chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

martedì 17 agosto 2010

VOLEVO FARE IL TUBISTA - post di FERMINA DAZA


Da una scrittura collettiva dei miei alunni
VOLEVO FARE IL TUBISTA 
A- Professoressa, che schifo questa scuola!
P – Perché dici questo?
A – La scuola insegna cavolate! A che mi serve conoscere la musica se da grande voglio fare il tubista?
P- Tutto va imparato!
A- Sempre quella è la risposta, anzi la canzone…
P – E allora di cosa dobbiamo parlare, delle vacanze estive che stanno arrivando?
A- Eh, brava, parliamo di quelle …. e di come devo studiare per recuperare. A proposito, che ha intenzione di mettermi il debito?
P- Sì, forse, non so, dipende da te!
A – No, dipende da lei!
P- Ma io ho già fatto tutto il possibile per te!
A – Aspetti un attimo, non riesco a ricordare cosa ha fatto per me… ah, sì, forse quella volta che mi ha rimproverato…
P- Ma l’ho fatto per il tuo bene!
A- Ah, ci risiamo con la stessa canzone…
P- Cosa intendi dire, che mi sono comportata male con te? Non ti ho forse spiegato la lezione?
A- E’ sicura di averla spiegata? Ha detto un sacco di parole senza senso? P – No, sei tu che non capisci il senso delle mie parole!
A- Quando lei spiega non capisco niente e penso ad altro!
P- E a che pensi, di grazia?
A- Penso a come devo sbloccare l’ultima missione di GTA IV e a come non lo potrò fare perché sarò costretto a studiare tutto il pomeriggio…
P- E lo vedi che sei tu? Come faccio a non metterti tre?
A- Vabbè, è sempre colpa mia! Ma non è che essere alunni significa essere stupidi? Mi viene un grande sospetto…
P – Ma stai zitto! Io, per diventare intelligente ho studiato per venti anni!
A – Ma io sono già intelligente, è lei che non lo ha capito!

Come afferma Edgard Morin “bisogna che la scuola insegni a vivere”. Ma la scuola che conosciamo è davvero una scuola disegnata a misura d’uomo? E a misura di quale uomo? Uomo reale o uomo ideale? Uomo come preziosa individualità irripetibile o uomo come banale realtà catalogabile? La risposta alle domande è nei fatti: la scuola non può essere maestra di vita perché non ha occhi per guardare il mondo e cuore per sentire il battito della vita. Una scuola che non si apre al mondo è una scuola inutile, ingessata, noiosa, demotivante. Una scuola che respira il mondo è una scuola attraente, una scuola ove crescere non è frutto né di un caso né di una scommessa, ove l’attrattività è sinonimo di benessere.





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