chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

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lunedì 24 ottobre 2011

RITRATTO DI INSEGNANTE

A sedici anni non avevo ancora deciso cosa avrei fatto “da grande” ma sapevo chi e come non volevo essere.
Dal mio diario di alunna.



21 ottobre
Oggi è arrivato il nuovo professore di italiano. Supplente e con qualche problema. È salito sulla pedana e si è appollaiato sulla sedia a guardare le montagne rocciose, quelle delle ragazze, ovviamente. Ha fatto l’appello. A me ha detto che ho gli occhi grandi ma secondo me ha fatto confusione perché, mentre lo diceva, guardava più in basso.
Quel parassita antifemminista di Barbaetutto, noto secchione asessuato, ha sghignazzato… Schifoso. Mi vendicherò prima o poi.
Sara Lapiatta mi ha mandato un bigliettino laconico: …che misura di occhi hai? Ho risposto che non le avrei passato la traduzione di greco… e che se era tanto curiosa mi doveva seguire in bagno per i commenti del caso. Detto fatto.
Quando sono tornata in classe, il condor era intento a creare alleanze con i maschi (si fa per dire)… Tra provoloni auricchio ci si intende.
L’ho potuto osservare in tutto il suo splendore, questo fantastico rapace…. Giacca da prima comunione, camicia con due bottoni mancanti. Poi cattedra e poi più niente. Non mi sono data per vinta. Mi sono soffiata il naso per finta e poi mi sono alzata per raggiungere il cestino.
Lui sempre a parlare con i provoloni…
Ma sarà vera la storia che ai militari danno il bromuro?
Comunque una cosa così io non l’ho mai vista. Un buco enorme sul calzino sinistro del provessore (professoreprovolone) proprio lì dove orlo dei pantaloni, calzino e scarpa si baciano fin troppo calorosamente. Non so perché ma mi è venuta in mente la parola “tovarish” (compagno, in russo). Forse perché un calzino così malridotto, una scarpa così scalcagnata e un pantalone così corto non possono che essere compagni di trasandatezza? Faccio un discorso borghese? Non lo so davvero. Se è proletario ha sbagliato abbigliamento, se non lo è, allora si tratta di un sudicione. Ah, dimenticavo: due macchie di olio sulla camicia. Vedremo che professore è.
Lo chiamerò tovarish, è un nome che può andare bene.

15 novembre
Novembre mese dei morti. Dei morti che riposano in pace nelle aule. Un crisantemo su ogni banco. Tovarish dice che siamo in ritardo col programma.
I ritardati sono sempre in ritardo come i provoloni ammuffiti.
Cinquanta pagine di letteratura italiana letteralmente violentate in due settimane. Tovarish è uno studente che studia… Ormai non lo guardo più in faccia mentre spiega. Né prendo appunti. Il motivo è semplice. È molto più divertente seguire col dito sul libro per vedere se salta una parola. Su una lezione di due pagine non ha fatto mai cilecca. Ma si trattava di biografie.
Il buco nel calzino non c’è più. Si sarà seduto anche in sala professori…
L’altro giorno, però, qualche segno di cedimento sulla storia della critica. Qualche lapsus qua e là, qualche delicata sbirciatina sul libro che tiene sempre aperto davanti a sé.
Dal dieci siamo passati al settepiù.
Io, Sara Lapiatta, Emi e Renato ci siamo organizzati e abbiamo costituito un gruppo di sostegno e di aiuto. Tovarish va aiutato, bisogna liberare l’uomo dall’ignoranza.
Studenti di tutto il mondo unitevi. Aiutare il provessore è morale.
Appena si ferma e cerca nella sua mente la fotografia mentale della sudata pagina, uno di noi, a turno, gli legge la frase. Fino ad ora gliene abbiamo lette sei. Insomma, bisogna pur che partorisca sapienza questo benedetto provolone di un Tovarish. Socrate insegna. E a noi fare gli ostetrici non dispiace affatto. Piacerebbe anche a quell’asessuato di Barbaetutto ma lui è troppo piccolo, in tutti i sensi… Forse glielo spiegheremo con un disegnino…
Comunque Tovarish ha cominciato a capire la presa per i fondelli. Ma noi vigiliamo e siamo pronti per la lotta armata.


3 dicembre
Tovarish fa le due di notte. Lo si nota dalle occhiaie sempre più profonde. Ore e ore di studio matto e disperatissimo. Vuole arrivare primo. In questo periodo la sua memoria è al massimo.
Starà prendendo Acutil e zabaione.
Oggi lectio magistralis su Dante. La teoria dei due soli se l’è studiata su un altro libro. Verificherò quale. L’altro giorno stava armeggiando nella biblioteca della sala docenti.
Mi sono messa d’accordo col bidello. Caffè pagato. Domani saprò se ha chiesto in prestito qualche volume di storia della letteratura italiana. Il collettivo si è rimesso in moto.
Comunque, per farci capire (ha detto lui), ha fatto un esempio. Secondo me era meglio il disegnino. Barbaetutto sarebbe stato molto felice di copiarlo sul suo quaderno. Pure il suo quaderno è un secchione.
Mentre parlava di impero e di papato, poscia che costantin l’aquila volse…, ho fatto azione di disturbo, almeno così ha pensato lui.
Gli ho chiesto se due stati non gli sembravano troppi, visto che uno era già troppo. Per un attimo è rimasto interdetto. Ha continuato a spiegare e ha liquidato la cosa come una sciocchezza. Però un lampo è passato nei suoi occhi. Uno a zero, palla al centro. Per me. O almeno così credevo…
Lezione conclusa dopo cinque minuti. Tempesta in arrivo. Interrogazione. Io e Barbaetutto alla cattedra. Tovarish ha capito la mia avversione per l’eunuco secchione. L’ha fatto apposta. La vendetta del provolone... di un provolone che sta ammuffendo, non c’è dubbio…
Domani ci sarà ancora un crisantemo su ogni banco. Su quello dell’eunuco secchione una m***a di plastica residuato bellico dell’ultima festa di carnevale.
Comunque mi sono beccata tre. Che me ne frega. Stasera ho riunione al collettivo e c’ho invitato pure Tovarish mentre stava per uscire dalla classe. Non mi ha risposto. Ovvio, è in putrefazione…


