Quella volta che ... HO TIRATO I'ANTOLOGIA IN TESTA all'ALUNNO...
Quasi vent’anni fa… era il 1989
Non dico che sia stato un gesto didattico di grande stile. Ma per giudicare, se qualcuno proprio ci tenesse a farlo, bisognerebbe conoscere bene il clima che si crea qualche volta in classe. E sarebbe anche utile entrare dentro alle situazioni personali, agli stati d’animo, alle aspettative di una insegnante.
Insomma una come me (e come io ero allora) che insegna letteratura perché la ama, è una che ci crede, come si dice adesso in un gergo jolly, ed agisce di conseguenza.
Una che ci crede e che va in classe decisa a scardinare la presunta ignoranza e a spargere sapore di letteratura e sapore di poesia, ma non sempre trova ventisei o ventotto occhi-orecchi spalancati con annesso cervello connesso.
A volte è tutto il contrario; e proprio quella classe del 1989, di giovani manzi da carne e non da vibrazione estetica, aveva intenzione di pascolare tutt’altro. Però io dignitosa e fedele alla consegna quella mattina volevo spiegare la mia lezione. E non solo.
Ero anche convinta che di fronte alla grandezza dell’arte anche le belve s’incantassero (se l’ha fatto Orfeo, pensavo convinta, perché io no? Già perché? Beata incoscienza e beato anche Orfeo).
Ero inoltre determinatissima a leggere e commentare il testo. Foscolo. Uno di quelli su cui vorresti sentire un palpitare all’unisono cuori e anime, in cui vorresti che quel “Né più mai toccherò le sacre sponde” fosse assorbito come linfa vitale: nettare a cui abbeverarsi avidamente. (Ragazzi qui la correlativa “né” è usata in senso evocativo, vedete? Il poeta sottintende che non solo ha perduto fortuna, affetti, amici e patria, ma che non potrà nemmeno più ritornare in patria dopo la sua morte: “Né più mai toccherò…” capite?)
Invece niente, o press’a poco niente. Classe maschile al 90 per cento. Una decina di facce atteggiate a conveniente accondiscendenza, ma distanti anni luce, altre cinque o sei abbastanza interessate, altrettante con aria compita ma la testa altrove (pressorè dopo c’è Prosperini: compito di matematica…), in fondo agli ultimi banchi i soliti zaini uso trincea e barricata dietro alle quali succede qualsiasi trasgressione concepibile in ambito scolastico, e poi l’andirivieni al bagno (posso uscire professoressa? scusate ma per voi l’ora di lettere è diuretica? No è che gli altri non ci mandano! Ah, grazie della fiducia allora ).
Comunque la lezione si avvia, e dopo un po’ molti stanno con la testa sulla immortale Antologia Pazzaglia dello Zanichelli editore; e non solo le ragazze (brave porelle, e carine e intelligenti) prendono appunti; ma qualcuno segue davvero, e chiede spiegazioni, e interrogato interloquisce: insomma la lezione salpa quasi felice e veleggia verso Itaca-Zante tra passato e presente, tra illusione e poesia. Tanto che, perfino Andrea, all’ultimo banco dietro la barricata apre un tenue spiraglio e il solito insofferente è quasi rassegnato. Insomma in qualche modo mi seguono tutti più o meno; tutti, tranne quello al terzo banco della fila centrale il perfido Massimo S.
Lui continua a distrarsi, a parlottare, a sgomitare il compagno. Lui mi sfida o meglio non mi si fila per niente
E’ un ragazzo con gli occhiali, i capelli corti color carotene, alto e robusto, ma sempre raggomitolato per cercare di non farsi notare.
Uno organizzato: decide lui quando studiare, infatti amministra (o così vorrebbe) la scuola e l’impegno scolastico, ha l’agenda delle verifiche e si presenta volontario quando ritiene sia il caso per poi pretendere di avere assolto il suo compito.
E’ un tipo che mi fa innervosire perché secondo me lui considera la scuola come lo sportello delle poste: vado, scrivo il telegramma, pago e ritiro la ricevuta. E la ricevuta è la sufficienza anche in Italiano, materia che lui sopporta appena. La cosa che mi fa ringhiare dentro, ma cerco di dominarmi. Quindi lo richiamo, lo sgrido, lo invito a seguire. E lui risponde: “sì sì, seguo”, “Massimo ma come segui se parli?”, “Questa l’ho fatta in terza media, la so a memoria” risponde con impudenza.
