chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

mercoledì 16 dicembre 2009

Professione Insegnante & COMUNICAZIONE

Proprio in queste ore la politica è stata richiamata ad abbassare i toni, ma non lo fa. Da quando il chiasso e la gazzarra fanno più audience della comunicazione riflessiva e pacatamente argomentata siamo tutti chiamati a fare il ruolo della plebe arringata dal tribuno di turno. Ma non è detto che anche noi dobbiamo accettare di essere solo comparse in azione telecomandata.
Il modo della scuola potrebbe invece uscire dalle Sale insegnanti e dai Consigli di Classe con un proprio modello di comunicazione rinnovato ed efficace. Non ci mancano gli strumenti né le competenze per farlo e potremmo, anche in tempi medio-brevi, verificarne l’efficacia.
Alcuni argomenti della scuola sono d’interesse non soltanto didattico, ma anche sociale ed, indirettamente, politico intendendo per politico ciò che si può essere attinente alle relazioni tra cittadini e con lo stato.
Mi riferisco ad esempio all’argomento: “analfabetismo di ritorno" attualissimo ed oggetto di sondaggi, di interventi e di commenti mediatici e non.
Argomento che sfiora, anche se molto lateralmente, l'attuale convegno della Dante Alighieri sul ruolo della lingua italiana in età risorgimentale e su quale ho postato una mia Nota su fB, anche per vedere cosa dice la ggente" e i risultati sono stati interessanti. La nota si intitola Polemiche (preistoriche) sull'analfabetismo di ritorno .
Non ho invitato a leggerla (taggando) nessuno, tranne Gianni Marconato confidando nel suo ruolo di osservatore.
Su fB la situazione comunicativa è interessante perchè possono intervenire tutti, anche genitori, studiosi ed esperti non presenti altrove, sui blog o sui forum, ma anche colleghi-amici, studenti e così via. La discussione si è subito avviata ed il tono è stato sempre corretto: vivace e riflessivo, i contenuti ricchi di contributi.

Sono consapevole che si tratta solo di un piccolo esperimento personale, ma sono ormai molti mesi che verifico situazioni analoghe a questa anche su argomenti diversi; mi sembra dunque di poter dire che quando ci poniamo in modo aperto e franco ma anche disponibile all’ascolto, senza deflettere dalle nostre ragioni ma essendo pronti a comprendere quelle degli altri, allora otteniamo risultati utili e, perché no? rasserenanti.
Essere insegnante è un po’ come scegliere uno stato irreversibile, lo si è (sovente) per sempre: questo ha conseguenze positive: siamo attenti, aggiornati, curiosi e forniti di solide basi culturali; ma siamo anche (parlo per me…) portati a fare un po’ sempre lezione. Questo non aiuta e anzi allontana chi tenta di seguirci o interagire.
Per fortuna non siamo politici, non abbiamo sul collo il fiato del consenso da ottenere anche, come dicevo sopra, cavalcando l’eccitazione popolar-mediatica. Dunque possiamo essere un modello importante.
Mi spiace sempre quando affermiamo qualcosa e poniamo come prova “l’ha detto anche il giornale X o Y”. Mi spiace perché, facendo così, abdichiamo al ruolo (socialmente modesto, ma culturalmente essenziale) di Magister.
Come insegnanti dovremmo riprendercelo.
Perché no?
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