chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

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giovedì 29 settembre 2011

Comma ammazza blog


Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata #noleggebavaglio

Aderisco all’invito di valigiablu a diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, il cosiddetto ammazza-blog. Pubblico dunque, come molti altri nella Rete, l’articolo di Bruno Saetta che spiega con precisione perché questa norma sia inaccettabile.
Continua a leggere … sul blog di Andreas Formiconi. Grazie.

lunedì 25 aprile 2011

Liberare l'apprendimento

Scuola prescrittiva/senza alternativa?

Le proposizioni interrogative J espresse da Andreas Formiconi  (e a cui risponde anche …affamati,curiosi,folli… ) “Ma che cosa vi hanno fatto da piccini? Che cosa ci hanno fatto? Quando eravamo bambini facevamo tante domande. Usciti da scuola siamo terrorizzati di fare domande. Sicuro che vada tutto bene? Come facciamo a produrre poeti mirabili, esploratori coraggiosi, ricercatori brillanti, diagnosti acuti, in queste condizioni? E non stanno forse spiegando a tutto il mondo, i guru dell’economia e della tecnologia, che il futuro della società sta tutto nella capacità innovativa? Come facciamo a innovare se siamo terrorizzati di uscire dal seminato proprio negli anni che dovrebbero essere caratterizzati dal massimo ardimento?”

Proprio così, i piccini fanno tante domande: domande insistenti, curiose, sorprendenti, singolari, destabilizzanti. A volte sono gli stessi genitori a trovarle fastidiose e a  provvedere, tra tv e nintendo a sedare il piccino rompino. Poi completa l’opera proprio la scuola che toglie per sempre, al troppo curioso, il vizio perché il ragazzino domandoso è fastidioso non solo all’insegnante ma anche ai compagnucci perbene (e ai loro genitori prontamente informati). Se lui poi interloquisce è maleducato. Se addirittura interrompe o contesta l’insegnante ed insiste a voler essere preso in considerazione lo si classifica come ipercinetico o affetto da altra patologia e … si chiede il sostegno. No, certamente non si deve generalizzare. Ma a me è capitato che un collega di chimica abbia detto ad una mamma che suo figlio era handicappato perché “non sapeva stare fermo” e “disturbava la lezione”. Lo stesso collega si vantava in consiglio di classe del perfetto silenzio che riusciva ad ottenere in classe e delle “domande a raffica” che lui rivolgeva durante le interrogazioni. Insomma da piccini, e non solo, si perde il vizio di chiedere. A me, tanti anni fa, hanno insegnato a “non far domande chè potresti fare brutta figura…”
Però devo dire che non possiamo crogiolarci nel sangue delle ferite del passato. C’è un pericolo molto spiacevole in agguato ed è quello dell’autocommiserazione. Se da piccini ci hanno condizionato è pur vero che, giunti ad età adulta, e soprattutto giunti nell’età del massimo ardimento si deve reagire e imparare a vedere il mondo e i rapporti umani con i propri occhi. E quindi l’invito ad “uscire dal seminato” è un insegnamento da prendere molto sul serio. Abbandoniamo il signorsì e i bavagli mentali; liberiamo l'istruzione e abbandoniamo le caserme.

sabato 23 aprile 2011

Il silenzio imposto dalle certezze - di Mariaserena Peterlin



Il silenzio imposto dalle presunte certezze è come un opaco film di plastica che soffoca il pensiero e lo scambio di idee. E' un silenzio della mente a cui si impedisce di ascoltare perché le si trasmentte la paura delle parole dell'altro. Penso che dove si giudica e dove si proclamano certezze assolute, di quelle che si pretende di imporre a tutti senza né logica né uso di ragione, non c'è, non c'è mai stata e non ci sarà cultura. 
Non può esservi per il semplice motivo che chi giudica ed ha certezze assolute della cultura se ne infischia e pratica la prevaricazione nelle sue diverse forme. 
Una prevaricazione, ad esempio, è quella di far credere che non serve conoscere, ma basta esserci e possedere. 
La cultura, però, non è una meta che si possiede e su cui si sta come un territorio coloniale conquistato, ma è un processo in atto ed in evoluzione; le certezze e le sentenze invece sono come le lapidi che commemorano il passato e sostituendolo al progetto di futuro.

