chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

martedì 4 gennaio 2011

GIANNETTINO & Co. di Fermina Daza



Allora i ragazzi, indispettiti di non potersi misurare col burattino a corpo a corpo, pensarono bene di metter mano ai proiettili, e sciolti i fagotti de' loro libri di scuola, cominciarono a scagliare contro di lui i Sillabari, le Grammatiche, i Giannettini, i Minuzzoli, i Racconti del Thouar, il Pulcino della Baccini e altri libri scolastici: ma il burattino, che era d'occhio svelto e ammalizzito, faceva sempre civetta a tempo, sicché i volumi, passandogli di sopra al capo, andavano tutti a cascare nel mare.Figuratevi i pesci! I pesci, credendo che quei libri fossero roba da mangiare, correvano a frotte a fior d'acqua; ma dopo avere abboccata qualche pagina o qualche frontespizio, la risputavano subito facendo con la bocca una certa smorfia, che pareva volesse dire: "Non è roba per noi: noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio!" (Pinocchio, cap. XXVII)

A Collodi stava stretta la fama di pedagogo: ne è talmente scontento che fa finire in mare dei bestseller scolastici. Tra i manuali che vengono distrutti ci sono anche il “Giannettino” e il “Minuzzolo”, due opere a scopo educativo scritte dal Collodi stesso dietro commissione dell'editore Paggi.


Giannettino e Minuzzolo sono due ragazzi volenterosi che hanno però in odio la scuola e corrono il rischio di essere fuorviati dalle cattive compagnie. L’educazione li trasformerà in ragazzi perbene destinati a non deludere mai le aspettative degli educatori. Costretto dal suo editore, Collodi propaganda un modello di ragazzo perbene in cui non crede fino in fondo. Nei confronti dei maestri, poi, Collodi è più che amaro: “I pedagoghi e i maestri di scuola, queste macchie nere e malinconiche che rattristano l’orizzonte sereno della prima fanciullezza”

Le sue simpatie vanno a quanti non rivolgono mai domande a scopo istruttivo e difendono prima di tutto e soprattutto la selvaggia libertà personale.

Collodi, in aperto contrasto con i metodi educativi del suo tempo, indirizza una lettera aperta al ministro Coppino, promotore della legge sull’obbligo scolastico, in cui si chiede“se quest’obbligo in tutti di sapere almeno leggere e scrivere sia veramente un bene o un male” e conclude con un’affermazione che suona come una provocazione “rispettiamo gli analfabeti”.
In un altro scritto rincara la dose ed afferma che la scomparsa dell’infanzia è legata alla moderna cultura del leggere.

Una società ove viene praticata la scolarizzazione obbligatoria, dovrebbe tenere in debito conto le resistenze infantili all’apprendimento. E’ questo il messaggio di Collodi. Messaggio su cui riflettere.
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