chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

venerdì 1 aprile 2011

(modeste) le fonti del sapere, della conoscenza, dell'apprendimento - di Mariaserena Peterlin

Oggi affronto un tema complicato dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose. Presunzione vana? Se mi fermassi a questa domanda, comincerei uno di quei valzerini oziosi, autoreferenziali ed inutili che allietano la nostra sopportazione.
In realtà quanti di noi possono conoscere tutto de il se e il come si apprende? Io sento di dover fare la mia parte di tentativo.

- Te la do IO la conoscenza!
Per chi non si è confrontato a fondo con l’esperienza di rappresentare ad altri (recalcitranti di default) un sapere che a noi appare chiaro da capire e importante da apprendere, il mio tentativo appare forse velleitario.
A questo proposito è bene ammettere che siamo tutti disposti a riconoscerci uguali nella diversità, ma non a procedere nel cammino della conoscenza accettando di confrontarci con altre forme o procedure di comprensione e apprendimento.
Apparteniamo a una cultura (che consideriamo valida, soddisfacente ed accreditata) e spesso rifiutiamo di apprenderne una diversa.
Questo non è un problema a meno che non si pretenda di imporre la nostra a tutti. Ben più brutale e vano sarebbe, inoltre, non solo imporne i contenuti, ma anche il modo e il tempo con cui trasmetterne della conoscenza.
La questione che io pongo non riguarda, stricto sensu, quelli che, nel campo dell’istruzione, potremmo definire il “programma di studio” o “l’ordine degli studi” .
Nessuna persona di buon senso può pensare di cancellare di colpo una convenzione necessaria poiché è evidente che per essere preparati a diventare avvocati, medici, tornitori o cuochi e così via non può fare a meno di acquisire un bagaglio competenze che mettano sulla buona strada per ottenere dei risultati e non far danni.
Rifletto invece sulle “fonti del sapere e della conoscenza” ragionando non su quello che ma sul come e mi riferisco ad un contesto generale di apprendimento, come quello attuale, in cui la fonte a cui si abbevera chi è chiamato ad apprendere è, sempre più frequentemente, mediata e presto potrebbe essere quasi esclusivamente il web.
Ripeto: dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose rilevo una serie di miei dubbi anch’essi bassi ma radicati.

Il primo è già espresso: è ragionevole ipotizzare come risolutrice un’unica fonte a cui dissetarsi (pur se prodigiosa, ricca, sorprendente e di solito attendibile)?
Il secondo dubbio è più un timore: l’istruzione è palesemente chiamata, dall'alto e nei fatti, a rinunciare alla maieutica, un'arte peraltro già troppo spesso ignorata dagli insegnanti di ogni ordine di istruzione. Si ricusa, cioè, quella forma di attento adattamento del bravo maestro all’ascoltar-dialogando col pensiero altrui che sa guidare senza prevalere e incoraggia a trovare un pensiero proprio: una ricchezza personale benefica alla collettività che sarebbe nocivo perdere. Si svaluta dunque l’Arte pedagogica anti-violenta per eccellenza.
Il terzo dubbio è che possa accadere che questa globale autostrada del sapere e dell’informazione assorba talmente il tempo e la curiosità da non lasciare abbastanza curiosità e tempo per quella meravigliosa esperienza che sono le scoperte casuali (intese nel senso più ampio possibile).
Una scoperta casuale può infatti riguardare tutto, da un nostro talento mai coltivato, a una altra persona, un fenomeno, un fatto, un’esperienza, un sussulto, una poesia e via dicendo.
Un esempio in breve: se rovisti in un catalogo di biblioteca alla ricerca di un autore o di un argomento (che libidine gli schedari per autori e per soggetto…) puoi imbatterti, sfogliando sfogliando, in qualcosa che non sapevi esistesse; ma allo stesso  modo se esci a passeggio in un luogo sconosciuto o se guardi con occhi diversi le solite cose puoi trovare, purché tu sia recettivo e curioso un motivo di interesse da coltivare. Ancora: se un ricercatore (di qualunque materia) sta seguendo, in modo originale, aperto, curioso, dubitativo una sua pista gli può accadere di incrociare o scoprire anche casualmente un dettaglio inatteso che lo devia altrove, ma lo porta a risultati importanti per tutti.
Allora mi chiedo: quanto è intelligente un motore di ricerca nel selezionare le risposte alle voci che noi digitiamo nell’apposita casella?
Non sto proponendo un ritorno a metodi di ricerca manuale lentissimi, sto solo interrogandomi dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose e ragionando sul fatto che il pensiero individuale va preservato in ogni modo possibile. Sto notando che nella scuola (e in generale nel modo di comunicare sapere) la maieutica è già stata praticamente archiviata in favore dell’omologazione delle forme, dei tempi e dei modi di apprendimento, e che accade sempre più spesso di trovare le stesse citazioni o gli stessi concetti espressi e proposti come se fossero originali.
Sarebbe importante invece valorizzare l’uso delle fonti e farne esperienza originale e non mediata. Credo che le fonti vadano preservate e indicate come la genuina sapienza da cui iniziare, dissetati, un cammino proprio.
Anche a costo di cavarne l’acqua come da un pozzo; tirandola su con una cigolante carrucola.

pozzo nel deserto (Immagine da web)
Cigola la carrucola del pozzo, 
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
                          Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide.
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