chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

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martedì 19 aprile 2011

Accendere il fuoco contro apatia, disillusione, anestesia emotiva - di Mariaserena Peterlin

Ho letto su web la riflessione di una persona che stimo molto e a cui voglio bene. Questa persona dice così: “A volte mi chiedo come sia possibile che non scoppi ogni giorno una rivoluzione. Non una rivoluzione fatta di parole e di mediocri pensatori, oramai s'è fatto tardi, ma una di quelle che oppone la carne a processi decisionali illegittimi e ingiusti. Carne. Una rivoluzione di quelle per cui la sera mi trovi ad aspettarti, con corpo e sangue, non con numeri e parole.”
Mi piacerebbe avere risposte all’altezza di questa riflessione, ma sono una persona semplice che ha solo spiegazioni parziali, semplici e da vecchio focolare. 
Quel focolare non è esistito solo nei dipinti. Mi piace immaginarlo come mito e come luogo vivo anche di esperienze narrate. Se qualcuno l’ha rappresentato per immagini è perché era anche simbolo del luogo in cui si ragionava e narrava, al riverbero della genuina fiamma rossastra del ceppo ardente nel buio della cappa piena di faville,  
La mia spiegazione da focolare è, necessariamente, sospesa tra allegoria e realismo. Io dico, fissando la mia fiamma sincera, che c’è in giro una pandemia di AAE: apatia anestetica antiemotiva. I sintomi sono: inerzia, sfiducia e lungo scontento; detti sintomi causano l’impossibilità a provare vere passioni e la sostanziale indifferenza alla propria sorte; infatti non si indaga sulle cause profonde del proprio malessere e non ci si accorge di quanto sia diffuso il contagio perché ci si adegua ad una sorte deludente ma comune (mal comune, mezzo gaudio recitava, infatti, il caminetto).  
Chi non prova passioni diventa sterile e quindi non può concepire nulla, nemmeno rivoluzioni. Le emozioni e le passioni (ed ogni nobile tensione umana) sono stati convogliati verso il privato personale oppure prudentemente, ma inesorabilmente spente.
C'è stato un tempo in cui si sfottevano i rivoluzionari imborghesiti, da salotto o sala-convegni dicendo "in caso di pioggia la rivoluzione si terrà al coperto"; inevitabilmente, copri oggi copri domani, il luogo coperto è diventato luogo privato. Nel luogo privato non si accende un fuoco comune, ma ci si accontenta di un personale plaid da ginocchia. Si esauriscono e disilludono le passioni che (eventualmente disinnescate) si vanno poi a raccontare alle defilippi, paolaperego o panicucci di turno.
Insomma la diffusione del contagio dell'AAE rende indifferenti e passivi.
Credo che, per iniziare una terapia efficace si debba ricominciare da una cura energica: la riscrittura attiva e condivisa di uno statuto morale che parli di dignità, di diritti, di bene comune. Abbiamo perso tanto tempo, e nel frattempo si fa scorpacciate di placebo; birretta con gli amici fidati, una botta di vita da w/e e via, qualche generosa manifestazione coi palloncini, tamburelli e  facce in maschera (di quelle che il vecchio Asor Rosa ha ammonito: "non sono sufficienti") magari uno spinellino sul finale, un concertone-gozzoviglia, un talk-show col predicatore-laico di turno e tutto finisce là. Dimenticavo: anche un insulto pittoresco a questo governo scarica la tensione e dà un senso di passeggero benessere, ma aggrava la malattia. Perché?
Semenzaio delle mie fragole

 Semplice: scaricare le tensioni, anestetizzare le passioni, disinnescare la ragione fa il gioco della pandemia; e soprattutto si peggiora nel caso frequente in cui "in caso di pioggia... al coperto” o anche con l'attendere con ansia la dose quotidiana di news dai media.