Petulante e insopportabile: come può pensare che un testo fatto “in terza media” possa esser stato analizzato e spiegato come si deve fare al triennio delle superiori. (E silenziosamente mi domando : perché? Perché con tanta letteratura disponibile, alle medie si debbono fare gli autori del programma che poi sarà della maturità… a quale scopo?).
Tuttavia proseguo la spiegazione, approfondisco, chiarisco i risvolti storici, i collegamenti classici. Insomma una spiegazione fatta coscienziosamente (Massimo S. se ne infischia e continua; per non far vedere che ride tiene la testa china). Vado aventi: definizione di sonetto e tipi di sonetto; le rime, le assonanze del testo. Il mondo classico nel Foscolo, il richiamo ai temi ortisiani e a quelli dei Sepolcri…
Massimo non cambia atteggiamento, mi sbircia e finge di mettersi serio ma continua, batto la mano sulla cattedra per richiamarlo all’attenzione, annuisce con degnazione, ma prosegue, e io alzo la voce per sottolineare i concetti. Niente. Quasi un duello. A un certo punto vedo che non finge nemmeno più e si distrae completamente. Ho l’antologia in mano; un bel volumone di peso discreto. Il testo lo conosco a memoria ovviamente (e comunque non mi serve per spiegare, ma per indicare le pagine ai ragazzi).
Quindi continuo la spiegazione … “Tu non altro che il canto avrai del figlio … o materna mia terra …”
Vedo che l’ho completamente perso e non resisto per cui d’impulso lancio il libro in volo planare verso Massimo. I compagni dei banchi davanti a lui hanno visto la mossa e si spostano svelti e il libro atterra sul malcapitato colpendolo tra naso e fronte.
Ne segue una scena epica: la classe si rotola dalle risate, qualcuno allibisce, Massimo si alza feroce (per un attimo penso mi voglia picchiare…)
Poi borbotta oscure minacce (genitori, denunce, ritorsioni).
Oggi mi chiedo come mi sia venuto in mente di fare una cosa simile e come ho fatto lanciarmi così sconsideratamente nella sfida. Non è un gesto che avrei potuto giustificare né è stato un atto razionale, misurato e pensato.
A distanza di vent’anni però confesso che mi rivedo con soddisfazione e non solo stupore. Perché so che il gesto, inconsueto e censurabile certamente, era però in piena coerenza con me stessa: con la determinazione a cogliere sempre la loro attenzione, di stravolgere il loro convenzionalismo, di dimostrare che ci vuole anche coraggio, sfida e prepotenza quando si ha in mente di ottenere qualcosa di importante. E per me trasmettere un insegnamento era importante. Era importante far arrivare nella loro testa la letteratura e una poesia: magari non con il libro allegato.
Ma quel che è fatto è fatto.
chi sono
Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.
lunedì 3 marzo 2008
domenica 2 marzo 2008
CICCIO E TORE : due bambini sbadati
Dunque l’Italia respira rassicurata: nessuna violenza.
I due fratellini di Gravina hanno avuto un incidente; e di quelli ne capitano tanti: una di quelle fatalità che stavolta è toccato a loro.
I bambini moderni vivono nel miglior paese, nella migliore società e nelle migliore condizioni possibile; infatti tutti si occupano con zelo amoroso di loro; certamente chi disobbedisce corre i suoi rischi.
A 12 anni non si disobbedisce. A 12 anni si è soldatini perfetti.
E quindi se Ciccio e Tore sono finiti nel pozzo e vi sono morti è colpa loro?
E’ possibile. Disobbedienti, ribelli, capaci di sporcarsi i calzoni in una giornata, sempre in giro a giocare, con in tasca palloncini e pennarelli, incapaci di dialogare, di spiegarsi, di adeguarsi alle esigenze di una doppia famiglia che sta affrontando la separazione, la lotta per l’affidamento, lo scontro sulle reciproche accuse.
(E che accuse. Le cronache dei giorni della scomparsa parlavano chiaro.)
Basta con i mostri in prima pagina, il popolo si rassicuri e i bambini non temano: purché, una buona volta, imparino la lezione.
La consegna è : Zitti, fermi, seduti davanti alla tv, coi compiti sempre fatti e i calzoni puliti. Aiutare in casa, dormire presto, lavarsi le orecchie col sapone. E se i genitori hanno i loro problemi cerchino di collaborare e non rompano le scatole.
