chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

mercoledì 12 dicembre 2012

Il caimano ridens, il coccodrillo lacrimans e noi, le prede


Indurre la frustrazione fa parte della strategia del potere, ossia della cosiddetta casta o meglio del potere ramificato e complesso che ci può dominare, anche psicologicamente, usando i media, i nostri sentimenti, la nostra irrazionalità, il legittimo desiderio di benessere e felicità. Non a caso il caimano reveniens torna agitando, insieme alla dentiera luccicante, il vessillo di una crisi che sarebbe psicologica e superabile e con lo slogan che il fiducioso buonumore (e a quello ci penserebbe lui a botte di velinazze) tornerà ed avremo soldi da spendere.
Ma non dovremmo dimenticare di chiederci: che je frega, al caimano, del popolo dei cittadini vessati dai balzelli e dai ricatti delle spese e dei bisogni, delle famiglie normali, degli esodati, dei licenziati, dei precari, dei malati, degli emarginati?
Il caimano è un predatore, questo caimano è un predatore ridens anche se, non nascondiamocelo, c’è a chi piace.
Però esistono anche caimani austeri, probi, sobri e mesti: di quelli che, dopo averti ben ben sbocconcellato, lacrimano come il fratello maggiore, il coccodrillo.
Infatti è vero che in natura, e tra noi, ci sono i predatori e i predati, ma è bene avere chiaro che per difendersi dai predatori bisogna individuarli e capire bene chi sono, e soprattutto non illudersi che un predatore ci possa difendere da un altro suo simile. Un coccodrillo non ci difenderebbe da un caimano, e un potenziale predato si suiciderebbe se, per difendesi dal lupo, si rifugiasse presso la volpe.
Caimani a parte, noi siamo trattati, e ci siamo lasciati trattare, da anni e decenni, come polli e galline: siamo stati chiusi in gabbie mentali e sociali ed allevati per la carne e le uova. Forse anche per le scadenti piume. Ci siamo praticamente abituati al cibo della gabbia: ci hanno infatti somministrato tanto becchime mediatico e terrore dell’altro che pensiamo di non poter fare più a meno né dell’uno né dell’altro. Abbiamo un frenetico bisogno di nutrirci di due fondamentali elementi: notizie manipolate e indifferenza ed odio verso il diverso.
Per imbrogliarci meglio, inoltre, ci hanno fatto identificare il diverso con categorie precise, facendoci dimenticare che il diverso, fondamentalmente, non è tale solo per razza, religione o orientamento sessuale, ma anche perché sostiene ed elabora un pensiero non conformato, non convenzionale, libero dal condizionamenti: non da pollaio insomma. E quel cibo ora ci sembra amaro.
Ma non siamo polli e galline, anche se a volte qualcuno si comporta come tale. Siamo umani sapiens, pensanti, potenzialmente nati liberi e dobbiamo riprenderci la libertà per ritrovarne il sapore, o almeno quel margine possibile di libertà da cui ricominciare.
Soprattutto non possiamo pensare che una libertà qualsiasi ci sia data in dono da un caimano ridens o in dote da un coccodrillo lacrimans come premio per essere sfuggiti dai denti aguzzi di suo cugino.Nessuno può chiamarsi innocente se non si oppone ai predatori; per opporsi ci sono tanti modi, ad esempio anche rifiutarsi di accettare il modello sociale e di consumo dominante, smettere di non pensare, rifiutarsi di dipendere dall’attesa del becchime delle notizie manipolate.
Non è per niente facile essere non allineati, ma è necessario.
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