chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

mercoledì 2 febbraio 2011

Il Manifesto degli insegnanti - Un'avventura, una partenza, un obbiettivo - di Mariaserena Peterlin



Quando vedo apparire su Web il logo del Manifesto degli insegnanti e l’invito a firmarlo penso sempre a tutto il fervore che ha generato la nascita e l’esordio di questo documento che va alla ricerca, scopre ed afferma una identità aggiornata della professione docente.

Se è vero che c’è sempre un inizio per tutte le cose, è anche vero che è difficile separare l’inizio ufficiale di un progetto dalla sua ideazione.
E certamente, a mio avviso, il progetto-Manifesto ha rappresentato e rappresenta un’avventura non semplice e non troppo conformista.
Nel momento in cui è stato concepito facevo parte del grande Ning LSCF (La Scuola Che Funziona) una cittadella, non fortificata, di insegnanti di ogni ordine di scuola e di formatori e esperti di comunicazione, web e pratiche di apprendimento, con un nocchiero al timone e pronto non solo a consultare e decifrare le carte, ma anche a cogliere i segnali del tempo e dell’aria che tira.
L’idea del Manifesto non si può dire abbia un’identità personale, né potrebbe averla avuta ed il motivo è semplice.
Il Manifesto ha avuto dei redattori, ma i redattori senza il coro di tutti i docenti non avrebbero avuto nessun motivo per redigerlo; il coro di docenti senza alcuni progettisti o coordinatori che ne raccogliesse le voci non avrebbe avuto una sua, seppur complessa, armonia; se questi progettisti e coordinatori non fossero stati presenti nel Ning non avrebbero avuto motivo di ascoltare il coro dei docenti e, infine, se la Scuola (nel suo insieme) non fosse una istituzione che sta a cuore a tutti, compresi quelli che, presi dalla sindrome odi et amo vorrebbero raderla al suolo per ricostruirla del tutto diversa) non ci sarebbe stata LSCF.
Dunque è LSCF che ha dato il la al Manifesto e senza quel la, o input come si direbbe adesso, la nave non sarebbe salpata.Tutto è perfettibile, la scuola stessa vive una fase in cui molti operatori e famiglie si interrogano non senza sgomento sul futuro; si parla forse molto di teorie e pratiche di insegnamento e troppo poco di apprendimento e cambiamento. Il Manifesto può, tuttavia, rappresentare un traguardo, ma anche essere, con altrettanta credibilità, un punto di partenza. (Ed auguro a LSCF che lo sia, in bianco e nero o, meglio ancora, a colori...)



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