chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

venerdì 17 settembre 2010

Insegnante, nonostante la scuola - di Mariaserena Peterlin




L'insegnante che percorre i lunghi corridoi di qualche istituto e si chiede, ma di chi è questa scuola, si sente rispondere, è tua. E se entrando in un'aula rumorosa e grigia, umida di stillicidi incontrollati e di afrori che vincono l'azione antimicrobico-antibatterico dei più frizzanti deodoranti si chiede, di chi è quest’aria, si sente rispondere, è tua, quella che respiri anche tu. E se nota in quell’aula sorda e grigia e umida la presenza di esseri stratificati e come incistati nei banchi e si chiede chi sono costoro, deve rispondersi e insultarsi da solo: sono i miei alunni. Idiota.

Perché nella scuola tutto è dell’insegnante: anche le mura istoriate di scritte per i malpensanti, anche l’aria impregnata di secrezioni delle ghiandole sudoripare e dell’ultima imitazione D&G, anche la porta della classe fatta di plastica sbilenca, anche gli amorfi o ipercinetici adolescenti incupiti da ore ed ore di strepitose lezioni di materie-che-non-gliene-può-importare-di-meno.
Perfino il Diesse (dirigente scolastico di belle pretese funzionali e gestionali) è suo. E sa che può ignorarlo o incenerirlo con una nota al verbale se vuole. Può infilzarlo rifiutando una delle tante firme messe per quieto campare.

Però quando la campanella suona, allora l’insegnante sente rimescolarsi il sangue arterioso, e pensa stavolta faccio scuola come so farla io; e le circolari e le note e i decreti me li appiccico sul frigorifero con il magnete tanto me ne sbatto.
Perché tutto nella scuola è suo.
E di tutto la scuola può fare a meno; tranne che di lui e dei suoi adolescenti stratificati e come incistati nei banchi. L’insegnante allora fa la sua lezione ed il suo dire inizia a circolare riscaldandogli il cuore pulsante.

E quando finalmente arriva il giorno in cui l’insegnante si stanca di piegare la testa ed annuire, ed arriva anche il giorno in cui il suo sangue arterioso gli zampilla nel cuore, fontana dell’amore e dell’odio, allora finalmente la spalanca quella la porta fatta di plastica sbilenca, raduna i suoi adolescenti e li trascina per le strade della città e comincia a correre con loro gridando e cantando: scuola! Scuola! SCUOLA!!
Eccoci nella vita ragazzi, eccoci! Respirate, guardate, toccate, abbracciatevi: questa è la vita! Afferratela forte e portatela con voi ADESSO! Abbasso il vecchio, viva il domani. Viva la scuola viva, viva la scuola che si interroga, viva la scuola che vola come una creatura lucente e guizzante. Quel giorno corridoi e mura, aule e ragazzi, insegnante e città tutto si fonde e il cuore si dilata come una rete che non si spezza nonostante il peso degli innumerevoli esseri che adesso contiene. 
VIVI.


PS: QUESTO TESTO è una ri_SCRITTURA da Giovanni Verga. Se siete arrivati in fondo e non vi piace non c'è niente di male. Anzi! Bella è la critica e vivo il pensiero di chi dice no.
Però se vi piace tutto ha una sua spiegazione
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