Altrimenti… attenti a dove mettono i piedi, c'è il pozzo.
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mercoledì 27 febbraio 2008
Quei bambini in fondo ad un pozzo - Diritti negati all'infanzia
Poche righe per mantenere vivo il discorso sui bambini, sulla loro condizione, sui diritti negati all'infanzia.
Oggi i soliti programmi televisivi di svago opinionistico intrattenevano (non essendo ancora arrivata la fondamentale notizia dell’esclusione di nota cantante dall’imprescindibile San Remo baudiano) gli spettatori sul ritrovamento dei corpi di Fratellini Pappalardi.
Criminologhi e giornalisti (compreso Luca Giurato...), giuristi allo sbaraglio e pie donne di buone maniere si contrapponevano: il padre è colpevole e innocente? Eh si, Eh già, Eh no...
Le notizie recenti riferiscono che il genitore Pappalardi, alla notizia, abbia detto: “Se c’è un Dio scopriranno la verità! Ora è chiaro che sono innocente!”
Che Dio lo perdoni. Non solo per il bestemmione che gli è sfuggito, ma soprattutto perché i bambini erano a lui affidati e a lui si deve comunque chieder conto del perchè non li ha protetti, custoditi e curati abbastanza da prevenirne la morte. Perchè i bambini non si possono perdere di vista, non si minacciano, non si lasciano abbandonati.
Ma questa pur minima consuetudine di un affetto paterno non è stata concessa a Francesco e Salvatore.
Questo è lo scandalo odioso di cui nemmeno si parla.
Questo dimostra che i diritti fondamentali dei bambini sono in attesa di qualcuno che si occupi di farli rispettare ed attuare: perché la nostra tetra e sterile società è così indaffarata da aver ben altri pensieri.
Francesco e Salvatore Pappalardi di 13 e 11 anni sono stati ritrovati.
Morti e innocenti.
In fondo a un pozzo forse di fame, di freddo, di ferite.
Forse sono morti laggiù dopo 24 o 48 ore di agonia.
Forse invece gettati lì dopo la morte.
Disgrazia o omicidio non sono comunque senza colpevoli.
Oggi i soliti programmi televisivi di svago opinionistico intrattenevano (non essendo ancora arrivata la fondamentale notizia dell’esclusione di nota cantante dall’imprescindibile San Remo baudiano) gli spettatori sul ritrovamento dei corpi di Fratellini Pappalardi.
Criminologhi e giornalisti (compreso Luca Giurato...), giuristi allo sbaraglio e pie donne di buone maniere si contrapponevano: il padre è colpevole e innocente? Eh si, Eh già, Eh no...
Le notizie recenti riferiscono che il genitore Pappalardi, alla notizia, abbia detto: “Se c’è un Dio scopriranno la verità! Ora è chiaro che sono innocente!”
Che Dio lo perdoni. Non solo per il bestemmione che gli è sfuggito, ma soprattutto perché i bambini erano a lui affidati e a lui si deve comunque chieder conto del perchè non li ha protetti, custoditi e curati abbastanza da prevenirne la morte. Perchè i bambini non si possono perdere di vista, non si minacciano, non si lasciano abbandonati.
Ma questa pur minima consuetudine di un affetto paterno non è stata concessa a Francesco e Salvatore.
Questo è lo scandalo odioso di cui nemmeno si parla.
Questo dimostra che i diritti fondamentali dei bambini sono in attesa di qualcuno che si occupi di farli rispettare ed attuare: perché la nostra tetra e sterile società è così indaffarata da aver ben altri pensieri.
Francesco e Salvatore Pappalardi di 13 e 11 anni sono stati ritrovati.
Morti e innocenti.
In fondo a un pozzo forse di fame, di freddo, di ferite.
Forse sono morti laggiù dopo 24 o 48 ore di agonia.
Forse invece gettati lì dopo la morte.
Disgrazia o omicidio non sono comunque senza colpevoli.
martedì 19 febbraio 2008
ESISTONO DAVVERO ANCHE I "GENITORI MANNARI"?
Esistono davvero anche i “Genitori mannari?”