Perdonate lo sfogo, sono una persona semplice, e il mio mito del focolare domestico mi porta a ravvivare il fuoco, fin quando c'è legna;
 di boschi ne vedo sempre meno, ma io sono una che pianta alberi e semina fragole. Ci sono.

lunedì 2 giugno 2008

MADRI: nonostante gli psicologi


Nessuno può lanciare la prima pietra contro la mamma che ha dimenticato la sua bambina in automobile, con le conseguenze tragiche che sappiamo. Nessuno. Perché la tragedia l’ha colpita e segnata in modo irreversibile e nulla più può essere detto. Solamente l’umana pietas (che va più in là della comune eppur nobile compassione che ci accumuna nella condizione del soffrire insieme) deve ispirarci nel rivolgerle un pensiero.
Invece sgomentano le diagnosi e le opinioni degli psicologi che non si sono fatti mancare l’occasione per esprimere pareri e consulenze ed hanno sentenziato: “si tratta della sindrome della mamma acrobata: la madre acrobata coordina dal proprio posto di lavoro i passaggi del proprio cucciolo tra persone e istituzioni che la sostituiscono. E’ la paurosa metafora della nostra vita metropolitana: accadrà ancora.”
Ebbene questo non possiamo condividerlo. In questo modo si formula una diagnosi preoccupante e che potrebbe diventare una categoria in cui incasellare ben altri fatti, egoismi e sofferenze che ricadono comunque sui nostri bambini, e non solo su madri in vario modo e misura sofferenti.
Non credo sia giusto dare una definizione e una diagnosi senza indicare le cause più generali e complete di un possibile malessere di queste dimensioni e gravità.
Come possiamo sostenere che una comune condizione di vita, per quanto frenetica, assillante ed alienante conduca a simili tragedie? Se accettiamo che l’esistenza della donna contemporanea possa condurre alla sindrome della madre acrobata dovremmo affrettarci a ricostruire il nostro mondo, a smantellare tutta la realtà sociale e il ruolo delle donne nel mondo del lavoro.
Se quello che è successo è causato dal tipo di vita di relazioni e lavoro al quale si conformano oggi le donne, allora c’è molto da rifare urgentemente.
Se invece ci sono situazioni eccezionali, estreme, forse patologiche e personali (sulle quali non sarebbe giusto né pensabile qui indagare) allora si eviti di lanciare una definizione al di fuori dell’ambito strettamente medico o professionale.
Perché potrebbe accadere che i prossimi quindici – trenta giorni di talk-show televisivi (mattutini-pomeridiani-serali) vengano inondati di psicologi presenzialisti, ma non solo: soprattutto di presunte mamme-acrobata (opportunamente sfocate in video) che declameranno il loro malessere contagiandosi e impanicandosi con un effetto domino. Ci potrebbero essere interviste, confessioni, scene isteriche in diretta; e a casa ricatti e accuse e vittimismi reciproci: “Sono una mamma acrobata!”, “Ti sbagli, sono io, il padre, l’acrobata!”. E ci potrebbero essere piccoli bambini che si terrorizzano.
Con tutto il necessario rispetto dovuto a chi esercita una professione delicata, credo che la psicologia non sia una materia che si possa mandare allo sbaraglio per affidarla a opinioni o analisi, nonché diagnosi fai-da-te; e si sbaglia a volere uno psicologo dovunque, come il prezzemolo in ogni minestra.
Per controbilanciare l’effetto di queste preoccupazioni ho pensato a ben altre eroine senza sindromi.
Ho pensato, dunque, alle mamme che difendono e proteggono da sempre (ora come in passato) i loro bambini durante le guerre e le carestie, a quelle che affrontano ed hanno affrontato sciagure naturali ed epidemie o malattie e miserie personali. A quelle che sono riuscite a inventare la sopravvivenza giorno per giorno.
Ho pensato anche a un personaggio che ho sempre amato: alla protagonista del romanzo “La Storia” di Elsa Morante (forse il più straordinario libro sulla seconda Guerra Mondiale) in cui una poverissima maestra ebrea, né bella né giovane, viene violentata da un soldato tedesco ubriaco e concepisce, fa nascere e cresce tra mille paure e tenerezze il piccolo Useppe : un gracile ed epilettico figlio da nascondere e nutrire nella Roma affamata e travolta dalla guerra. E arriva fino in fondo alla sua storia senza dimenticarlo nemmeno un attimo.

