La Testa Pensante: Pinocchio impiccato perchè non sa "gestire" il denaro: Potenza del denaro e dell'avidità Gli "assassini" sanno attendere, ma il povero Pinocchio rischia di morire; anche per ignoranza? Do...
chi sono
Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.
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lunedì 19 dicembre 2011
giovedì 27 ottobre 2011
Opportunità diverse & generazioni a confronto - di Mariaserena
ecco perché, secondo me, è necessario che ognuno si chiami in causa da solo...
Accanto a me che scrivo tempestando la tastiera c’è il lettino del mio secondo nipotino che dorme. Guardo il suo sonno meraviglioso (quale altro aggettivo potrei usare, e vorrei anche mettere la M maiuscola) e non posso non chiedermi se anche lui finirà nel trita cervelli in cui tanti, troppi giovani e meno giovani sono dolcemente finiti.
Spero di no, spero che l’anima umana rimanga almeno per i bambini, spero che arrivi una svolta e si torni ad alzare la schiena, a togliere gli occhi da troppi display, per levare gli occhi alle stelle.
Ma se anche non arrivasse, e non la spero a breve, mi chiamo responsabile di quello che accadrà in futuro e mi chiedo guardando la culla: cosa sono i bambini? Mattoni da inserire in un muro in mezzo ad altri mattoni uguali o da livellare, scalfire, limare perché si adattino al singolo spazio che gli è destinato?
No, non sono mattoni. Ma lo diventeranno. Dipende da ciascuno di noi.
Accanto a me che scrivo tempestando la tastiera c’è il lettino del mio secondo nipotino che dorme. Guardo il suo sonno meraviglioso (quale altro aggettivo potrei usare, e vorrei anche mettere la M maiuscola) e non posso non chiedermi se anche lui finirà nel trita cervelli in cui tanti, troppi giovani e meno giovani sono dolcemente finiti.
Spero di no, spero che l’anima umana rimanga almeno per i bambini, spero che arrivi una svolta e si torni ad alzare la schiena, a togliere gli occhi da troppi display, per levare gli occhi alle stelle.
Ma se anche non arrivasse, e non la spero a breve, mi chiamo responsabile di quello che accadrà in futuro e mi chiedo guardando la culla: cosa sono i bambini? Mattoni da inserire in un muro in mezzo ad altri mattoni uguali o da livellare, scalfire, limare perché si adattino al singolo spazio che gli è destinato?
No, non sono mattoni. Ma lo diventeranno. Dipende da ciascuno di noi.
Avari e prodighi, illustrazione di Giovanni Stradano (1587) per la Divina Commedia, Inferno, Canto VII "Mal dare e mal tener lo mondo pulcro ha tolto loro, e posti a questa zuffa: qual ella sia, parole non ci appulcro" |
Quello che è successo negli ultimi 40 anni è dipeso dall’attuazione di un progetto di demolizione che ha colpito sia la cultura sia l’istruzione, sia, e soprattutto, la trasmissione del sapere pragmatico e sociale insieme ai valori fondanti ogni singola nostra famiglia, comunità, paese e città.
Quello che è successo è sotto gli occhi, ma si distoglie lo sguardo e si reagisce dicendo “che possiamo fare?”.
Si può fare pochissimo se vogliamo farlo comodamente, ossia senza spostare nulla nello schema rassicurante, confortevole pur se miserabile in cui siamo precipitati.
Si può fare quello che hanno fatto i nostri predecessori (dai nonni in su, risalendo all’indietro) se fossimo capaci di dare anche vita e sangue per le nostre libertà e le nostre dignità. Ma già, le parole vita e sangue disgustano a meno che non se ne parli in un rassicurante approfondimentoda talk-show in cui la sigla incornicia chiude ogni storia tra saccenti e scosciate di turno.
Perché questo mio amaro scontento?
Si può fare pochissimo se vogliamo farlo comodamente, ossia senza spostare nulla nello schema rassicurante, confortevole pur se miserabile in cui siamo precipitati.
