chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

lunedì 17 ottobre 2011

MOLTA POLVERE SOTTO IL TAPPETO




Entri in classe e cancelli dalla mente superlezione che avevi intenzione di fare. Non sei né giudice né attacchino. Ora devi decidere, e devi decidere presto e bene.
Chiedi:
Scusa, mi aiuti a capire perché hai dato uno schiaffo al tuo compagno?.
L’aggressore ti risponde: Stavo solo giocando.
E la vittima aggiunge: No, non mi sono fatto niente, era solo un gioco..
Ti viene voglia di partire con la paternale, una di quelle paternali degne del miglior lisciatore di pelo. Conti fino a dieci per non esplodere e, andando contro il tuo stesso impulso, prendi la decisione, non quella giusta, perché quella giusta è già scritta nel Regolamento d’Istituto, e tu lo sai bene. Ma tu non vuoi essere giusto. Non scriverai sul registro e non sentenzierai. Se lo farai, vuol dire che hai iniziato a vivere anche tu per default.
Sai che devi decidere presto e bene. Giocherai con i tuoi ragazzi e per i tuoi ragazzi. Il gioco del mantello che rende invisibili per concordare e negoziare regole comuni e condivise davvero, le regole della base.
Hai contato fino a dieci perché non ti senti né giudice né attacchino, hai contato fino a dieci perché irrogare sanzioni non fa parte della tua natura, hai contato fino a dieci perché non è possibile attaccare una superlezione come se nulla fosse accaduto, hai contato fino a dieci perché nessuno se la può cavare dislocando le proprie responsabilità e ora senti che la responsabilità è tua. Alla faccia delle prove invalsi.


Hai contato fino a dieci considerando che i tuoi alunni non sentono il bisogno di imparare perché sanno già come si vive. E questo glielo hai insegnato anche tu quando hai scusato la tua azione ricorrendo a principi etici, quando hai reso meno gravi le conseguenze delle tue azioni, quando hai addossato la responsabilità a quel fantomatico altro che non sei mai tu, quando hai reso meno umani i tuoi alunni, quando hai rigettato le tue responsabilità sulle tue stesse vittime. Quando gli hai insegnato il meccanismo del disimpegno morale. Lo hai fatto spesso. Gli alunni non imparano. E che cosa dovrebbero imparare? Sanno quanto gli basta e ad insegnarglielo sei stato anche tu. Se è bastato a te, basterà anche a loro.
Piccoli bulli e bulli grandi. Molta polvere sotto il tappeto.


Fermina Daza
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