martedì 12 aprile 2011

Letteratura scientifica, scienziati letterati e scrittori non solo umanisti

Sir  Arthur Charles Clarke
Partecipare, fluttuando nel cyberspazio, alla blogoclasse di Andreas Formiconi, per il corso primavera 2011 è un’occasione per imparare molto e di riflettere altrettanto. La recente blogolezione sulla letteratura scientifica, ad esempio, ha riattivato una mia riflessione depositata da tempo in fondo a qualcuno dei miei magazzini-bagaglio di lettrice ostinata, soprattutto di narrativa e poesia e non solo.
La letteratura scientifica è un campo specialistico, di cui il post fornisce una analisi importante; ma è pur sempre una forma di scrittura. Per questo motivo ho letto, e mi sono soffermata, su alcuni passaggi sui quali si mi si è spalancata la porta del mio magazzino di bagagli letterari.
Mi sono allora chiesta: quando scrive un cosiddetto letterato sente questa stessa esigenza? E’ disposto a immaginare che chiunque possa replicare o ripercorrere i suoi passaggi? E perché si sentirebbe libero di non farlo? Dove finisce, in questo caso, il decantato “patto narrativo” caro alla narratologia, ai semiologi, ai critici letterari?  Oppure a volte si immagina, ancora, la scrittura letteraria come un hortus conclusus ai non addetti ai lavori e aperto solo agli ortolani iniziati?
In realtà non sempre è così. La scrittura elitaria, simbolica,  volutamente oscura (o indifferente alla reazione del lettore) è una pratica decadente su cui si può consentire o meno; ma, a mio avviso, sono molti i grandi scrittori che non hanno seguito queste tracce e non hanno perseguito una scrittura che può fare a meno della logica, della dichiarazione dell’itinerario seguito e della possibilità per chi legge di orientarsi ripercorrendolo. Naturalmente dicendo questo sto interpretando il passo citato e lo riferisco ad un ambito non scientifico in senso stretto.
Eppure tra i suddetti grandi scrittori, e tra quelli ho letto con maggior interesse, che ho riletto e considerato irrinunciabili ce ne sono molti che non hanno formazione umanistica, non hanno esercitato la professione di letterato o non sono vissuti del mestiere di scrivere. Quale relazione c’è tra la scrittura e una mente, un’indole di formazione diversa?
Ecco perché mi sono ritagliata, all’interno della vivace e dinamica blogoclasse un ruolo di curiosa e affamata ascoltatrice, e mi sono limitata a un commento solo marginale dicendo anche che nel post di Andreas ho trovato un potente indizio ed una spiegazione.
A riprova, divagando e continuando a fluttuare, ho cominciato a scrivere un elenco di autori che amo molto e non solo da me, e ho unito a questa raccolta di nomi gli essenziali relativi dati biografici (colti su web, tanto per non uscire dalla blogoclasse o dal cyberspazio). Non ho elencato i più classici dei classici solo perché è arcinota la loro storia. Infatti, ad esempio, che Dante facesse parte dell’Arte dei Medici e degli Speziali e che avesse formidabili conoscenze filosofiche, teologiche e scientifiche (relativamente alla cultura medievale ovviamente) è nozione universale e familiare, così come il fatto che Machiavelli si considerasse un politico e uno storico piuttosto che un letterato, e potremmo continuare l'elenco.
Ho scritto, invece, un elenco, casuale e all’impronta, di autori messi giù man mano che mi venivano in mente. Ed ecco i risultati: grandi scrittori, di formazione  ed esperienza scientifica, tecnologica, commerciale, biologica, spesso poliedrica  o  comunque di cultura anche non letteraria o umanistica.
Non avanzo essuna pretesa di esaurire l’argomento con questo elenco, che rappresenta, più che altro un divertimento, un raccoglier frutti nel bosco; o forse uno spolverare il  magazzino-bagagli di lettrice ostinata e forse caotica.
Ma anche il caos ha il suo perché.
Elenco alla rinfusa
