chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

lunedì 12 aprile 2010

Parlano male, scrivono peggio di Mariaserena Peterlin






"Signori dell’istruzione, Opinionisti degli old media, Signori Linguisti filo-manzoniani buongiorno.
Il mal di pancia periodico sulle carenze linguistiche dell’attuale generazione digitale è diventato una colica initerrotta.
Lo schema è sempre lo stesso: hanno un vocabolario ridotto a 20 parole (di cui 10 di puro slang o codice demenziale), vanno male a scuola e la colpa è di new media.
Evabbè.  
Facile, come bere una camomilla corretta zucchero. 
E tutto resta come prima. 
Loro “ignoranti” e voi con le vostre sentenze miopi, ma inesorabili nel dare la colpa a qualcun altro.
Non interverrei se non frequentassi  ragazzini e bambini che parlano un bellissimo italiano nonostante leggano ancora soltanto i libri di scuola e qualche favola, nonostante facciano scorpacciate (contingentate) di cartoons,  nonostante già a sei-sette anni leggano e scrivano al pc e facciano videogiochi e sappiano già mandare messaggini col cellulare usando il T9.
Eppure non sono pochi questi ragazzini che a 6-7 anni o poco più prendono in mano un i-Phone e dopo dieci minuti ti guardano con comprensione dicono: poi ti insegno, tranquillo; ma (se li ascolti) ti raccontano anche con frasi elaborate e complesse piene di congiuntivi e condizionali al posto giusto e di aggettivi smaglianti, cosa hanno fatto a scuola, quali sono i giochi fatti coi compagni, quali sono i loro desideri e riflessioni.
Ragazzini che ti chiedono come e perchè di tante cose e glielo devi spiegare dettagliatamente, abbracciandoli se serve.
Secondo me la differenza tra un bambino /adolescente con 20 parole e un bambino/adolescente che parla e si spiega (ed è capace di una dialettica spietata) è semplice: l’educazione non si delega. Nemmeno alla scuola, nemmeno ai libri.

Non si impara a parlare e a scrivere dai libri.
Mettere un libro in mano a un ragazzino e dirgli “leggi” è un risultato  o un obbiettivo, non un inizio né una strategia.
Ma che ve lo dico a fare?

PS: Manzoni per farsi leggere risciacquò i suoi panni in Arno. I vostri non vi sembrano grigi e puzzolenti? Immergeteli nel fiume del reale quotidiano. Ahh… che bellezza.
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