Mi sono chiesta se …

mercoledì 14 maggio 2008

PROTEGGIAMO I BAMBINI



Proteggiamo i bambini

Un articolo di Maria Serena Peterlin
per Edunet BLOG
Una lettera scarlatta virtuale. Un marchio infamante colpisca chiunque insidia l’infanzia
L’avvincente romanzo di Nathaniel Hawthorne, poi tradotto in un film di discreto successo, è una denuncia dell’intolleranza, poiché la “A” scarlatta marchiava l’adultera e, se a volte poteva diventava una tragica infamia, rappresentava sempre una punizione disumana (l’adulterio, reato demodé, si risolve altrimenti).
Però, a volte e per reazione indignata, viene il desiderio di immaginare un modo di rendere immediatamente riconoscibili gli individui che si macchiano di infamie e reati violenti quali la pedofilia, l’abuso, il rapimento contro i bambini o addirittura i neonati.
Il fatto più recente accaduto a Napoli ieri sera. Ed è proprio uno di quelli che suscita orrore e sdegno .
La cronaca, e non la nostra ancestrale paura di ciò che perseguita da sempre l’immaginazione di genitori e di famiglie, registra un fatto realmente accaduto a Napoli, Via Principe di Napoli, a Ponticelli. Una rom si è introdotta in un appartamento e ha rapito una neonata dal suo seggiolone. Fortunatamente la mamma è riuscita a raggiungerla in tempo ed ha ripreso la sua bambina.
Sono fatti che non possiamo accettare, sono evidenze che smentiscono la politica, buonistica, della giustizia all’insegna del “cittadini arrangiatevi”. Sia detto chiaramente:non possiamo e non intediamo CHIEDERE di marchiare, con una lettera scarlatta la fronte di pedofili, rapitori, violentatori di bambini. Però è necessario creare intorno al nostri bambini una barriera protettiva che scoraggi al massimo l’intenzione criminosa. Se accade che anche i famiglia ci siano abusi si intervenga, perché è possibile farlo.
Ma non possiamo accettare che si continui a generalizzare e a calunniare le famiglie per proteggere i veri delinquenti. Facciamo presto.

mercoledì 16 gennaio 2008

DIECI ARGOMENTAZIONI LOGICHE su BENEDETTO XVI e gli "SCIENZIATI" della SAPIENZA

CITAZIONE d'AUTORE sulle NOTECELLULARI
Il Blogger FrankRamsey
htpp://FRANKRAMSEY.splinder.com
in un mirabile esercizio di logica confuta le 10 principali affermazioni di coloro che ritengono eticamente corretta la censura di Benedetto XVI.
da http://pratico.splinder.com/
(si ringraziano il sito del PRATICOMONDO e FRANKRAMSEY per la cortese collaborazione)

1) Il Papa non è un accademico di fama
Il Papa è un accademico di fama per la definizione stessa di fama e di accademico. Se non si condivide il suo pensiero questo non significa che si debbano cancellare le definizioni. Questo è il solito giochetto di chi ha torto e cerca di cambiare le regole del gioco per avere ragione. Ricordiamo che il medioevo è stato, in Italia, un periodo storico molto lungo e fucina di idee che ha fortemente inciso sui periodi storici successivi che, con una definizione molto approssimativa, vengono considerati non oscurantisti. Le cose stanno in un modo molto più complesso. Nel medioevo troviamo anticlericalismo, sette integraliste (condannate dalla Chiesa come eretiche) che compivano massacri nei confronti di chi non aderiva, scienziati che facevano studi che si possono considerare moderni e ciarlatani. Tutto ciò proprio come adesso. Ad esempio ciarlatani sono quelli che affermano che occorre studiare le cellule staminali da embrione per curare malattie genetiche. Se avesse la cura di sentire esperti del settore saprebbe che: allo stato attuale solo da staminali da adulti si sono ottenuti risultati, che questa ricerca è osteggiata dalle società farmaceutiche, che l’uso di cellule da embrioni fin ora non ha portato nessun vantaggio se non una riduzione della spesa nella conservazione degli embrioni utilizzati. In fondo si tratta della solita storia: si fa quello che conviene all’industria, ma non ai cittadini. Non mi sembra che il suo pensiero possa essere considerato superiore ad un qualunque Buttiglione, soprattutto considerando che non si schioda dal medioevo.