 sir Arthur Charles Clarke (Minehead, 16 dicembre 1917 – Colombo, 19 marzo 2008) è stato un autore di fantascienza e inventore britannico.
Isaac Asimov (Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) è stato un biochimico e scrittore statunitense di origine russa. Le sue opere sono considerate una pietra miliare sia nel campo della fantascienza che delladivulgazione scientifica.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, in russo: Фёдор Михайлович Достоевский[?] /ˈfʲodər mʲɪˈxajləvʲɪtɕ dəstɐˈjɛfskʲɪj/ ascolta[?•info] (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 28 gennaio 1881), è stato uno scrittore e filosofo russo. È considerato uno dei più grandi romanzieri russi dell'Ottocento e in generale di ogni tempo.
Lev Nikolaevič Tolstoj, in russo: Лев Николаевич Толстой[?], /ˈlʲɛf nʲɪkɐˈlaɪvʲɪtɕ tɐlˈstoj/ ascolta[?•info] (Jasnaja Poljana, 28 agosto 1828 – Astapovo,20 novembre 1910[1]), è stato uno scrittore, drammaturgo, filosofo,pedagogista, educatore, esegeta, teologo, editore ed attivista sociale russo.
Honoré de Balzac (Tours, 20 maggio 1799 – Parigi, 18 agosto 1850) è stato uno scrittore francese, considerato fra i maggiori della sua epoca.Romanziere, critico, drammaturgo, giornalista e stampatore, è considerato il principale maestro del romanzo realista francese del XIX secolo.
Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893 – Roma, 21 maggio 1973 ottenne la laurea in ingegneria elettrotecnica. Come ingegnere lavorò in Sardegna, in Lombardia, in Belgio ed in Argentina.
Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975 iscritto all'istituto tecnico commerciale "Vittorio Emanuele", dove si diplomerà in ragioneria,
Italo Calvino nacque nel 1923 a Cuba (esattamente a Santiago de Las Vegas, presso L'Avana), dentro un grande bungalow del coloratissimo giardino botanico tropicale diretto dai genitori. Il padre Giacomo, detto Mario, fu un agronomo di origine sanremese, mentre la madre, Dorotea Evelina Mameli, detta Eva, nativa di Sassari, diplomata in matematica e laureata in scienze naturali, lavorò come assistente di botanica all'Università di Pavia.  Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato forse il narratore italiano più importante del secondo novecento.
Johan August Strindberg (Stoccolma, 22 gennaio 1849 – 14 maggio 1912) fu uno scrittore e drammaturgo svedese.La vita di Strindberg fu tumultuosa, tessuta di esperienze complesse e scelte radicali e contraddittorie, a tratti rivolta contemporaneamente a molteplici discipline non direttamente attinenti alla figura ufficialmente letteraria dell'autore: scultura, pittura e fotografia, chimica, alchimia, teosofia.
Aleksandr Isaevič Solženicyn, in russo Алекса́ндр Иса́евич Солжени́цын, traslitterato anche come Aleksandr Isaevič Solženitsyn oAleksandr Isaevich Solzhenitsyn, pronuncia Aliksàndr Soljenìzn(Kislovodsk, 11 dicembre 1918 – Mosca, 3 agosto 2008), è stato unoscrittore, drammaturgo e storico russo. Nel 1924, a causa degli espropri ordinati dal regime, si trovò nella miseria. Ciò non toglie che Aleksàndr continui gli studi e si laurei in matematica nel 1941.
Joseph Roth frequentò la scuola commerciale fondata a Brody da un magnate e filantropo ebreo, il barone Maurice de Hirsch. Diversamente dalle scuole ortodosse chiamate Cheder, non vi si tenevano solo lezioni di religione, ma, oltre all'ebraico e allo studio della Torah, si studiavano il tedesco, il polacco e materie pratiche. Fece la carriera militare, fu giornalista,
Fracesco Redi : Studiò a Firenze e a Pisa e lì si laureò nel 1647 in Filosofia e Medicina. Dopo la laurea Redi frequentò per tutto il 1648 la scuola di disegno di Remigio Cantagallina, come annotava nel proprio Libro di Ricordi. Continuò poi gli studi a Roma fino al 1654. Successivamente, a Firenze, entrò a servizio dei Medici e si dedicò allo studio delle lingue.


