chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

lunedì 9 gennaio 2012

IDENTIKIT di un bravo docente - Mariaserena Peterlin

Non seguono, si distraggono, stanno con la testa tra le nuvole, non si applicano.”
“Se non attirate l’attenzione non potete pretendere che i ragazzi vi stiano a sentire!
Così risponde un genitore al diluvio di contestazioni, non proprio inedite, di alcuni colleghi del consiglio di classe.
 “Beh, mica posso attirare l’attenzione mettendomi a ballare sulla cattedra
risponde ironica una giovane insegnante. Tutti sogghignano.
Mica dicevamo di lei!” sbotta uno studente, “a lei la seguiamoQuando lei spiega noi stiamo attenti.”
In effetti la giovane insegnante aveva probabilmente lanciato la provocazione anche per spezzare quella contesa un po’ triste, e tutto sommato forse inutile.
Anche io mi accorgo che non sono attenta durante questo cdc. Sono presente solo fisicamente, ma mi tornano in mente le mie lezioni universitarie; seguivo “Letteratura Latina Medievale”, il corso era tenuto dal Prof. Nino S. un medievalista poi diventato importante allora ancora giovane e non molto conosciuto. Nino S. aveva una straordinaria cultura, ma non era fascinoso ed eloquente come molti altri dei suoi colleghi. Durante le sue lunghe lezioni pomeridiane tenute nelle aule in cui baluginavano le incerte luci dei tramonti romani, tra pareti antiche e grigie e scomodi scranni antiquati molti miei amici di corso si annoiavano, trattenevano gli sbadigli, pensavano ad altro. Frequentavano per avere la firma (allora si usava) sul foglio delle presenze e poter, quindi, sostenere l’esame, ma trovavano monotone, pallose addirittura quelle lezioni. 
In effetti il professore aveva un leggero problema di dizione e a volte incespicava nelle parole, inotre si addentrava in digressioni complesse che facevano perdere il filo ai presenti. Ma mi sembrava che ognuno degli altri fili che si dipanavano dal suo discorso conducesse al sapere. E non mi annoiavo per niente, anzi mi ero affezionata a quelle imperfezioni formali che racchiudevano, per me, mappe luminose di cui impadronirsi per continuare la ricerca.
Mi piaceva, perché era un insegnante a cui potevi sempre chiedere un approfondimento, una spiegazione e che, pur tartagliando appena, apriva prospettive in una materia di cui prima non sapevo nulla o avevo solo nozioni conformiste e da manuale scolastico.

È dunque importante che un insegnante sia popolare ed apprezzato? Deve fare, anche lui, audience? Quale dev'essere il suo identikit per poter esser classificato bravo docente?
Proviamo:
AAA: cercasi docente convincente, chiaro, affascinante, attraente, speculum iustitiae? Oppure esigente, severo, autoritario, formale? O ancora: alla mano, scherzoso, un po’ cazzeggiante ma bonario e indulgente? Oppure?
Un artista, un artigiano, un genio, un faticatore, un indefesso cultore della sua materia, un tuttologo?
Signori dell’alchimia, aiutateci a trovare la formula. Ma servirà poi a qualcosa?
Insegnare non esiste senza l’imparare. Insegnare implica un rapporto: si riesce a costruirlo? e come si fa?
Difficile farlo da soli. E allora? Chi è un bravo Prof?


Ragazzi, forse dovete metterci qualcosa anche voi. 
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