“Teheran, 18 feb. - (Adnkronos/Aki) - Sospetta che la figlia, di 14 anni, abbia una relazione con un uomo e, per salvare il suo onore, decide di ucciderla, a colpi di pietra. E' successo in una località deserta in periferia di Zahedan…”
Agrigento, pedofilo resta in carcere "E' stato un raptus, l'ho violentata"L'uomo, secondo quanto emerso dalle indagini, si era presentato in caserma per la firma insieme alla sua piccola vittima. Poi ha consumato la violenza. E' stata la madre della bimba a denunciare l'accaduto ai carabinieri dopo che la bambina tra le lacrime le aveva raccontato tutto. Gli esami medici hanno confermato le lesioni sulla bimba. (Repubblica.it)
Forse non sarebbe necessario citare i particolari di queste orrende notizie già state rese note e amplificate.
E tuttavia mi hanno colpito, appunto, due dettagli.
Nella prima notizia: è proprio il padre a massacrare la figlia lapidandola.
Nella seconda: è proprio la mamma affida una bambina di 4 anni a un uomo, noto pedofilo. Perché?
E come se non bastasse, stando alla seconda notizia, (cito nuovamente perché è incredibile) : l’uomo (pedofilo già processato e condannato) si era presentato in caserma per la firma insieme alla sua piccola vittima.
Aggiungo, ma chiunque legga avrà già capito, una sola considerazione : un pedofilo pregiudicato e con obbligo di firma va in caserma con una bambina e… nessuno alza nemmeno un sopracciglio?
Spero che la notizia sia smentita, altrimenti non abbiamo speranza né per noi, né per le nostre creature.
Il problema pedofilia c’è, ed è un cancro sociale dei più mostruosi, ma di cui si parla pensando che riguardi sempre situazioni lontane. Non è così.
Ma la cosa peggiore è il problema di fondo: stando così le cose i bambini sono cittadini senza diritti.
Ossia non sono tutelati nella realtà effettuale quotidiana e non sono garantiti.
Sono persone, ma dipendono dagli adulti. E le famiglie non sempre sanno o vogliono proteggerli.
Questo è il discorso di fondo: le famiglie sono tutte affidabili, credibili, affettuose, protettive e responsabili? E’ evidente che no.
Le autorità e gli addetti alla sicurezza sono scrupolosi, attenti e severamente vigili come è necessario particolarmente quando si tratta di minori? Evidentemente non abbastanza o non sempre.
Insomma è inutile fare campagne e denunce se non si riesamina a fondo il problema. L’ho già scritto, ma ripeto brevemente: se un insegnante avesse affidato una sua alunna (dai 3 mesi ai 18 anni) a un qualsiasi persona non autorizzata, avrebbe passato guai seri anche se non si fossero verificati danni o violenze, e se invece l’incidente o la violenza fossero accaduti sarebbe finita sotto processo penale.
Invece accade che le violenze, sessuali e non, nascano e si perpetrino nelle famiglie.
Questo significa che si deve vigilare di più e che i bambini vanno tutelati anche al di là della famiglia e anche affiancando le famiglie.
Perché tra un padre che lapida una bambina di 14 anni e una famiglia che affida (spero solo per ignoranza) una bimba di quattro anni ad un adulto pregiudicato pedofilo non c’è vera differenza morale.
Me auguro sinceramente che sia falsa la notizia della presenza in caserma del pedofilo con la piccola innocente violentata. Altrimenti uno Stato che si esprime in tal modo, nella negligenza di addetti disattenti, deve provvedere rapidamente a risolvere i suoi problemi
“Teheran, 18 feb. - (Adnkronos/Aki) - Sospetta che la figlia, di 14 anni, abbia una relazione con un uomo e, per salvare il suo onore, decide di ucciderla, a colpi di pietra. E' successo in una località deserta in periferia di Zahedan…”
Agrigento, pedofilo resta in carcere "E' stato un raptus, l'ho violentata"L'uomo, secondo quanto emerso dalle indagini, si era presentato in caserma per la firma insieme alla sua piccola vittima. Poi ha consumato la violenza. E' stata la madre della bimba a denunciare l'accaduto ai carabinieri dopo che la bambina tra le lacrime le aveva raccontato tutto. Gli esami medici hanno confermato le lesioni sulla bimba. (Repubblica.it)
Forse non sarebbe necessario citare i particolari di queste orrende notizie già state rese note e amplificate.
E tuttavia mi hanno colpito, appunto, due dettagli.
Nella prima notizia: è proprio il padre a massacrare la figlia lapidandola.
Nella seconda: è proprio la mamma affida una bambina di 4 anni a un uomo, noto pedofilo. Perché?