 E per ora ci fermiamo. 
Non ho citato Primo Levi perché sull'autore di "Se questo è un uomo" rimando al bel post di notanative:  "La chimica delle parole: Primo Levi narratore e scienziato

venerdì 1 aprile 2011

(modeste) le fonti del sapere, della conoscenza, dell'apprendimento - di Mariaserena Peterlin

Oggi affronto un tema complicato dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose. Presunzione vana? Se mi fermassi a questa domanda, comincerei uno di quei valzerini oziosi, autoreferenziali ed inutili che allietano la nostra sopportazione.
In realtà quanti di noi possono conoscere tutto de il se e il come si apprende? Io sento di dover fare la mia parte di tentativo.

- Te la do IO la conoscenza!
Per chi non si è confrontato a fondo con l’esperienza di rappresentare ad altri (recalcitranti di default) un sapere che a noi appare chiaro da capire e importante da apprendere, il mio tentativo appare forse velleitario.
A questo proposito è bene ammettere che siamo tutti disposti a riconoscerci uguali nella diversità, ma non a procedere nel cammino della conoscenza accettando di confrontarci con altre forme o procedure di comprensione e apprendimento.
Apparteniamo a una cultura (che consideriamo valida, soddisfacente ed accreditata) e spesso rifiutiamo di apprenderne una diversa.
Questo non è un problema a meno che non si pretenda di imporre la nostra a tutti. Ben più brutale e vano sarebbe, inoltre, non solo imporne i contenuti, ma anche il modo e il tempo con cui trasmetterne della conoscenza.
La questione che io pongo non riguarda, stricto sensu, quelli che, nel campo dell’istruzione, potremmo definire il “programma di studio” o “l’ordine degli studi” .
Nessuna persona di buon senso può pensare di cancellare di colpo una convenzione necessaria poiché è evidente che per essere preparati a diventare avvocati, medici, tornitori o cuochi e così via non può fare a meno di acquisire un bagaglio competenze che mettano sulla buona strada per ottenere dei risultati e non far danni.
Rifletto invece sulle “fonti del sapere e della conoscenza” ragionando non su quello che ma sul come e mi riferisco ad un contesto generale di apprendimento, come quello attuale, in cui la fonte a cui si abbevera chi è chiamato ad apprendere è, sempre più frequentemente, mediata e presto potrebbe essere quasi esclusivamente il web.
Ripeto: dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose rilevo una serie di miei dubbi anch’essi bassi ma radicati.

