chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

giovedì 9 settembre 2010

PROTESTA, CONTESTAZIONE e ipotesi di FUTURO


Oggi ho scritto la parola “protesta” sulle news di Google e, già nel menu a tendina, mi sono apparse una serie di opzioni interessanti:
protesta Ricercatori
protesta Polizia
protesta Università.
Cliccando protesta si sono aperti link di tutti i generi: protesta dei farmacisti, dei metalmeccanici, dei lavoratori delle cliniche private, dei tifosi contro la tessera, dei pastori sardi e, per tagliar corto, dei precari.
Ovviamente i precari della scuola, che qualcuno valuta a 200.000, oggi sono i più presenti su web, anche per le manifestazioni a Montecitorio, gli scioperi della fame e i sit-in in tutta Italia.
Leggo anche che il ministro Brunetta nega, e dice che i numeri sono fasulli, ma questo è un altro problema.
Sempre sulle news di Google, ho scritto la parola “contestazione” aprendo pagine intere di link su quello che è capitato a Raffaele Bonanni contestato ieri a colpi di fumogeno alla festa nazionale del PD.
Trovo interessante la relazione tra protesta e contestazione, le due parole sembrano quasi sinonimi ma in questa specifica realtà non è proprio così; la protesta è infatti una manifestazione  varia e diversificata, che non appena trova un bersaglio, mobile o non, diventa contestazione alla persona, in questo caso al leader CISL Bonanni ed, è lecito ipotizzarlo, a quello che egli rappresenta.
Nel contempo, altra interessante coincidenza, i precari della scuola si sono decisamente espressi per bocca di Caterina Altamore maestra precaria in sciopero della fame: ''Non vogliamo bandiere sindacali''.


Forse, il puzzle si compone.
Le deduzioni o dubbi possibili riguardo a un futuro (difficile dire quanto prossimo possa essere) sono tanti: ne esprimo solo alcuni, un poco empirici.
1)   Il distacco tra i cittadini che protestano-contestano e le classi politico-sindacali è sanabile?
2)   Il mondo del lavoro è cambiato ed è un dato di fatto oggettivo che per i lavoratori sia cambiato in peggio: per quanto tempo pensa di poter mantenere la sua stabilità chi oggi ancora mantiene posizioni di privilegio o potere?
3)   Le ragioni e cause prime della protesta sono, tutto sommato, comuni a tutte le categorie: l’esclusione-precarietà e il conseguente pesante disagio economico.
4)    Se i cittadini che protestano compissero un passo avanti verso la contestazione e la coesione, anche culturale, della loro protesta e si coagulassero alleandosi che tipo di situazione si potrebbe creare?


PS: scrivendo “contestazione” e cercando tra le immagini accade che le foto largamente più numerose siano quelle delle proteste dei tifosi espresse per i più vari loro motivi: ad personam contro qualche calciatore, contro la campagna acquisti o gli eccessivi guadagni. I casi sono tanti, ma due urgenti sono: 
a) siamo molto lontani dalla nascita di una nuova coscienza politica 
b) siamo esasperati sul piano economico. E la disuguaglianza pesante fa arrabbiare.
(io voto per la b)
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