chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

domenica 20 marzo 2011

NO WAR - RIPUDIAMO LA GUERRA, TUTTE LE GUERRE

Elsa Morante lo dedica "all'unico pubblico che ormai sia forse capace di ascoltare la parola dei poeti"

Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

I padri costituenti sono stati illuminati e saggi quando hanno scritto l’articolo 11 che dà, come molti altri, prestigio alla nostra Carta Costituzionale. L’hanno scritto ispirati e forti di una coscienza plasmata anche dalla comune tragedia della II guerra mondiale e delle sue lunghe e terribili conseguenze pagate con il sangue di troppe vite umane.
Quella tragedia li aveva, come sappiamo, profondamente coinvolti, aveva segnato per sempre le loro vite personali ma anche quelle dei popoli trascinati nel conflitto.
Lungi, infatti, dall’ideare un libro dei desideri, hanno scritto dando voce e anima anche a quei nostri morti (i morti sono sempre di tutti) che ci ammoniscono ancora.
Leggendo l’Articolo 11 non si ascoltano dunque solo le buone e oneste voci di maestri di vita, ma dovremmo sentire invece la voce di chi ha pagato innocente o di chi ha provato cosa significa la disperazione della guerra.
Eppure noi non li stiamo ascoltando.
Ma opporsi alla guerra è necessario.
Le ragioni di chi ha voluto l’attacco sulla Libia sono tante, ma la guerra non si evita cercando di prevalere con altrettante, più o meno forti, ragioni.
La guerra, come ci hanno insegnato i padri della Costituzione della Repubblica Italiana, deve essere evitata ripudiandola, ossia rifiutandola per un principio che è baluardo di civiltà.
Dobbiamo evitarla e trovare gli strumenti per farlo. Dovremmo accorgerci dell’inganno nascosto dietro la falsa soluzione dell’entrata in guerra.
Sappiamo che l’inutile strage, non risolve le controversie internazionali, ma le estende; che sconvolge equilibri imperfetti, ma ne crea altri; che i vinti non si pacificheranno e che gli eventuali vincitori non scamperanno alle vendette.
Sappiamo che non saranno i popoli a giovarsi della guerra e che i nostri figli (anche i figli dobbiamo sentirli di tutti) possono essere tra i giustizieri come tra le vittime. Perché accettare tutto questo?
Sappiamo che si decide di iniziare un conflitto a tavolino, ma che si chiude (seppure lo si chiude) contando i morti.
Perché dobbiamo ancora una volta subire le logiche dell’interesse, dell’intolleranza, dell’ingiustizia, del razzismo, del massacro e non attuare vie diplomatiche?
Perché rinneghiamo la voce della nostra Costituzione?
Ma se la ragione non è ascoltata proviamo ad ascoltare la voce delle vittime, una voce  che parla al cuore. O ma molti uomini non hanno più cuore? 
Noi, invece, lo abbiamo. 

20 marzo 2011, Maria Serena Peterlin
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