Il primo è già espresso: è ragionevole ipotizzare come risolutrice un’unica fonte a cui dissetarsi (pur se prodigiosa, ricca, sorprendente e di solito attendibile)?
Il secondo dubbio è più un timore: l’istruzione è palesemente chiamata, dall'alto e nei fatti, a rinunciare alla maieutica, un'arte peraltro già troppo spesso ignorata dagli insegnanti di ogni ordine di istruzione. Si ricusa, cioè, quella forma di attento adattamento del bravo maestro all’ascoltar-dialogando col pensiero altrui che sa guidare senza prevalere e incoraggia a trovare un pensiero proprio: una ricchezza personale benefica alla collettività che sarebbe nocivo perdere. Si svaluta dunque l’Arte pedagogica anti-violenta per eccellenza.
Il terzo dubbio è che possa accadere che questa globale autostrada del sapere e dell’informazione assorba talmente il tempo e la curiosità da non lasciare abbastanza curiosità e tempo per quella meravigliosa esperienza che sono le scoperte casuali (intese nel senso più ampio possibile).
Una scoperta casuale può infatti riguardare tutto, da un nostro talento mai coltivato, a una altra persona, un fenomeno, un fatto, un’esperienza, un sussulto, una poesia e via dicendo.
Un esempio in breve: se rovisti in un catalogo di biblioteca alla ricerca di un autore o di un argomento (che libidine gli schedari per autori e per soggetto…) puoi imbatterti, sfogliando sfogliando, in qualcosa che non sapevi esistesse; ma allo stesso  modo se esci a passeggio in un luogo sconosciuto o se guardi con occhi diversi le solite cose puoi trovare, purché tu sia recettivo e curioso un motivo di interesse da coltivare. Ancora: se un ricercatore (di qualunque materia) sta seguendo, in modo originale, aperto, curioso, dubitativo una sua pista gli può accadere di incrociare o scoprire anche casualmente un dettaglio inatteso che lo devia altrove, ma lo porta a risultati importanti per tutti.
Allora mi chiedo: quanto è intelligente un motore di ricerca nel selezionare le risposte alle voci che noi digitiamo nell’apposita casella?
Non sto proponendo un ritorno a metodi di ricerca manuale lentissimi, sto solo interrogandomi dal basso della mia presunzione diversamente abile di capire le cose e ragionando sul fatto che il pensiero individuale va preservato in ogni modo possibile. Sto notando che nella scuola (e in generale nel modo di comunicare sapere) la maieutica è già stata praticamente archiviata in favore dell’omologazione delle forme, dei tempi e dei modi di apprendimento, e che accade sempre più spesso di trovare le stesse citazioni o gli stessi concetti espressi e proposti come se fossero originali.
Sarebbe importante invece valorizzare l’uso delle fonti e farne esperienza originale e non mediata. Credo che le fonti vadano preservate e indicate come la genuina sapienza da cui iniziare, dissetati, un cammino proprio.
Anche a costo di cavarne l’acqua come da un pozzo; tirandola su con una cigolante carrucola.

pozzo nel deserto (Immagine da web)
Cigola la carrucola del pozzo, 
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
                          Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide.

mercoledì 30 marzo 2011

Parole in gioco e allo specchio - di Mariaserena Peterlin

Scrivere è dare un senso alle parole:
è come cercar ombre nello specchio.


Scrivere è dare un senso alle parole
giocando a "io sono il re e tu sei il cavallo",
fingendosi un eroe, un navigatore
un principe, un serpente oppure un gallo.
Scrivere è immaginare di capire
che il recto e il verso sono disuguali
ed ancora è aver voglia di scoprire
la fine, sempre prima dei finali.
Immaginando con le tue parole
componi frasi come note in fila:
trovane i suoni e troverai anche il senso
non uno, ma due…centottantamila.


Scrivere è dare un senso alle parole:
è come cercar ombre nello specchio,
rivoltarle e piegarle da ogni lato
bagnandole di lacrime e di pioggia.
E’ poi asciugarle con polvere solare
per scoprire le tracce che hai nel cuore,
ma trovi gli echi che non ricordavi.
Le togli dalle labbra e sulla carta
riscopri il suono delle più dimesse.
Immagina e vedrai, camere oscure
dove il colore audaci scherzi gioca.
Scrivi parole, senza aver paura.
Mariaserena , 30-03-11

sabato 26 marzo 2011

Mini elogio dell' "UTILITA' " - di Mariaserena Peterlin

collegare, unire a patto di essere utili e
 costruire: come un'Ape operaia

Dicono che un buon maestro non si dimentica. Non è del tutto vero; però è certo che quando ne dimentichiamo le parole, ci rimangono le sue lezioni di vita: quelle che ci indicano la strada che trasforma in donne o uomini. Ma per riuscirci dobbiamo metterci tanto lavoro.
Dicono invece che il re Mida trasformasse in oro quel che toccava con le sue mani e che a causa di questo sia diventato infelice, e affamato. Se lo meritava.
Ho conosciuto persone che invece riescono a trasformare tutto in spazzatura. E perfino i valori più seri in inutili declamazioni. (La pace, la solidarietà, i diritti… ecc)
Conosco altre a cui la stessa pratica riesce benissimo col nulla: qualsiasi discorso diventa vuoto e inutile con loro
Però esiste anche il magico WEB che trasforma le dolci parole più banali in “post”: ed è subito link.
Non dimenticherei, tuttavia, il messaggio razionalista che invita a riflettere sull’utilità. Link e citazioni hanno un senso se sono utili. Altrimenti? 
No buoni!
J

sabato 12 marzo 2011

SIMPATICHE CANAGLIE o NATIVI (digitali?)




