chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

mercoledì 19 ottobre 2011

BELLA DOMANDA!







Ma non ha niente addosso! disse un bambino. Signore sentite la voce dell'innocenza! replicò il padre… Così dice la fiaba.

In classe. Si ragiona del rapporto tra tecnologie e ambiente.
La domanda nasce spontanea. Ma se l’uomo conosce i danni provocati dall’inquinamento, perché non smette di inquinare? Bella domanda davvero. Rispondo che nemmeno io conosco la risposta. Mento, sapendo di mentire. Aggiungo che è necessario cercare insieme le risposte. Iniziamo. Troviamo di tutto, di tutto e di più. Peccato che questo tutto che si trova dappertutto indossi i vestiti nuovi dell’imperatore. Energia nucleare, energie alternative, soluzioni, rimedi, cause, effetti, non manca proprio nulla per confezionare un buon “prodotto”. Chiedo se le informazioni raccolte siano utili a rispondere alla domanda iniziale. La risposta è univoca: più o meno le stesse cose che sono scritte in un certo libro di testo. Già, un bel libro di testo all’avanguardia che pone speranze nelle energie alternative dai magici poteri. Un bel libro di testo, anche lui con i vestiti nuovi dell’imperatore. Ma cosa mi aspettavo? Di trovare scritto che l’energia, anche quella alternativa, serve a produrre beni che verremo indotti ad acquistare? Che questo è un sistema che misura la felicità in termini di possesso e di soddisfacimento dei bisogni indotti? Che a qualcuno interessa solo che si continui a consumare sempre di più? Che il sistema non può essere migliorato dalle nuove tecnologie se l’uomo non si ripensa? Che se da una parte si ragiona sulla sostenibilità dall’altra si lavora per rendere sempre più forte la dipendenza dai consumi stessi?
Intervallo. Rileggo Russell, e so già dove cercare. “Anche moralmente è un grave danno insegnare a un giovane ad essere sempre ortodosso… i professori più bravi sono costretti a essere ipocriti, e a dare quindi cattivo esempio…”. So di non essere una brava insegnante perché dico le bugie ma so anche che devo scegliere fra il dire o l’essere una dei tanti “ipocriti (a cui) si permette l’accesso alle cattedre”. I miei ragazzi sono davvero troppo piccoli ma io non posso non dire, è necessario che li incoraggi, per quel che è possibile, a “gustare le gioie della libera speculazione”. Russell sparisce nella borsa ma non dalla mia testa.
Circle time. Mi preparo a dire. Prima di incominciare G. mi informa che ha intenzione di tenere una lezione ai compagni sulla funzione multitasking di uno smartphone. Bene, va bene, gli dico, così imparerò anche io che col cellulare litigo spesso e volentieri. Mentre si sistema sulla sedia, M. chiede al gruppo: Ma il telefono non serve solo per telefonare? Il circle time può iniziare.



Non ha niente addosso! disse un bambino. Signore sentite la voce dell’innocenza?
Lancio la palla e chiedo se il telefono serve solo per telefonare… Libere speculazioni e non solo…




Fermina Daza
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