Si può fare quello che hanno fatto i nostri predecessori (dai nonni in su, risalendo all’indietro) se fossimo capaci di dare anche vita e sangue per le nostre libertà e le nostre dignità. Ma già, le parole vita e sangue disgustano a meno che non se ne parli in un rassicurante approfondimentoda talk-show in cui la sigla incornicia chiude ogni storia tra saccenti e scosciate di turno.
Perché questo mio amaro scontento?
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lunedì 15 agosto 2011
I pare(r)i di Perpetua n.3 - la gallina e il cuore che gronda sangue - di Mariaserena Peterlin
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| I PARE(r)I di Perpetua |
Per lei il televisore non è un oggetto del demonio, anzi non le dispiace, quando è stanca, sonnecchiare lievemente mentre guarda qualche programma di cucina; un po’ di svago ci vuole e si impara anche una ricetta nuova.
Ma da qualche giorno Perpetua ha visto qualcosa che non le piace per niente.
Ecco perché è inquieta.
È successo che in tv viene replicato continuamente un filmato in cui un tale con un pezzo di moquette bordeaux in testa parla da un microfono dicendo che il suo cuore gronda sangue perché adesso mette le mani in tasca agli italiani. Perpetua si è stretta bene il grembiale alla vita e ha controllato. Nelle sue tasche ci sono le chiavi, una matita per fare la lista della spesa e i conti, un fazzoletto e un rametto di spiga di lavanda che sa di buono.
Cosa può vuolere quel tale? Cosa le viene a prendere? Il salario che lei lo lascia nel cassetto chiuso a chiave?
Mentre rimugina queste cose Perpetua va prendere la gallina che ha ammazzato e spennato e si mette a prepararla per il brodo: "…gli tirerei il collo, come alla gallina, pensa a questi tipi col pelo tinto sulla testa che ci vengono a raccontare del cuore che gronda! Provassero a venirmi a mettere le mani in tasca! Gli spezzo le dita col battilardo! Dice che gli gronda sangue dal cuore, se gli si dà retta tra un po’ dirà che il suo amico, quello con gli occhialetti lì accanto, con la faccia da rubagalline, dirà che a casa sua ci sono anche statue che piangono. E poi quale altra balla pretenderanno di imbastire? Di andare ad inzuppare spugne e fazzoletti nel sangue che sgorga dal cuore esulcerato per vedere se si ripete (come per San Gennaro) il miracolo? Dolce Cuor del mio Gesù perdonami, ma …
E poi perché dicono che si piangerà tutti? Ma chi", si chiede ancora Perpetua che ha lavato due gambi di sedano, pulito una carota e sta pelando la cipolla per il brodo, "chi piange davvero?"
Errare è umano, ma dubitare pure. Ecco perché mentre pulisce il tavolo della cucina e raccoglie gli scarti Perpetua butta l’occhio su uno dei fogli di carta (che qualcuno deve aver stampato dal computer) e che lei usa sempre per pulire i vetri prima di gettarli nella raccolta differenziata.
La carta porta una intestazione: Gazzetta Ufficiale del 13 Agosto.
Perpetua inforca gli occhiali, si asciuga, col grembiale, la fronte accaldata dal pentolone del brodo e, sedutasi, legge:
"5. Restano esclusi dall'applicazione dei commi 3 e 4 il personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari, la Presidenza del Consiglio, le Autorita' di bacino di rilievo nazionale, il Corpo della polizia penitenziaria, i magistrati, l'Agenzia italiana del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa vigente, nonche' le strutture del comparto sicurezza, delle Forze armate, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e quelle del personale indicato nell'articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.”
"Ecco qua come stanno le cose!" borbotta Perpetua, "Per quel che capisco io il tizio della tv vuole far piangere quelli come me, ma quelli come lui quando piangeranno davvero?
Stia in guardia perà, che se mi capita a tiro gli faccio fare la fine della gallina, altro che cuore che gronda sangue.
Teniamoci pronti!"