L’abbinamento tra l’immagine del bambino e le diavolerie delle scoperte tecnologiche, non è una novità. Ovviamente i bambini, come componenti importanti della società, sono coinvolti in tutti i sensi da tutte le  diverse evoluzioni: da quelle del costume alla tecnologia, dalla dietetica alla moda, dalla condizione famigliare alla tecnologia ai gusti musicali, ai giochi e via dicendo.
Altrettanto ovviamente scatta il confronto tra l’altro ieri, l’ieri e l’oggi e insieme a questi si propone l’interrogarsi sul domani.
Oggi la questione dei nativi digitali assume una risonanza più estesa probabilmente perché più estesi e diffusi sono i media; e anche perché l’argomento piace e fa audience. Del resto fa audience anche occuparsi dell'abbigliamento degli animali domestici.
Staremo a vedere: per adesso accettiamo pure, tranquillamente e in pace, l’invasione dei soliti noti e degli esperti di turno che dilagano e dibattono: è inevitabile che accada.
Direi che possiamo smaltire anche questa fase. L’umanità ha robusti problemi di cui potrebbe occuparsi, ma se preferisce interrogarsi sul nativo digitale lo farà comunque. Il trendy è trendy e lo show deve continuare.
Sono stata recentemente invitata da una mia nipotina alla sua festa di compleanno, con tutti i suoi amichetti, che si è regolarmente svolta da MacDonald’s: trendyssima. Tutti bambini di otto anni, scatenati nel gioco, curioso e chiacchieroni. Le bambine chiedevano “hai invitato tutti i maschi?” e i maschi si facevano avanti e porgendo il regalo dicevano autorevoli “Questo ti piace di sicuro”…
Ma lasciamoli in pace, ho pensato, perché da adulti assumiamo sempre la modalità “ti classifico e ti giudico”?
Ne sono uscita lievemente frastornata dal loro furibondo entusiasmo, ma felice; mi è venuta voglia di leggerezza, di empatia serena: questo mi ha fatto spunta nella mente un parallelo che trovo soavemente ironico e divertente tra i ragazzini di adesso ed il bambino simpatica canaglia 
Spanky, alle prese, insieme alla sua banda, con la “sua” rivoluzione tecnologica quella, per intenderci, della formidabile Ford, modello T.

Insomma la mia ipotesi è che siamo, o siamo stati, tutti nativi. Tutti  mutiamo. Alcuni dei NATIVI sono solo nati, altri ancora vivi, altri presentabili o simpatiche canaglia, parecchi contaballe, altri rompiballe e ciascuno ha i personali nativi di riferimento indispensabili; ma per quanto si parlerà ancora di quelli digitali? Lo chiediamo all’Unione dei consumatori? Anche no.






giovedì 10 marzo 2011

Volare nel Web, ma senza finire nella rete.

PENSARCI BENE


Stare su internet sfruttando questo megafono comunicazionale potrebbe indurci a esprimere un pensiero proprio, una personale opinione. Perché no? 
Ma non sempre è così; di solito si linka e ci aggiunge a una filiera di opinioni pre-confezionate e la riflessione sull'opinione, e su come si forma, rimane ai margini.
Dal mio piccolo osservatorio personale faccio un po' di birdwatching e mi pare che la fauna avicola: simpatica, zampettante e stagionale abbondi; qualcuno getta due briciole e il volo planato arriva. 
Mi piace, dissento, consento, rilinko, commento, condivido… rubo! 
Condividiamo, infatti, anche un lessico standard e che man mano si è consolidato.
Questo va benissimo specialmente se ci aggiungiamo qualcosa di nostro, il che non è affatto scontato.
Sarebbe utile, infatti, d’occhio l’insieme. 
I giornalisti dei media tradizionali sono spesso bravi e brillanti professionisti, i politici (di qualsiasi colore e casacca),  il premier e i leader, le associazioni di industriali e di categorie ecc ecc ci lanciano le briciole  della loro interessante e interessata presenza: è ben difficile che non antepongono l’interesse del cacciatore di consenso a quello degli uccelli: di passo, di palude, di mare, di rovo, di bosco o di voliera. 
E la nostra rete, che immaginiamo libera, diventa trappola e recinzione. 

