chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

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sabato 17 febbraio 2018

L'insegnante non ferma al casello


Con l'enfatizzazione della meritocrazia la scuola è di fronte a qualcosa di più di una sfida, è di fronte al confronto con vincoli imposti e che incidono anche sui criteri di valutazione, ma soprattutto determinano un  mutamento radicale dei suoi obbiettivi educativi che non sono mai giudicare per la vita, ma porsi momento per momento, tappa per tappa il problema di confrontare ciò che ha prodotto verso i suoi studenti con ciò che gli studenti restituiscono in termini di apprendimento.
Infatti sollecitando gli insegnanti ad adottare criteri meritocratici si va a modificare le finalità stesse dell’educazione tra le quali non vi è il misurare il merito ed attribuirgli un potere, ma lo stimolare e far crescere quelle doti che, in un tempo successivo a quello scolastico, possono costituire alcuni degli elementi che compongono il merito del singolo.
Le conseguenze ricadono anche sul profilo professionale dell’insegnante che, a questo punto, dovrebbe  discutere, riaffermare e riappropriarsi della propria specificità diversa, specialmente in considerazione delle partizioni delle fasce di età della scuola primaria e dell'obbligo scolastico, dalle logiche delle strutture produttive del mondo del lavoro. Insomma insegnare è insegnare a percorrere itinerari e a riconoscere i segnali, non è fermare al casello per esigere un pedaggio.

sabato 25 maggio 2013

Insegnare: avvicinandosi per tappe


E' difficile spiegare l'emozione che si prova quando, insegnando, si ottiene il risultato sperato. In questi casi  è come aver raggiunto un traguardo attraverso l'impegnativa tappa di una lunga scalata, un cammino di accostamento graduale.
Le lezioni di letteratura, di cui ho un po' d'esperienza, mi costringevano, prima di poter condurre gli studenti a una comprensione corretta, a seguire quasi sempre, una lunga rotta circolare o meglio a spirale.
I miei ragazzi, che avrebbero voluto  capire in fretta per ottenere un voto, avrebbero voluto andar per le spicce e mi assediavano: avrebbero voluto subito delle definizioni; e da qui le domande: "Ma cos'è il Romanticismo? cos'è il Verismo? Perché c'è un pessimismo manzoniano e un leopardiano e perché sono diversi? Perché realismo e verismo sono due correnti e nello stesso periodo c'è anche il decadentismo?"
Partendo dal loro contesto (o sostrato, o conoscenze pregresse) assolutamente estranei al linguaggio, ai concetti filosofici e alla percezione stessa della complessità, a volte necessariamente ambigua, di alcuni concetti propri della letteratura, non era proprio possibile dare risposte secche; da Bignami, per capirci.
E inoltre io rifuggivo da quelle nozioni-definizioni che loro avrebbero anche imparato volentieri a memoria, ma senza capire.
Per cui prendevo tempo per girare intorno alla questione dipanandola, facendo leggere testi, suscitando discussioni, cercando correlazioni, attualizzando e talvolta scherzandoci un po' sopra.
Ad un certo momento  scattava qualcosa. Uno studente, o una studentessa alzavano la testa dal solito diario su cui per giorni aveva continuato a scribacchiare e istoriato sigle e colori, disegnini e messaggi e tvb, e dicevano: "ho capito!"
E di solito avevano capito davvero. Occorre ammettere che percentuale di successo difficilmente arrivava alla totalità; ma anche chi non riusciva ad entrare in piena sintonia, per lo meno evitava equivoci e soprattutto la banalizzazione di ciò che banale non può essere.

Quello era, anche per me, il momento del sospiro di riconoscimento. E non potevo non sorridere, anche se avrei preferito anche baciare in fronte la pioniera (o il pioniere) della classe.
Dopodiché il pioniere riusciva anche a fare , insieme a me, da sherpa, alleggerendo il mio carico nel condurre verso la vetta provvisoriamente raggiunta i compagni.

Un vertice si può raggiungere mediante una spirale? Perché no?

mercoledì 31 agosto 2011

eBook - I miei Lucignoli


INTERPRETAZIONI DI SCUOLA E DIDATTICA

Rulfo, un mio lontanissimo alunno, scrisse in un tema “La scuola non dovrebbe essere materiale, ma sentimentale.” Concetto che, pur espresso con una certa primitiva ingenuità, è però ancor oggi vicino ai pensieri di molti ragazzi.
Le discussioni sulla scuola possono essere molto serie e pervase di intenzioni scientifiche. Ma io non mi sento scientifica.
Ciò che risponde alla ricerca di sentimento da parte dell'alunno Rulfo, che oggi ha una piccola galleria d'arte moderna, è in realtà la ricerca di un rapporto non fondato tanto sullo scambio di prestazioni io insegno- tu impari- io verifico, quanto invece su una interrelazione utile e corretta di interessi, di pensieri, di considerazioni critiche, di espressione di ciò che si pensa. In questa interrelazione troverà spazio anche la pratica didatticamente necessaria del io insegno- tu impari- io verifico.
Inoltre il confronto, tra studenti e insegnante non è necessariamente generatore di emozione: ma è una disposizione serena e razionale dell'anima al confronto stesso; da questa disposizione dell’anima le emozioni non sono escluse, ma l'insegnante deve controllarle e tenerle a freno con la ragione.
Altrimenti scatta in lui la ricerca della popolarità presso gli studenti, della
soddisfazione professionale, del gradimento, del successo scolastico e si rischia di non tener conto dei tempi e delle percezioni dei ragazzi.
Alcuni affermano che la didattica è trasmettere conoscenza. Il punto è, però: come?
Tutto è didattica a scuola: compreso come ti vesti, come entri dal portone, come cammini, come li saluti. Io mi imponevo di entrare in classe sempre in classe sorridendo (anche con l'emicrania, il collare per l'incidente stradale ecc) e di guardarli negli occhi.
E se non sorridevo, si preoccupavano. Che cià oggi pressorè? Non è che ce l'ha con noi, vero?
Ero solennemente arcigna solo in occasione di feroci rimproveri (che non sono mancati), ma non ho mai "chiuso" con nessuno. Tutto è didattica: anche il colore della matita per le correzioni, il modo di passare tra i loro banchi, il caffè mandato a prendere dall'alunno affidabile. E tuttavia ho certamente sbagliato molte cose ed è tardi per le giustificazioni.
Sono certa, però, che la scuola non mi ha reso peggiore. Anzi.
Per questo, la … rifarei e quando leggo le e mail che mi arrivano dei miei ex (di più vent’anni fa...) confermo le mie scelte e le mie idee.


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nel link c'è un'anteprima del testo