chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

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giovedì 16 ottobre 2014

Per il futuro


Coltiva il futuro

Non perderne memoria
ma nutrila e coltiva
ogni germoglio sano
di queste nostre piante;
pota i succhioni infidi
che rubano la linfa.
Mantieni sano il frutto.

venerdì 7 ottobre 2011

Alla libertà e al futuro - di Mariaserena Peterlin

foto di Mariaserena


Al futuro

L’anima si ripiega
e in silenzio si chiede
se, secca ogni parola,
non convenga il silenzio.

Replicare al banale
rintuzzare l’ottuso
rispondere al volgare ciarlare
oggi in uso ecco il dubbio:
conviene?

Oppure forse è meglio
che si scelga un silenzio
più burbero d’un tuono
che attenda a fulminare
più chiuso d’una vena
d’acqua profonda e tersa
che attenda di sgorgare?

Nel dubbio ascolta i suoni
l’anima dubitosa
di musica a cascate,
riscopre quei colori
stracci di fine estate.

Chi giudica e s’indigna
sceglie il rumore ed alza
una bandiera o insegna?
Ma cosa rappresenta
un grido o uno sbeffeggio
che impreca al male e peggio?

Chi tace e pensa al dopo
invia segnali chiari,
tracce segnate appena
su un’erba o su un’ondata
di mare in libecciata:
orme di una stagione
che fu la nostra estate
colorata di rosse
bandiere appassionate
dal lavoro e il pensiero
e non da un tanfo nero.

lunedì 13 giugno 2011

Per un mondo salvato dai ragazzini





Quando l'educazione dei ragazzini e dei bambini (dei fanciulli si sarebbe detto un tempo) funziona, allora si trasmettono, anche impegnandoli e divertendoli, valori importanti. Mi è venuto in mente cercando, e trovando, su Youtube questo bel video di cui aggiungo, copia-incollando, le relative notizie:

Caricato da  in data 14/mag/2010
La Grande Orchestra e coro (400 ragazzi) della scuola secondaria di primo grado di Castenaso -Bologna ( non ad indirizzo musicale) hanno eseguito sabato 9 giugno 2007 al palasport di Castenaso il brano di musica popolare Sciur padrun da li beli braghi bianche. Dirigono e suonano Pier Carlo Bechis e Roberta Rossi. Elaborazioni, trascrizioni e arrangiamenti per orchestra scolastica di Pier Carlo Bechis


Ed ecco il bellissimo profetico, attualissimo testo preso da wikisource. Ho evidenziato in rosso una strofa davvero rosso-giustizia sociale! Grazie.
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
A scüsa sciur padrun
sa l'èm fat tribülèr
i era li prèmi volti
i era li prèmi volti
a scüsa sciur padrun
sa l'èm fat tribülèr
i era li prèmi volti
ca 'n saiévum cuma fèr
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
Prèma al rancaun
e po' dopu a 'l sciancàun
e adés ca l'èm tot via
e adés ca l'èm tot via
prèma al rancaun
e po' dopu a 'l sciancàun
e adés ca l'èm tot via
al salutém e po' andèm via
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
Al nostar sciur padrun
l'è bon come 'l bon pan
da stér insëma a l'érsën
da stér insëma a l'érsën
al noster sciur padrun
l'è bon com'è 'l bon pan
da stér insëma a l'érsën
al dis - Fé andèr cal man -
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
E non va più a mesi
e nemmeno a settimane
la va a pochi giorni
la va a pochi giorni
e non va più a mesi
e nemmeno a settimane
la va a pochi giorni
e poi dopo andiamo a cà
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
E non va più a mesi
e nemmeno a settimane
la va a poche ore
la va a poche ore
e non va più a mesi
e nemmeno a settimane
la va a poche ore
e poi dopo andiamo a cà
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
Incö l'è l'ultim giürën
e adman l'è la partenza
farem la riverenza
farem la riverenza
incö l'è l'ultim giürën
e adman l'è la partenza
farem la riverenza
al noster sciur padrun
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
E quando al treno a scëffla
i mundèin a la stassion
con la cassiétta in spala
con la cassiétta in spala
e quando al treno a scëffla
i mundèin a la stassion
con la cassiétta in spala
su e giù per i vagon
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà
Quando saremo a casa
dai nostri fidanzati
ci daremo tanti baci
ci daremo tanti baci
quando saremo a casa
dai nostri fidanzati
ci daremo tanti baci
tanti baci in quantità
Sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi fora li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi
fora li palanchi ch'anduma a cà

venerdì 3 giugno 2011

Per Maria - Giochi e dipingi, con i fiori - di Mariaserena Peterlin

DIPINGERE COI FIORI POESIA
Dipingere la gioia, con i fiori

Dipingi con i fiori, e il colore s’avviva
di petali premuti sulla carta,
e trasformati in segni
da dita intelligenti.
Il gioco è bello, vario
e certo non fa male:
cogliamo dal balcone
i fiori un po’ appassiti
e solo qualche foglia
di salvia profumata.
Una petunia giace
sola e incontaminata
sul foglio imbizzarrito
da cuori e ghirigori
che la tua mano traccia,
puntigliosa bambina.

