento una specie di artigiana dell’opinione libera. Mi sono infatti molto sorpresa sia delle corrispondenze sia delle citazioni colte che ho ricevuto a commento. Davvero non speravo, non immaginavo!
Così oggi, dopo aver letto i suggerimenti degli amici, mi viene da distinguere tra pensare ed essere intelligenti; o meglio tra essere persone che ritengono di avere un pensiero da esprimere e persone intelligenti. Le differenze, e continuo a ricamare opinioni da libera artigiana, sono molte, ma qui mi preme mettere in luce che gli intelligenti a volte riescono a tacere, gli altri non sempre.
Non sono qui a difendere gli intelligenti che non si esprimono, che non rischiano, che non dicono la loro; anzi. A volte questa sorta di rassegnazione ha generato, e genera, maggiore velleità negli altri e non lievi danni. Però nei presuntuosi arroganti, nei semplificatori di professione, in quelli che “pensano di pancia” (verso i quali ho un filo di diffidenza grosso come un cordone di canapa) non troviamo la dote del “bel tacere”.
Sui diversi tipi di intelligenza si parla molto, a me sembra di leggervi delle affinità con le attitudini, i talenti personali. Personalmente mi piace la definizione etimologica di intelligente: chi sa leggere tra le righe, ossia (sempre artigianalmente opinionando) chi allena un fine spirito critico. Questa definizione mi è stata ricordata da Simona Martini.
Credo fermamente, e su questo mi gioco volentieri tutta la mia eventuale credibilità di persona ed insegnante di lungo corso, che se la scuola incentivasse, allenasse, promuovesse, in tutti i bambini e ragazzi l’ “accendere il cervello” per imparare a leggere anche fra le righe darebbe un contributo prezioso e li renderebbe più autonomi e attrezzati per il loro futuro.
Aggiungo andando fuori del seminato… il “LORO” futuro se lo costruiranno se non continuiamo a programmarglielo a modo nostro.
E concludo con un sommesso suggerimento a tutti: se un figlio tornasse a casa con un voto basso sul compito scritto d’italiano e la motivazione dell’insegnante fosse che “è andato fuori tema” … rassicuriamo il ragazzo (la ragazza). Il fuori tema potrebbe essere una prova di intelligenza: ha letto oltre le righe. Evviva. Ma per amor di pace a volte è meglio non mostrare di esser troppo intelligenti, e come suggerisce la mia amica Elettra Tafuro, (una grande insegnante a tante stelle) : pensare senza darlo a vedere….
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