Fermina Daza

lunedì 17 ottobre 2011

MOLTA POLVERE SOTTO IL TAPPETO




Entri in classe e cancelli dalla mente superlezione che avevi intenzione di fare. Non sei né giudice né attacchino. Ora devi decidere, e devi decidere presto e bene.
Chiedi:
Scusa, mi aiuti a capire perché hai dato uno schiaffo al tuo compagno?.
L’aggressore ti risponde: Stavo solo giocando.
E la vittima aggiunge: No, non mi sono fatto niente, era solo un gioco..
Ti viene voglia di partire con la paternale, una di quelle paternali degne del miglior lisciatore di pelo. Conti fino a dieci per non esplodere e, andando contro il tuo stesso impulso, prendi la decisione, non quella giusta, perché quella giusta è già scritta nel Regolamento d’Istituto, e tu lo sai bene. Ma tu non vuoi essere giusto. Non scriverai sul registro e non sentenzierai. Se lo farai, vuol dire che hai iniziato a vivere anche tu per default.
Sai che devi decidere presto e bene. Giocherai con i tuoi ragazzi e per i tuoi ragazzi. Il gioco del mantello che rende invisibili per concordare e negoziare regole comuni e condivise davvero, le regole della base.
Hai contato fino a dieci perché non ti senti né giudice né attacchino, hai contato fino a dieci perché irrogare sanzioni non fa parte della tua natura, hai contato fino a dieci perché non è possibile attaccare una superlezione come se nulla fosse accaduto, hai contato fino a dieci perché nessuno se la può cavare dislocando le proprie responsabilità e ora senti che la responsabilità è tua. Alla faccia delle prove invalsi.


Hai contato fino a dieci considerando che i tuoi alunni non sentono il bisogno di imparare perché sanno già come si vive. E questo glielo hai insegnato anche tu quando hai scusato la tua azione ricorrendo a principi etici, quando hai reso meno gravi le conseguenze delle tue azioni, quando hai addossato la responsabilità a quel fantomatico altro che non sei mai tu, quando hai reso meno umani i tuoi alunni, quando hai rigettato le tue responsabilità sulle tue stesse vittime. Quando gli hai insegnato il meccanismo del disimpegno morale. Lo hai fatto spesso. Gli alunni non imparano. E che cosa dovrebbero imparare? Sanno quanto gli basta e ad insegnarglielo sei stato anche tu. Se è bastato a te, basterà anche a loro.
Piccoli bulli e bulli grandi. Molta polvere sotto il tappeto.


Fermina Daza

venerdì 17 dicembre 2010

LE NON-LEZIONI di Fermina Daza


Pensavo di parlare del valore attribuito ai riti di iniziazione e di passaggio ma Pinocchio mi ha suggerito che forse era meglio occuparsi delle non-lezioni.
Guardiamolo bene il nostro Pinocchio. Con aria di sfida attende che dall'alto gli venga rivelata l’ennesima ed inutile gran verità. Il Grillo-parlante, la Fata, la Lucciolina, distanti dal suo mondo e alcune volte anche fuori tempo, seguendo un copione fisso, assimilano la ribellione a colpevolezza manifesta, puntano il dito contro l’infrazione vera o presunta, profetizzano la “giusta” punizione che si abbatterà sul reo.
Ci siamo: ecco celebrato il rito dell’educazione che cala dall’alto, il rito che prevede l’imposizione di regole fisse ed oscure, da accettare così come sono.
A Pinocchio “gabbamondo” non interessano queste verità e tanto per gradire - zac! – fa fuori il Grillo-parlante. Fuori uno, mors tua, vita mea… ma lui non credeva nemmeno di colpirlo…
Il burattino, già fin troppo umano, è uno che non si riconosce nella verità fatta di regole astratte, lui è uno tosto che trasforma in virtù l’esperienza fatta per “strada” e solo con quell’esperienza vuole conoscere.
Impossibile educarlo, allora, è perso per sempre.. il gabbamondo non accetta lezioni da nessuno. Eppure qualcuno riesce a metterlo nel sacco, basta non fare prediche. Con aria sorniona il Colombo divide le sue vecce col “terribile” e poi vola via senza farsi ringraziare. Il volatile è sceso silenziosamente a quota zero e altrettanto silenziosamente è ripartito. Una perfetta non-lezione che l'esperienza di strada è in grado di riconoscere. Bella mossa, Colombo! E’ una questione d’esempio.
Pinocchio si è autoeducato lontano dagli adulti e lontano dalla scuola. I riti di iniziazione li ha vissuti in completa solitudine o in compagnia di Lucignolo. Ma la sua è stata una scelta…