E come se non bastasse, stando alla seconda notizia, (cito nuovamente perché è incredibile) : l’uomo (pedofilo già processato e condannato) si era presentato in caserma per la firma insieme alla sua piccola vittima.
Aggiungo, ma chiunque legga avrà già capito, una sola considerazione : un pedofilo pregiudicato e con obbligo di firma va in caserma con una bambina e… nessuno alza nemmeno un sopracciglio?
Spero che la notizia sia smentita, altrimenti non abbiamo speranza né per noi, né per le nostre creature.
Il problema pedofilia c’è, ed è un cancro sociale dei più mostruosi, ma di cui si parla pensando che riguardi sempre situazioni lontane. Non è così.
Ma la cosa peggiore è il problema di fondo: stando così le cose i bambini sono cittadini senza diritti.
Ossia non sono tutelati nella realtà effettuale quotidiana e non sono garantiti.
Sono persone, ma dipendono dagli adulti. E le famiglie non sempre sanno o vogliono proteggerli.
Questo è il discorso di fondo: le famiglie sono tutte affidabili, credibili, affettuose, protettive e responsabili? E’ evidente che no.
Le autorità e gli addetti alla sicurezza sono scrupolosi, attenti e severamente vigili come è necessario particolarmente quando si tratta di minori? Evidentemente non abbastanza o non sempre.
Insomma è inutile fare campagne e denunce se non si riesamina a fondo il problema. L’ho già scritto, ma ripeto brevemente: se un insegnante avesse affidato una sua alunna (dai 3 mesi ai 18 anni) a un qualsiasi persona non autorizzata, avrebbe passato guai seri anche se non si fossero verificati danni o violenze, e se invece l’incidente o la violenza fossero accaduti sarebbe finita sotto processo penale.
Invece accade che le violenze, sessuali e non, nascano e si perpetrino nelle famiglie.
Questo significa che si deve vigilare di più e che i bambini vanno tutelati anche al di là della famiglia e anche affiancando le famiglie.
Perché tra un padre che lapida una bambina di 14 anni e una famiglia che affida (spero solo per ignoranza) una bimba di quattro anni ad un adulto pregiudicato pedofilo non c’è vera differenza morale.
Me auguro sinceramente che sia falsa la notizia della presenza in caserma del pedofilo con la piccola innocente violentata. Altrimenti uno Stato che si esprime in tal modo, nella negligenza di addetti disattenti, deve provvedere rapidamente a risolvere i suoi problemi
giovedì 14 febbraio 2008
pedopornografia e pedofilia: fermiamoli
PEDOFILIA E PEDOPORNOGRAFIA : vecchie sciagure del nostro tempo
Mariaserena news - L'opinione personale
Poco fa i telegiornali hanno dato la notizia che un docente universitario è stato fermato al’aeroporto, di ritorno dalla Thailandia, e sorpreso in possesso di materiale pedopornografico con immagini in cui egli stesso era protagonista di abusi verso fanciulli.
Siano vere o presunte le accuse e dimostrata (o meno) la colpa credo che si dovrebbe riflettere sulla specificità del protagonista per stabilire, per il futuro un principio.
Un docente che insegni in scuole di qualunque ordine e grado e che venga riconosciuto colpevole dei reati di abuso sessuale verso bambini e minori, o che sia trovato in possesso di materiale pedo-pornografico deve essere rimosso dal suo ufficio.
Deve pagare la sua pena secondo legge e poi non deve più ritornare né a scuola né all’università.
Lo stesso principio dovrebbe valere per medici, infermieri, personale ausiliario e qualsiasi lavoratore possa trovarsi nelle condizioni di interagire con bambini o giovani.
Affermo che lo stesso principio deve valere anche per docenti universitari che spesso hanno grande influenza sull’orientamento del pensiero e delle opinioni degli studenti: a meno che non si torni a sostenere (come mi accadde di ascoltare ad un convegno al CNR) che pedagogia e pedofilia sono affini, anzi disse esattamente : "La pedofilia è un aspetto della pedagogia".
Ricordo bene il nome del relatore che fece quella sciagurata osservazione, ma non lo rendo noto solo perché, disgraziatamente, non ho altre prove oltre alla mia testimonianza. Ricordo benissimo le sue parole di cui fui l’unica a scandalizzarmi: era l’anno 1984: evidentemente quel seme malvagio, che esiste da troppo tempo, ha prosperato e si è diffuso indisturbato.
