chi sono
Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.
domenica 22 agosto 2010
LA SCUOLA A DUE MARCE di Fermina Daza
E mentre riflettiamo sui “buoni sentimenti” che animano didattica ed organizzazione, ecco che in noi si insinua il fastidioso tarlo del dubbio… E a poco a poco iniziamo a sentire la presenza, tra leggi e decreti, tra circolari e regolamenti, del fantasma di un nuovo determinismo, più virulento di quello che ispirò le riforme scolastiche del XX sec.
Il nuovo determinismo lega con rapporto direttamente proporzionale il successo formativo alla condizione socioculturale degli allievi. Come a dire che sono le variabili del contesto extrascolastico, e non le effettive capacità possedute, a deteminare le prestazioni degli allievi.
Così, l’automatico circolo vizioso che viene a istituirsi tra successo e merito rende sempre più debole l’esercizio delle pari opportunità e alimenta in maniera sempre più consistente il gap tra i “i più fortunati” e “i meno fortunati”.
Si badi bene, nessuna traccia di determinismo nei Protocolli d’intesa, nelle Linee d’indirizzo, nei Regolamenti, nelle Direttive, Documenti, Decreti! Solo il tarlo del dubbio…
…E’ per questo che ci sono cari i Lucignoli, caffeina pura contro il deterministico sonno della ragione…. Non c’è bisogno di leggere le carte per capire che questa è una scuola che funziona a due marce! Vip e svip!
sabato 21 agosto 2010
L'INFORMAZIONE IN PILLOLE di Loretta Bertoni

venerdì 20 agosto 2010
A che serve la scuola? di Mariaserena Peterlin
martedì 17 agosto 2010
VOLEVO FARE IL TUBISTA - post di FERMINA DAZA
sabato 14 agosto 2010
TRAME VIRTUOSE ed EDUCAZIONE: tra Atena ed Aracne di Mariaserena Peterlin
riprendi con forza il tuo filo
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martedì 10 agosto 2010
SCUOLA E CREATIVITA' di Loretta Bertoni

lunedì 9 agosto 2010
LA SFIDA FA PARTE DEL VIVERE IN CLASSE di Fermina Daza
La sfida fa parte del vivere in classe, del sentirsi vivi, del reciproco riconoscimento, del rito di passaggio che conduce all'adultità, della trasgressione che è propria dell'inquietudine adolescenziale...
Comincerei a preoccuparmi seriamente se i miei ragazzi non mi sfidassero! Opporsi all'adulto, provocarlo, saggiare la sua coerenza, metterlo in difficoltà, superarlo...non sono segnali ostili, sono suoni di vita pulsante, che vanno colti ed accolti come irrinunciabile occasione di crescita comune. Un educatore biofilo questo lo sa ... perché ha accettato e continua ad accettare mille sfide con se stesso, perché sa che il vero valore della sfida non è il risultato finale ma il percorso di crescita personale che l'accompagna.
Appunto, il percorso di crescita che tende all'infinito ... in questo crede il biofilo! Chi è consapevole del suo percorso di crescita è nelle condizioni di poterlo ravvisare negli altri!
IL NUOVO LOCUS AMOENUS di Fermina Daza
Ed è proprio nel nuovo locus amoenus che i ragazzi, diventati adattabili alle circostanze, riflettono sui problemi gestionali della scuola. E da quella oralità condivisa nel paradiso metafisico delle piastrelle lucenti, emerge autobiograficamente la consapevolezza della morte empatica degli adulti.
Nei ragazzi vi è in qualche modo la speranza dell’apertura, ma è solo una speranza, non certezza. In molti casi solo una retorica richiesta d’aiuto che non attende risposta. E come potrebbe esservi risposta? Il sentimento della libertà è sempre in partenza e mai in arrivo…. chi non sente la libertà dentro di sé non non ha consapevolezza del futuro né può insegnarlo… I ragazzi non sanno progettare il futuro perché gli adulti non sono davvero liberi…
Troppo spesso la libertà personale viene confusa con la libertà di irrogare sanzioni, provocare, mettere note, incutere paura….Triste esempio di libertà negata …. La scuola, pensata a dimensione di adulti rigidi e convergenti, considera invisibili i ragazzi e li tratta come nullità.
Quanto spreco di intelligenza in una scuola che è capace di leggere solo le coordinate della decima intelligenza, quella talmente evidente da non essere mai stata catalogata. L’intelligenza scolastica che privilegia i secchioni (non me ne vogliano i secchioni, è una scelta anche quella) e codanna chi balla il limbo o gioca al Milionario…(è una scelta anche quella). Una scuola in cui gli alunni sono ingabbiati in una farraginosa struttura verticistica… dal somaro… al secchione…
E’ proprio vero che la vita è altrove…nel locus amoenus dove si può imparare senza star seduti per cinque ore a guardare i soliti programmi.
La scuola del futuro - PENSIERI SPARSI di FERMINA DAZA
domenica 8 agosto 2010
Scuola e "pari opportunità": la vecchia corsa all'oro? di Loretta Bertoni

sabato 7 agosto 2010
contributo da FERMINA DAZA: Imparare l'autonomia, non la dipendenza (Raoul Vaneigem)
Traduzione di Sergio Ghirardi.
Pubblicato da Nautilus, 1996, Torino.