2) il processo a Galileo
Personalmente, per i guasti che ha fatto, la condanna a Galilei l’avrei fatta più pesante. Purtroppo solo nel XX secolo, grazie a logici matematici come Frank Ramsey e Ludwig Wittgenstein abbiamo capito quali errori e contraddizioni derivino dalle teorie di Galileo. All’epoca dei fatti già si subodorava l’imbroglio nel fatto che le leggi fisiche venivano derivate tramite un sillogismo errato: dal particolare all’universale, quindi se si commette un errore può essere dimostrato tutto ed il contrario di tutto.

3) la Chiesa nega l'evoluzionismo
Anche questa è una conseguenza delle idee di Galileo che, pensando il mondo in forma deterministica credeva di dimostrare che Dio non esiste. Per fortuna questo problema è aperto: nessuno può dimostrare che Dio esiste o che non esiste. Dico per fortuna perché nell’uno o nell’altro caso si farebbero polpette di chi non crede alla dimostrazione.

4) Il Papa agita ferocemente lo spauracchio del relativismo come fosse una clava
Il relativismo è lo strumento per cancellare regole del gioco facendo finta di stare al gioco. Mi spiego: tutti sono liberi di fare le loro regole e di attenersi ad esse. Ma se queste sono contraddittorie non si può far finta di niente. Il relativismo è una forma di violenza esercitata contro chi vuole attenersi a delle regole e viene costretto, con la forza o a persuasione ad attenersi a regole in contrasto con quelle che ritiene giuste per conformismo o convenienza. Mi sembra che battersi contro il relativismo sia proprio una battaglia per la libertà.

5) il Papa si oppone alla ricerca scientifica in campo biomedico
L’opposizione a certe ricerche in campo biomedico è essenzialmente un difendere chi non può difendersi (gli embrioni non hanno sindacati o partiti politici).

6) il Papa professa infondate teorie sulla nascita della vita
Le teorie scientifiche (se galileiane) sono costantemente soggette a revisione (per passaggi dal particolare all’universale: cfr il gioco della logica di Lewis Carrol). Quindi anche il Papa ha diritto a fare le sue teorie visto che ne fanno tante i cosiddetti scienziati. E non è detto che siano infondate visto che i preti di logica ne capiscono perché la studiano in seminario.

7) Il Papa rifiuta di accettare i necessari sistemi di limitazione delle nascite e di protezione dalle infezioni di natura sessuale...
I sistemi di limitazione delle nascite sono un portato della filosofia liberale dell’ottocento, condannata dalla Chiesa, in quanto partendo dal presupposto che occorre arricchire i ricchi per far mangiare i lavoratori comportava la necessità di limitare le nascite per evitare che una popolazione giovane e povera si ribellasse al potere economico composto per lo più da vecchi ricchi, viziosi e prepotenti. Il contenimento della popolazione è uno dei motivi dell’invecchiamento e del declino della società occidentale. Mi sembra che se tutti avessero pari opportunità e il modello di sviluppo non fosse quello di cercare di accaparrarsi i mezzi di produzione non si porrebbe nemmeno il problema di contenere le nascite.

8) Il Papa attenta alla laicità dello stato con la propria ingerenza...
Non ho mai visto il papa che mandasse cecchini o autobombe per fare propaganda. Piuttosto sembra che la sua grande cultura e la difficoltà di trovare nel cosiddetto mondo laico interlocutori in grado di parlare al suo livello ha generato il panico nei radicali. E si tira fuori l’ingerenza o lo si costringe a non parlare alla Sapienza.

9) il perseverare della tesi secondo la quale l'omosessualità...
Penso che non sia un reato avere l’opinione che certe situazioni siano considerate disordini. Alcuni non sono d’accordo, padronissimi. Qui si considera che non è lecito avere certe opinioni e ciò è in spregio alle libertà riconosciute dalla costituzione. Lasciamo perdere le teorie “scientifiche” per quanto sopra detto.

