chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

venerdì 29 gennaio 2010

SCUOLA PUBBLICA - PRIMA CHE IL CIGNO CANTI - SOS ISTRUZIONE



Quinta Aut El 1989 Ricci
La discussione sulla pratica dell’insegnamento dell’Italiano L1 ha avuto l’effetto di una cartina di tornasole. Costatiamo di avere un grosso problema che però non ha, ormai è evidente, la connotazione attribuita dai media, né quella che lamentano i genitori o che l’esasperazione motivata degli insegnanti fa esplodere anche concitatamente.
E’ emersa un’ipotesi diversa e ben più inquietante: esiste una strategia. La mette in luce un appassionato intervento di Gianni Marconato che riferisce e commenta una discussione aperta nel Ning La scuola che funziona sulla didattica dell'Italiano con un brillante intervento di Antonio Saccoccio e sul progetto di una scuola per il futuro a cui stiamo lavorando.

Aggiungo dunque qualche considerazione su un’ipotesi di reazione.
·      La realtà comunicativa attuale è cambiata così velocemente che è difficile per tutti i non giovani relazionarsi al cambiamento
·      La crisi culturale è anche crisi politica e politica dovrebbe essere la soluzione, ma la gestione di questa crisi è in una fase delicatissima esposta ad abbordaggi e interessi non dichiarati e non lascia prevedere, allo stato attuale, svolte intelligenti ed illuminate.
·      Chi descrive come disastrosa la situazione fa riferimento a un genere di vecchie competenze passatiste e comunque anacronistiche, ma soprattutto fornisce subdoli e apparentemente inoppugnabili  strumenti contro la classe insegnante che viene pesantemente svalutata. (cui prodest?)
·      La classe insegnante subisce e mostra oggettivamente logoramenti di vario genere ed origine, ha punti di debolezza vistosi, non reagisce e quando lo fa si aggrappa al passato peggiorando la situazione.
·      Le famiglie ( questo è un punto dolentissimo) che leggono e ascoltano gli allarmanti bollettini sul fronte della disfatta linguistica, o di altre discipline, sentono minacciato seriamente il futuro dei loro figli. Sintomatica è la frase che tutti abbiamo recentemente letto : “che futuro possono avere questi giovani che non sanno l’ortografia?”. Inoltre sono sbandierate anche altre diagnosi: la povertà lessicale e sintattica dimostrano disagio mentale, ignoranza, incapacità di relazione, esclusione dal mondo produttivo. È ovvio che tutto ciò generi panico e rabbia nei genitori che subito puntano il dito contro la scuola pubblica. È ovvio dunque che il dialogo GENITORI-SCUOLA sia sabotato pesantemente e ormai quasi impossibile!
·      Quale altro termine di paragone, quale modello di scuola, più rassicurante e efficace hanno infatti in mente i genitori? Naturalmente quello della stessa scuola che hanno frequentato loro. Stimando dunque che i genitori abbiano un’età adulta compresa tra i 30 e i 55 anni circa dobbiamo risalire all’incirca alla scuola del periodo tra gli anni 60 e gli anni 80. A questo punto le famiglie chiedono un ritorno ad un modello didattico-formativo del passato che, così come ha educato e formato loro presumono possa tornare utile ed efficace anche ai figli.
·      L’alternativa insinuata, allora, è una “privata” anche perché è la stessa ministro che sottolinea in ogni occasione possibile che occorre elevare la qualità  della scuola pubblica (sottintendendo che è insufficiente) non fa mancare lodi alla privata
·      E infatti cosa propone la politica Miur&Gelmini attualmente per dare il colpo di grazia alla Scuola Pubblica?
a)  Un oscuro e generico ritorno al passato (dal grembiule in su)
b)   prove di verifica della validità dell’insegnamento nella scuola pubblica, ma basate su competenze omologate, uniformi, validate da Organismi esterni alla scuola e conformate a un modello culturale obsoleto.
 Ed ecco dunque le forze in campo.
Da un lato una scuola potata, tagliata, svilita e, permettetemi il termine, sputtanata da media e opinionisti.
Dall’altro lato una task force (MEDIA+MIUR+PRIVATI) sostenuta da una parte di opinione pubblica fortemente orientata e suggestionata dal potere politico-mediatico e che ormai apertamente chiede la testa della scuola pubblica.

Che fare?
1.  Svelare questa trama perversa è la prima cosa.
2.  Delineare e dare evidenza al lavoro della SCUOLA CHE FUNZIONA e delle nostre proposte, delle nuove idee che dimostrano come sappiamo entrare in sintonia con i nuovi tempi e i nuovi bisogni del mondo giovanile.
3.  Rendere chiaro che una riforma che non viene dal mondo della scuola sarà una inevitabilmente contro la scuola e contro gli insegnanti e quindi contro i cittadini. In altre parole sarà anche una riforma contro il diritto allo studio e contro la democrazia e la libertà.
4.  Parlare, dialogare, diffondere il messaggio alle famiglie.
Possiamo e dobbiamo ancora tentare questa strada. Genitori e studenti devono e possono comprendere e valutare le conseguenze di questa manovra che è contro la scuola, ma soprattutto è contro i cittadini e il futuro dei giovani cittadini. E’ una manovra che crerebbe nuove caste e nuove esclusioni sociali, che svaluterebbe per decenni la nostra cultura. La collaborazione è vitale.
5.  Occorre dunque ribaltare la logica scellerata che ci viene imposta e mettere in chiaro i termini della questione. Proviamoci.
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