Profumano i colori: di rosa
solo tre petali, rubati da un bel boccio,
nasturzi petulanti, la foglia di lattuga
già un poco rovinata
e su tutto risplenda
la spiga di lavanda
col suo profumo mite
ma persistente e amico.

La vita si colora
del tuo splendido viso,
mia piccola tiranna
a te cedono i fiori
e volentieri, io credo,
ti donano i colori.

lunedì 25 aprile 2011

Liberare l'apprendimento

Scuola prescrittiva/senza alternativa?

Le proposizioni interrogative J espresse da Andreas Formiconi  (e a cui risponde anche …affamati,curiosi,folli… “Ma che cosa vi hanno fatto da piccini? Che cosa ci hanno fatto? Quando eravamo bambini facevamo tante domande. Usciti da scuola siamo terrorizzati di fare domande. Sicuro che vada tutto bene? Come facciamo a produrre poeti mirabili, esploratori coraggiosi, ricercatori brillanti, diagnosti acuti, in queste condizioni? E non stanno forse spiegando a tutto il mondo, i guru dell’economia e della tecnologia, che il futuro della società sta tutto nella capacità innovativa? Come facciamo a innovare se siamo terrorizzati di uscire dal seminato proprio negli anni che dovrebbero essere caratterizzati dal massimo ardimento?”

Proprio così, i piccini fanno tante domande: domande insistenti, curiose, sorprendenti, singolari, destabilizzanti. A volte sono gli stessi genitori a trovarle fastidiose e a  provvedere, tra tv e nintendo a sedare il piccino rompino. Poi completa l’opera proprio la scuola che toglie per sempre, al troppo curioso, il vizio perché il ragazzino domandoso è fastidioso non solo all’insegnante ma anche ai compagnucci perbene (e ai loro genitori prontamente informati). Se lui poi interloquisce è maleducato. Se addirittura interrompe o contesta l’insegnante ed insiste a voler essere preso in considerazione lo si classifica come ipercinetico o affetto da altra patologia e … si chiede il sostegno. No, certamente non si deve generalizzare. Ma a me è capitato che un collega di chimica abbia detto ad una mamma che suo figlio era handicappato perché “non sapeva stare fermo” e “disturbava la lezione”. Lo stesso collega si vantava in consiglio di classe del perfetto silenzio che riusciva ad ottenere in classe e delle “domande a raffica” che lui rivolgeva durante le interrogazioni. Insomma da piccini, e non solo, si perde il vizio di chiedere. A me, tanti anni fa, hanno insegnato a “non far domande chè potresti fare brutta figura…”
Però devo dire che non possiamo crogiolarci nel sangue delle ferite del passato. C’è un pericolo molto spiacevole in agguato ed è quello dell’autocommiserazione. Se da piccini ci hanno condizionato è pur vero che, giunti ad età adulta, e soprattutto giunti nell’età del massimo ardimento si deve reagire e imparare a vedere il mondo e i rapporti umani con i propri occhi. E quindi l’invito ad “uscire dal seminato” è un insegnamento da prendere molto sul serio. Abbandoniamo il signorsì e i bavagli mentali; liberiamo l'istruzione e abbandoniamo le caserme.

sabato 23 aprile 2011

Il silenzio imposto dalle certezze - di Mariaserena Peterlin



Il silenzio imposto dalle presunte certezze è come un opaco film di plastica che soffoca il pensiero e lo scambio di idee. E' un silenzio della mente a cui si impedisce di ascoltare perché le si trasmentte la paura delle parole dell'altro. Penso che dove si giudica e dove si proclamano certezze assolute, di quelle che si pretende di imporre a tutti senza né logica né uso di ragione, non c'è, non c'è mai stata e non ci sarà cultura. 
Non può esservi per il semplice motivo che chi giudica ed ha certezze assolute della cultura se ne infischia e pratica la prevaricazione nelle sue diverse forme. 
Una prevaricazione, ad esempio, è quella di far credere che non serve conoscere, ma basta esserci e possedere. 
La cultura, però, non è una meta che si possiede e su cui si sta come un territorio coloniale conquistato, ma è un processo in atto ed in evoluzione; le certezze e le sentenze invece sono come le lapidi che commemorano il passato e sostituendolo al progetto di futuro.

venerdì 1 aprile 2011

(modeste) le fonti del sapere, della conoscenza, dell'apprendimento - di Mariaserena Peterlin

Oggi affronto un tema complicato dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose. Presunzione vana? Se mi fermassi a questa domanda, comincerei uno di quei valzerini oziosi, autoreferenziali ed inutili che allietano la nostra sopportazione.
In realtà quanti di noi possono conoscere tutto de il se e il come si apprende? Io sento di dover fare la mia parte di tentativo.