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venerdì 12 agosto 2011
Il pareo di Perpetua n.2 e la percezione del superfluo - di Mariaserena Peterlin
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| Il pareo (o il parere) di Perpetua 2 |
Ebbene sì, Perpetua s’interroga anche sulla crisi. Perpetua non nutre timori reverenziali verso le regole imposte dall’Unione Europea e tanto meno si fa impapocchiare da terminologia e lessico finanziari. Per lei le vendite allo scoperto possono essere al massimo le merci esposte dalle bancarelle dei mercatini, la sorveglianza sulla volatilità consiste nei suoi tentativi di impedire ai colombi di devastarle il balcone, l’anti-dumping una qualche diavoleria da discoteca, il fatturato una superstizione da cui liberarsi in confessionale, lo shopping cinese nell’UE una qualche invenzione di imbonitori da cui guardarsi con attenzione (genere Wanna Marchi). Perpetua pensa che Dow Jones e Nasdaq possano essere i nomi di eroi dei cartoni animati americani.
Insomma lavora tutto il giorno e manda avanti la baracca Perpetua, bada dunque al sodo e non al superfluo.
Già il superfluo.
Perpetua ha le idee chiare anche in proposito. Ha visto per strada un cartello pubblicitario in cui si proclamava che “il lusso è un diritto” e si è indignata. Il lusso è come l’ozio ha pensato con brutale concretezza (la stessa con cui spazza la cenere dal suo camino o raddrizza i maleducati). Se l’ozio è il padre dei vizi, ha ragionato Perpetua, il lusso è un suo parente, roba da gente che non sa cosa sia il necessario. Roba vanitosa per chi non si è mai degnato di prendere una scopa in mano o di lavorare non fin che suona la campanella dell’orario, ma fino a quando c’è da fare.
Perpetua bada ai fatti suoi.
Però quando ha sentito un tale, in TV, che parlava di dismissione del personale, di esigenza di tagliare le pensioni, e di scelte di maggior rigore e quindi di necessità di sacrificare il superfluo Perpetua si è fatta diffidente. Il lavoro, ha pensato torvamente, non è mai stato qualcosa di superfluo, ma è un diritto e una necessità di utilità sociale. Si è sempre saputo (e mio nonno lo diceva, continuava Perpetua) che chi non lavora è o un pelandrone, o un malato o un poveraccio non un “dismesso”. Nemmeno la pensione, poi, non è una cosa superflua, ha ragionato ancora Perpetua. La pensione sono i soldi che ci hanno sempre prelevato con le tasse dalle nostre paghe e che, quando diventiamo vecchi, servono ad arrivare modestamente alla fine. E le scelte di maggior rigore cosa sono se non il quotidiano fare i conti con i soldi che non bastano mai e i ticket che crescono?
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| I pare(r)i di Perpetua |
A questo punto Perpetua si ricordò di una frase che la sua maestra le aveva spiegato a scuola: era la frase di un certo Machiavelli, Niccolò le sembrava si chiamasse. Roba antica e affidabile. E quella frase diceva “Gli uomini dimenticano più facilmente ….” beh, per non sbagliare si mise a rovistare tra i suoi libri e trovò la citazione che cercava:
“Debbe non di manco el principe farsi temere in modo, che, se non acquista lo amore, che fugga l'odio; perché può molto bene stare insieme esser temuto e non odiato; il che farà sempre, quando si astenga dalla roba de' sua cittadini e de' sua sudditi, e dalle donne loro: e quando pure li bisognasse procedere contro al sangue di alcuno, farlo quando vi sia iustificazione conveniente e causa manifesta; ma, sopra tutto, astenersi dalla roba d'altri; perché li uomini sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio. Di poi, le cagioni del tòrre la roba non mancono mai; e, sempre, colui che comincia a vivere con rapina, truova cagione di occupare quel d'altri; e, per avverso, contro al sangue sono più rare e mancono più presto.”
Ecco dunque! Poche balle, ha deciso Perpetua ripiegando il pareo a pois rossi; altro che superfluo e altro che lotterie! Qui si dismette il lavoratore, ma non ci si astiene dalla roba d’altri, ossia quella del popolo.
Meglio stare in guardia e tenere le cose in ordine, la casa pulita e il mattarello a portata di mano. Anzi, ha stabilito, “vado a dare una spolverata a quel mattarello lungo da tagliatelle, potrebbe servire a spazzolare qualche testa fumosa.
Teniamoci pronti.”
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