10) l'aver aggiunto anche la perla secondo la quale gli animali non hanno l'anima...
Non credo che sia contro ragione pensare che gli animali non hanno anima, per gli atei non l’avrebbero neppure gli uomini. Non credo che nessuno possa dare dimostrazioni scientifiche in merito. L’opinione su fatti incerti è lecita. Se i temi di un dibattito dovessero essere questi penso che sarebbe tempo perso fare un dibattito per totale carenza di informazioni e adesione a idee già dimostrate fallaci, oltre alla totale carenza di informazioni nel campo della logica moderna.
FRANKRAMSEY




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venerdì 28 dicembre 2007

La CLASSE è TORNATA

eBOOK : La classe non è . doc



Sono venuti a trovarmi quando hanno saputo dell’ebook. Sono venuti in gruppo, altri hanno inviato sms o hanno mandato saluti e messaggi.
I ragazzi della mia classe iscritta in terza nell’anno 2001-2002 e diplomatasi nel 2003-2004 hanno adesso 22 anni. Lavorano tutti, ma non tutti hanno trovato impiego corrispondente al loro diploma. Lavorano tutti, anche quelli che stanno facendo l’università. Tranne Gabriele che ha preso la Laurea breve in tecnico di radiologia da un mese ed aspetta il primo lavoro. Ovviamente sono perversamente fiera di tutti, e soprattutto di quelli che, con un diploma tecnico, adesso studiano scienze storiche o filosofia. Non è una novità perché quasi tutte le mie classi hanno avuto dei laureati in lettere, compreso Michele Lapiccirella che mi veniva a trovare dicendo ironico: ”Lo sai vero che hai fatto dei danni? Perché la colpa è tua se mi sono iscritto a lettere…”
Insomma non esibisco volentieri i sentimenti; ma qualche volta i sentimenti tracimano e allora è giusto rassegnarsi e lasciarsi navigare sulle onde increspate dalla tenerezza. Hanno telefonato e insistito, organizziamo noi. Allora ho risposto, venite da me. Sono venuti ed hanno voluto portare loro la pizza. E con la pizza un bellissimo mazzo di fiori, due bottiglie di vino del nonno di Davide, e una bottiglia di rosso speciale (questo lo deve bere la professoressa ha sentenziato Nick).
Non sono regali scontati. I miei ex selvaggioni non erano tipi da regalo né da fiori: tantomeno da fiori con un significato. “Matteo! spiegale tu!” hanno intimato al filosofo, e lui senza esitazione né imbarazzo ha spiegato: “Il girasole perché noi giriamo intorno a lei, gli iris per l’amicizia, il tulipano perché ci stava bene, e la rosa rossa… perché la rosa rossa ci voleva insomma!”
Insomma sì! Li ho abbracciati: tanto più alti e imponenti di me, così uguali e così cambiati. La tavola era apparecchiata con qualche piccolo antipasto; si sono tolti i giacconi e si sono dati subito da fare: Riccardo e Matteo hanno messo in tavola la pizza e siamo stati benissimo. Parlato, ricordato, riso. Poi ho fatto la sorpresa: ho tirato fuori la carta geografica dell’Europa della loro aula. Sottratta al macero perché ridotta com’era dalle loro incursioni e decorazioni sarebbe stata eliminata. Me l’ero presa l’ultimo giorno di scuola con loro. E’ indescrivibile: ci sono nomi di città modificati, disegni, scritte, risultati di partite, esclamazioni del loro lessico scolastico etc. Praticamente commossi ma soprattutto divertiti se la sono rimirata e studiata come tornati ragazzini. Poi hanno sparecchiato e pulito tutto. Sono andati sul terrazzo a fumare qualche sigaretta e se ne sono andati portando via il sacchetto della spazzatura. (Ci pensiamo noi!)
Mi è venuta in mente la sera della festa di fine d’anno del quinto anno estate 2004; sempre affettuosi e divertenti, ma con qualche trasgressione che ha lasciato tracce non proprio signorili a casa della collega.
Invece a casa mia sono stati perfetti. Ma con me, dopo il travolgente inizio del primo anno in terza sono stati sempre “diversi”. E io con loro sono sempre stata diversa.


Perché non esiste un modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi.
E sono contentissima che sia andata così. Basta.
Ho detto davvero troppo stavolta.

mercoledì 12 dicembre 2007

Da FIORONI a GARIBALDI e ritorno

Da Fioroni a Garibaldi (e ritorno)
L'incauto navigatore che percorrendo l'ampio oceanico web decidesse di approdare per una sosta culturale ristoratrice presso il sito della Pubblica Istruzione (il portale per l'autonomia e l'innovazione, recita, modestia a parte, l'intestazione di Viale Trastevere) cliccando su http://www.pubblica.istruzione.it/
verrebbe accolto dal sorriso ben pasciuto in grisaglia grigioperla e cravatta azzurro-laziale del principale inquilino. Ma se, non contento se ne addentrasse nei seni e nei golfi e, ancor non pago si inoltrasse con vero sprezzo del pericolo nella baia della sezione studenti http://www.pubblica.istruzione.it/studentionline/ si imbatterebbe immediatamente in tempestosi guardiani dal nomi inequivocabili: Sezione legalità, Sezione bullismo, Sezione costituzione (tutte attive e cliccabili) e da una modesta Sezione diritto allo studio non ancora attivata.

Se l'austera atmosfera non l'avesse ancora scoraggiato a sufficienza, l'avventuroso web-nauta potrebbe essere tentato dall'esplorare le Ultime notizie e in particolare la -Proposta alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna “Garibaldi. Il mito” -
Ed ecco aprirsi al suo sguardo l'accogliente e bella scritta rossa a caratteri x-large : Dal mito alla Superba - Garibaldi e Genova Proposte alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna: "Garibaldi. Il mito" -
Sissignori. Garibaldi. Il mito.
Seguono dettagliati programmi articolati e distinti per tipi di scuole : Elementari, Medie e Superiori. Con illustrazione degli itinerari, dei pranzi al sacco e, in caso di pioggia, in uno spazio coperto e così via.
Niente di sorprendente, niente di negativo. Considero la visita di studio un evento positivo e utile all'esperienza socio-affettiva e culturale dei ragazzi. Rimane da chiedersi se sia educativo storicamente corretto proporre con tanta naturalezza la definizione di "Mito" per la complessa figura di Garibaldi. Se sia corretto sponsorizzare quella mostra in quella determinata città e prospetticamente orientarla a quella visione storica. E rimane da chiedersi se nelle centinaia di altre belle città italiane (Venezia, Ferrara, Napoli, Firenze etc) manchino spazi, eventi, occasioni.
Garibadi e basta invece... ma perchè?


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venerdì 7 dicembre 2007

La scuola è bocciata? Io boccio i dirigenti.

DIRIGENTI SCOLASTICI : tutto ok?
Mi è stata chiesta un'opinione sul recente rapporto OCSE in base al quale la scuola Italiana risulta una delle ultime in classifica. Ho notato che quando a parlare di scuola non sono né gli insegnanti, né i cosiddetti esperti o addetti lavori vengono alla luce problematiche importanti di solito marginalizzate nei luoghi deputati dell'Istruzione Pubblica. Invece nel mondo del lavoro (ma anche nell’Università) si sostiene che la nostra scuola è molto costosa ma fabbrica “somari”. Fioroni se la cava applicando alla scuola la definizione di "ascensore sociale", ovvero egli afferma che se la scuola permettesse di ottenere un buon posto di lavoro, allora il desiderio di studiare aumenterebbe.
Fioroni omette di ricordare a se stesso (Ministro della Repubblica) che anche un ragazzo colto, preparato, pieno di buona volontà e con un buon voto di Diploma o di Laurea si trova di fronte alla realtà di:

1. livellamento al basso delle retribuzioni (matematico o ingegnere, letterato o aspirante avvocato, perito industriale o ragioniere … le retribuzioni si aggirano, quando va bene, intorno ai 1000-1200 euro al mese)
2. condizione di incertezza del futuro.
3. Precarietà di lavoro per tutti: giovani e adulti, lavoratori con o senza esperienza.
Per cui il suo "ascensore" ci appare come una delle tante percezioni che solo il suo (a)dorato pince-nez riesce a captare.
Ma è vero che anche il mondo della scuola non sempre guarda lontano. Infatti nei consigli di classe o nei collegi docenti si parla di solito di andamento didattico-disciplinare, di modalità di recupero di debiti formativi, di quanti giorni concedere per la gita o, se proprio si va sul difficile, della formazione classi e della distribuzione dei soldi del Fondo di Istituto.
Ma poco o nulla affatto ci si occupa dell'utilità dei curricula ai fini della professionalizzazione dei diplomati di scuole tecniche
Per questo può accadere che un osservatore più neutro, non scolastico riesca a mettere in evidenza questioni considerate meno importanti, ma che invece risultano molto pertinenti rispetto ai risultati dell'istruzione e non soltanto al processo in atto. Vi è poi la questione, fondamentale quanto mai, della valutazione dell'opera dei docenti.
Un eventuale giudizio negativo sulla classe docente non va generalizzato, così come per altre categorie. Ma una analisi onesta, che desideri un miglioramento della situazione della scuola, deve svelare apertamente e senza reticente un antico guasto causato dalle conseguenze provocate dal tipo di reclutamento del personale docente avvenuto dagli anni 74-75 in avanti. In quel periodo, per esser chiari, si è iniziato ad assumere gli insegnanti "ope legis" e non, come prima, per selezioni tramite severi concorsi cattedre. Questa prassi ha avuto effetti peggio che negativi sulla qualità dell'insegnamento. A partire dal 1974 tutti abbiamo assistito, dall'esterno o dall'interno del sistema scolastico, all'immissione in ruolo (a regime torrentizio) di colleghi che finalmente entravano in ruolo per...anzianità di supplenza.…
Qualcuno era ottima persona preparata e seria, altri invece erano stati più volte bocciati ai concorsi e sono riusciti ad ottenere abilitazioni con corsi speciali e non per esami.
Allora: vogliamo rimettere esami per tutti, o solamente per gli studenti settembrini?

Attualmente quel sistema di reclutamento sembra chiuso, e speriamo che rimanga così.
Infatti la qualificazione dei docenti che seguono il biennio di perfezionamento delle SSIS possiede certamente serietà e credibilità molto più concrete.

A scuola ho spesso anche io desiderato che sul lavoro dei docenti ci fosse una verifica competente ed equilibrata. Il più delle volte l'intervento di un bravo dirigente può migliorare la situazione davvero.
Ma, tolte le dovute eccezioni, qual è e dov’è il BRAVO DIRIGENTE?
Al di là della solita difesa corporativa e di categoria, al di là degli arroccamenti su sussiegose posizioni di privilegio, al di là delle nomine, anche queste perseguite ed ottenute con corsi speciali o per la solita procedura ammuffita e avvilente e che mi permetto di definire quella dell’anzianità di supplenza (da vicepreside nominato dal dirigente a preside incaricato per anzianità e titoli vati a corso di formazione concorso riservato …) al di là di tutto ciò dove sono lo smalto del leader, la competenza del manager, la capacità di gestire le situazioni del dirigente di qualità dotato di spessore culturale e passione didattica?
Spesso si sente dire che sarebbe necessario "licenziare" i fannulloni o gli incapaci. Non demonizzo una simile ipotesi perchè, come in molti campi (del pubblico impiego in particolare), è frustrante, per chi lavora seriamente, vedere accanto a sé imbroglioni che si portano a casa uno stipendio immeritato mentre dovrebbero essere per lo meno retrocessi a compiti di minore ricaduta sociale. Però prima o contemporaneamente (io preferirei "prima") si dovrebbe intervenire sui DIRIGENTI scolastici che percepiscono ottimi stipendi, aggiungono a questi le prebende dei progetti e di altre attività, ma non si occupano o non sanno gestire le attività didattiche, non sanno motivare e distinguere come dovrebbero, anzi.Per molti dirigenti un buon insegnante è semplicemente uno che tiene le classi in silenzio e si presenta agli scrutini con un congruo numero di insufficienze ben distribuite: attenzione però, insufficienze come 4 o 5 con cui non si boccia...Perchè bocciare è una grana che nessuno di questi soloni arcigni e pigri vuole davvero affrontare.
E il cerchio si chiude..



sabato 1 dicembre 2007

Notturno dinamico

Notturni, come flussi paralleli,
corrono umani imprigionati e soli
avvolti nelle plastiche lamiere.
Vettori sotterranei e anonimanti
dove il respiro la sua sosta trova
tra scosse, allunghi e strappi di ripresa.