- Te la do IO la conoscenza!
Per chi non si è confrontato a fondo con l’esperienza di rappresentare ad altri (recalcitranti di default) un sapere che a noi appare chiaro da capire e importante da apprendere, il mio tentativo appare forse velleitario.
A questo proposito è bene ammettere che siamo tutti disposti a riconoscerci uguali nella diversità, ma non a procedere nel cammino della conoscenza accettando di confrontarci con altre forme o procedure di comprensione e apprendimento.
Apparteniamo a una cultura (che consideriamo valida, soddisfacente ed accreditata) e spesso rifiutiamo di apprenderne una diversa.
Questo non è un problema a meno che non si pretenda di imporre la nostra a tutti. Ben più brutale e vano sarebbe, inoltre, non solo imporne i contenuti, ma anche il modo e il tempo con cui trasmetterne della conoscenza.
La questione che io pongo non riguarda, stricto sensu, quelli che, nel campo dell’istruzione, potremmo definire il “programma di studio” o “l’ordine degli studi” .
Nessuna persona di buon senso può pensare di cancellare di colpo una convenzione necessaria poiché è evidente che per essere preparati a diventare avvocati, medici, tornitori o cuochi e così via non può fare a meno di acquisire un bagaglio competenze che mettano sulla buona strada per ottenere dei risultati e non far danni.
Rifletto invece sulle “fonti del sapere e della conoscenza” ragionando non su quello che ma sul come e mi riferisco ad un contesto generale di apprendimento, come quello attuale, in cui la fonte a cui si abbevera chi è chiamato ad apprendere è, sempre più frequentemente, mediata e presto potrebbe essere quasi esclusivamente il web.
Ripeto: dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose rilevo una serie di miei dubbi anch’essi bassi ma radicati.

Il primo è già espresso: è ragionevole ipotizzare come risolutrice un’unica fonte a cui dissetarsi (pur se prodigiosa, ricca, sorprendente e di solito attendibile)?
Il secondo dubbio è più un timore: l’istruzione è palesemente chiamata, dall'alto e nei fatti, a rinunciare alla maieutica, un'arte peraltro già troppo spesso ignorata dagli insegnanti di ogni ordine di istruzione. Si ricusa, cioè, quella forma di attento adattamento del bravo maestro all’ascoltar-dialogando col pensiero altrui che sa guidare senza prevalere e incoraggia a trovare un pensiero proprio: una ricchezza personale benefica alla collettività che sarebbe nocivo perdere. Si svaluta dunque l’Arte pedagogica anti-violenta per eccellenza.
Il terzo dubbio è che possa accadere che questa globale autostrada del sapere e dell’informazione assorba talmente il tempo e la curiosità da non lasciare abbastanza curiosità e tempo per quella meravigliosa esperienza che sono le scoperte casuali (intese nel senso più ampio possibile).
Una scoperta casuale può infatti riguardare tutto, da un nostro talento mai coltivato, a una altra persona, un fenomeno, un fatto, un’esperienza, un sussulto, una poesia e via dicendo.
Un esempio in breve: se rovisti in un catalogo di biblioteca alla ricerca di un autore o di un argomento (che libidine gli schedari per autori e per soggetto…) puoi imbatterti, sfogliando sfogliando, in qualcosa che non sapevi esistesse; ma allo stesso  modo se esci a passeggio in un luogo sconosciuto o se guardi con occhi diversi le solite cose puoi trovare, purché tu sia recettivo e curioso un motivo di interesse da coltivare. Ancora: se un ricercatore (di qualunque materia) sta seguendo, in modo originale, aperto, curioso, dubitativo una sua pista gli può accadere di incrociare o scoprire anche casualmente un dettaglio inatteso che lo devia altrove, ma lo porta a risultati importanti per tutti.
Allora mi chiedo: quanto è intelligente un motore di ricerca nel selezionare le risposte alle voci che noi digitiamo nell’apposita casella?
Non sto proponendo un ritorno a metodi di ricerca manuale lentissimi, sto solo interrogandomi dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose e ragionando sul fatto che il pensiero individuale va preservato in ogni modo possibile. Sto notando che nella scuola (e in generale nel modo di comunicare sapere) la maieutica è già stata praticamente archiviata in favore dell’omologazione delle forme, dei tempi e dei modi di apprendimento, e che accade sempre più spesso di trovare le stesse citazioni o gli stessi concetti espressi e proposti come se fossero originali.
Sarebbe importante invece valorizzare l’uso delle fonti e farne esperienza originale e non mediata. Credo che le fonti vadano preservate e indicate come la genuina sapienza da cui iniziare, dissetati, un cammino proprio.
Anche a costo di cavarne l’acqua come da un pozzo; tirandola su con una cigolante carrucola.

pozzo nel deserto (Immagine da web)
Cigola la carrucola del pozzo, 
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
                          Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide.