chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

martedì 10 gennaio 2012

NEFERTITI DELL'UPIM


La chimica non mi piaceva. Anzi, per farla breve, non mi piaceva l’insegnante di chimica.Dopo la laurea in lettere, un po’ per gioco e un po’ per sfida, mi iscrissi alla facoltà di medicina. E finalmente riuscii a sentire il suono delle formule..Bellissimo…

Dal mio diario di studentessa.

2 maggio

Non mi faccio illusioni, i voti parlano chiaro… il problema c’è ed è la chimica…, o meglio, l’insegnante di chimica.

Nefertiti ha due occhi piccoli che si ostina a marcare di nero, un trucco fatto a memoria con la matita dell’upim. Le sbavature, sempre quelle, sempre nello stesso posto.

I pigmenti di colore le si siano insinuati indelebilmente nelle pieghe delle rughe, tanto indelebilmente da scenderle fino al cuore, nero anche lui. Della regina egizia non ha né lo sguardo fiero né il portamento principesco, solo il bistro a fare da cornice alla sua inutile esistenza.

Sì, un’esistenza passata a sgranare rosari di acidi e di basi, a congiungersi con carbonato di calcio e con i gruppi ossidrilici. E la lavagna a far da ruffiana, mentre Nefertiti, volgendoci le spalle, traccia segni per me arcani. Non c’è senso in quello che io ascolto perché non ha senso quello che lei dice. Però, a pensarci bene, un senso ce l’ha. E’ il senso di morte che provo mentre copio formule su formule.

Questa non è la vita che vive, è la vita che muore...

Penso a Cagliostro, a Calandrino e alla pietra dell’elitropia, penso alla vita che scorre nella pietra carsica, alle nuvole … perché le nuvole non sono solo quelle elettroniche… Il lavaggio del cervello è una tortura a cui puoi sottrarti solo se ti inventi un altro mondo in cui stare in santa pace. Il mio si chiama alchimia… la grande madre…

Nefertiti si definisce un’ insegnante aggiornata. È l’unica ad usare il laboratorio di scienze. Va molto fiera di questa cosa. Ha fatto arrivare dagli Stati uniti dei libroni bilingue sulla cui traduzione italiana abbiamo più di un legittimo dubbio. Ci sta tormentando con gli acidi e le basi. Sono il suo pallino. Peccato che non siano il mio. Io mi sto chiedendo se la chimica la conosca davvero o se non si tratti di una qualche demoniaca possessione.

Sempre più spesso rifletto su una cosa: è l’insegnante a possedere la materia o è la materia a possedere l’insegnante? Neferiti è posseduta dalla chimica. Spiega in stato di trance. La chimica le dà la vita togliendola a noi.

Accidenti a lei e al suo bistro nero che si confonde con l’ardesia.

La pervade un piacere immenso mentre fa lezione solo per se stessa. Noi siamo dietro di lei a far da spettatori… La classe è un pretesto, la scuola è un pretesto. A lei servono solo degli spettatori pazienti e muti…

Anche Barbaetutto il secchione è in difficoltà. Anche lui arranca, come tutti noi. A salvarsi solo i memorizzatori, ma in classe ce ne sono pochi.

A Ulianova di greco e latino, bolscevica e lapidaria, non piace il bistro... Ubi maior minor cessat… Chi mai sarà il maior e chi mai sarà il minor? La risposta l’avremo sui quadri.

Oggi, comunque, mi ha beccata e quando mi ha contestato di essere lenta e meccanica, le ho risposto che ritenevo di avere il diritto di essere lenta e meccanica, visto che stavo imparando, visto che non avevo la laurea in chimica, visto che ero in un liceo classico, visto che mi sfuggiva il senso del fare chimica, visto che non avrei mai insegnato chimica, visto che l’ipoclorito di sodio non suonava come il πάντα ῥεῖ…insomma, ci ho messo del mio, ma anche lei ci ha messo del suo...

Nefertiti, dal cuore nero come il bistro da upim che spalma a memoria intorno agli occhi, mi ha risposto che la scuola poteva fare anche a meno di me... Se mi avesse spiegato il suono della varichina forse non sarei qui a scrivere… Beh, almeno una cosa la devo riconoscere: ha parlato chiaro, questo è certo... E tanta chiarezza meritava una risposta altrettanto chiara.

Mentre deponevo il gesso sulla cattedra, le ho chiesto che suono avevano le ustioni... lei lo doveva conoscere bene quel suono, visto che aveva cosparso di acido acetico il viso di una compagna svenuta.

Proposta di sospensione, la mia, annotata sul registro di classe.

Se io non sono una buona alunna (possibilissimo), lei non è una brava insegnante (certissimo).

Ubi maior, minor cessat. Chi è il minor? Non c’è bisogno di aspettare i quadri.

Quella piccola piccola è lei. Peccato, insieme avremmo potuto essere grandi...

20 giugno

Sono stata promossa. Siamo stati tutti promossi. Ubi maior, minor cessat... Ma la cosa non mi consola... continuo ad odiare la chimica...ed il bistro.

A proposito, che formula avrà il colore nero?

Fermina Daza

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