Non sono “loro” siamo noi che dovremmo aver testa e pensiero. 
Chi, infatti, ha testa e pensiero si interroga. 
Ma chi invece sceglie di volare senza attenzione rischia di invischiarsi o di finire in gabbia dove parteciperà al cinguettante, e a volte lezioso, coro di chi si interroga sui soliti problemi dell'altro ieri, sulle mezze stagioni e l'acqua tiepida (digitale o analogica?). Allora non so quanto si meriti il nostro/mio sostegno per minuscolo possa essere.
Io spensierata, disobbedirei. E disobbedisco svolazzando guardinga.
Mentre il vento soffia. Ancora.

sabato 18 settembre 2010

LIBERA(la)MENTE - di Mariaserena Peterlin


Certe notti silenziose
e, come questa, dalle ore brevi
e afose, viene voglia
di far svanire
l'afrore tedioso
di un fiore appassito.

Viene voglia di aprire
e di lasciar svolazzare
fuori rete
idee e pensieri
imprudenti
non pertinenti,
liberamente sognanti.

Certe notti illuminate
dal tenue riflesso
del complice display,
senti la percezione che
altri pensieri si intreccino
e salgano dal profondo
silenziosamente cercando
un loro golfo e un approdo
o una porta aperta
per lasciar che quel volo
irregolare e libero
s’inoltri e si dichiari
responsabile di sè.

E senza genuflessioni
e compunzioni,
senza permessi e compromessi
le idee iniziano a parlare.

Ecco i risultati del pensamento libero
che attende casomai d’irrobustirsi
nel confronto chiaro
e nell’aprir la mente al
al libero impegno personale
o partito virtuale. 

CONNESSIONE:


L'âne le roi et moi
nous serons morts demain
l'âne de faim
le roi d'ennui 
et moi d'amour.

Ma forse tutto questo morire sarebbe inutile, no?

lunedì 18 agosto 2008

COMUNICAZIONE SU WEB

Rappata telematica con premessa neocomunicazionale... ;)
Mi viene da riflettere sulle difficoltà di comunicazione in ambito telematico. Tutto in tempo reale: ma ognuno ha un tempo reale diverso. Non vi sembra una gemmazione della comunicazione che riproduce in modo identico su un terreno diverso effetti simili alla comunicazione dei tempi delle carrozze postali a cavalli?
Il buon corsiero portava le lettere da un capo all'altro del mondo civilizzato, il buono scrittore non sapeva se il destinatario fosse ancora nel luogo in cui indirizzava, il buon destinatario aspettava altrove le notizie del buono scrittore, ma non sapeva quando le avrebbe ricevute e... e il buon corsiero si accontentava comunque di una rozza coperta per la sua schiena sudata, un secchio d'acqua e uno di biada!
Non mi fregate l'idea. Anche se non è “bella” è protetta dal diritto d'autore il mio nome è mariaserena!

L'Alfieri scriveva i suoi diari durante i viaggi descrivendo la corte di Vienna o la Scandinavia, mentre Marco Polo sulla Cina dettava memorie. Ma i loro contemporanei leggevano in tempi successivi e non immediatamente, unpo' come per i post e i commenti; e noi li leggiamo solo oggi.
E' solo per questo motivo che Marco Polo o Alfieri non cambiano (cambierebbero) opinioni nel confronto delle loro realtà e delle nostre?
Ok. Post criptico,forse confuso...
E te lo dico con un rap
Ti dico
ti dico
mi leggi fratello
ti dico
confermo
ma tu non leggi quello
leggi rileggi
io sono andato altrove
leggi ci pensi
mi chiedi di quel dove
luogo
non luogo
io vado
e tu mi leggi
luogo non luogo
ritorno e non conosci
luogo non luogo
pensi rifletti parli
luogo
non luogo...
mi sa meglio
se parti
yo!