Note le strade sconosciuti i volti
scorrono sulle ruote, ma i colori
sembrano oblique luci azzurreggianti.
Il neon scolpisce quelle facce chine.
Le teste ciondolanti e rassegnate
dove sta rinserrato ogni destino.

In superficie scorrono le strade:
oblunghe luci di fanali inquieti
scorrono perlustrando sull'asfalto:
cercano forme note e ansiose voci.

Subito sfreccia un treno indifferente,
dentro altre teste ciondolanti inani
sembrano noncuranti, ma ciascuno
segretamente un porto al cuore cerca.

lunedì 19 novembre 2007

QUESTE OSCENE AUTOPSIE SBANDIERATE


Ammettiamo pure che il diritto dovere di cronaca sia indiscutibile.
Ammettiamo anche che il diritto all'informazione sia blindato.
Ammettiamo altresì che la verità vada detta sempre.
Aggiungiamo che rifiutiamo l'ipocrisia edulcorata.
Agguantiamo il fatto e svisceriamolo pure.

Ma io credo che ci sia un limite.

L'autopsia di Meredith è una pratica indispensabile, dovuta e rigorosa.
La raccolta dei reperti, delle prove, dei frammenti, delle impronte, dei fili, dei peli, delle lievi tracce di qualunque materiale organico è un atto necessario e scientifico che nessuno si sogna di contestare.

Ma il resoconto giornalisticodelle, mi si scusi, tracce rilevate sulla carta igienica usata da un eventuale stupratore, la raccolta di frammenti e liquidi e dna sui tamponi e i prelievi effettuati su una salma già violata e straziata, ma che, un attimo prima era pure una bella, fiorente, giovane, vitale e (forse anche, come tutti i ragazzi) imprudente creatura del nostro tempo, ebbene questo ed altro mi sembra troppo.
Mi sembra morboso, violento, osceno.
Mi sembra imbecille volgarità

Si trovi, per una volta, e al più presto chi ha ucciso.
E magari si eviti che qualche collegio avvocatizio difensivo da tribunale-caimano riesca a farlo o farla discolpare.
Ma smettiamola di uccidere le vittime.


Mariaserena

domenica 18 novembre 2007

NEWS ORGANIZZATE E MEDITATE da Note cellulari


Amo le news, perchè liberan la mente

NEWS...dalla TV
1. Isola Famosi : Concorrente si arrampica. (adesso siamo tanto più felici)
2. Che tempo che fa: Aperta la sezione ARCHEO: ospiti M.Buongiorno e A.Venditti
3. GT1 : Ragazzi Basta merendine (Assestato un colpo mortale al bullismo: vogliamo proprio vedere se hanno il coraggio di rubare la torta allo yogurt della mamma salutista … !)

News ...dai Quotidiani Italiani


Napoli: Vietato di fumare anche nei Parchi in presenza di donne incinte bambini: (Il Vesuvio è avvertito)
Napoli
: Guerra contro i parcheggiatori abusivi (Non fermarsi mai, non spegnere mai il motore, lo smog è vita)
Thomas P.Schioppa : Tredicesime tagliate. (Te piaceva ‘o presepe?)


Cronaca rosa e storie d’amore : Rosy & Olli - Frasi da galera : Se per disgrazia trovano qualcosa, ti processano e ti danno l’ergastolo - dice Olindo Romano a Rosa Bazzi - se invece confessi, hai le attenuanti e il rito abbreviato. Dici la verità, che la moglie non c’entra niente ti ha fatto solo l’alibi ecc., ecc... E non becchi niente... (Te piaceva ‘a coltellata…?)