Ma adesso basta. Cerchiamo di fermarlo.
Mariaserena news - L'opinione personale
Poco fa i telegiornali hanno dato la notizia che un docente universitario è stato fermato al’aeroporto, di ritorno dalla Thailandia, e sorpreso in possesso di materiale pedopornografico con immagini in cui egli stesso era protagonista di abusi verso fanciulli.
Siano vere o presunte le accuse e dimostrata (o meno) la colpa credo che si dovrebbe riflettere sulla specificità del protagonista per stabilire, per il futuro un principio.
Un docente che insegni in scuole di qualunque ordine e grado e che venga riconosciuto colpevole dei reati di abuso sessuale verso bambini e minori, o che sia trovato in possesso di materiale pedo-pornografico deve essere rimosso dal suo ufficio.
Deve pagare la sua pena secondo legge e poi non deve più ritornare né a scuola né all’università.
Lo stesso principio dovrebbe valere per medici, infermieri, personale ausiliario e qualsiasi lavoratore possa trovarsi nelle condizioni di interagire con bambini o giovani.
Affermo che lo stesso principio deve valere anche per docenti universitari che spesso hanno grande influenza sull’orientamento del pensiero e delle opinioni degli studenti: a meno che non si torni a sostenere (come mi accadde di ascoltare ad un convegno al CNR) che pedagogia e pedofilia sono affini, anzi disse esattamente : "La pedofilia è un aspetto della pedagogia".
Ricordo bene il nome del relatore che fece quella sciagurata osservazione, ma non lo rendo noto solo perché, disgraziatamente, non ho altre prove oltre alla mia testimonianza. Ricordo benissimo le sue parole di cui fui l’unica a scandalizzarmi: era l’anno 1984: evidentemente quel seme malvagio, che esiste da troppo tempo, ha prosperato e si è diffuso indisturbato.
Ma adesso basta. Cerchiamo di fermarlo.
martedì 22 gennaio 2008
Un contributo del blogger FRANKRAMSEY
| Frank Ramsey, matematico |
La crisi delle banche americane che offrivano mutui immobiliari senza una adeguate garanzia di rimborso ha determinato una perdita del sistema bancario internazionale molto consistente per cui si è ridotta la capacità di offrire alla clientela finanziamenti di qualsiasi genere. Si tratta cioè di una contrazione della capacità di credito oggettiva. A questa si aggiunge, come sempre accade dopo un periodo di euforia finanziaria, una stretta sulle condizioni per fare nuovo credito con una conseguente riduzione soggettiva del credito.
Le banche sono tra loro intimamente interconnesse per cui la contrazione della capacità di credito sul mercato americano determina una contrazione per tutte le banche del mondo. Questa riduzione può essere più o meno forte, ma è certa. Allo stato attuale la libertà con cui si muovono i capitali ha impedito di fare la somma delle perdite e stabilire a quanto ammonta la perdita totale in ambito mondiale.
Questo è un problema serio, ma non è il solo. Il rastrellamento di risorse da parte degli Stati Uniti per condurre le guerre in Irak ed Afganistan e le necessità di finanziare le spedizioni in appoggio degli USA da parte degli alleati NATO ha creato una naturale riduzione delle risorse da destinare al credito.
La guerra, come è sempre stato, ha determinato una tendenza inflattiva in quanto utilizza risorse solo per attività distruttive e non di reddito (almeno finché la guerra non consenta un rientro dell'investimento per razzie o prelievo di risorse dai vinti).
Questa inflazione che si è sviluppata negli Stati Uniti è stata interpretata dal Presidente della FED come un pericolo per la stabilità monetaria da contrastare con un aumento dei tassi di interesse americani che a loro volta hanno trascinato i tassi di tutto il mondo al rialzo.
Pertanto oltre alla contrazione delle disponibilità del credito si è è avuto un aumento del costo del denaro con ulteriore riduzione della possibilità da parte degli operatori di accedere a capitali di prestito.
Non faccio questa analisi per esaminare le cause della recessione in atto, ma per comunicare che ci sono per noi europei degli strumenti per riprendere il cammino dello sviluppo economico e rendere migliore la vita dei nostri concittadini.
Nel 2006 la Comunità Europea ha costituito un formidabile strumento di sviluppo economico per gli operatori economici delle micro imprese e delle piccole e medie imprese.
Si tratta di una partecipazione al capitale di rischio delle imprese che fanno investimenti di circa il 25% del programma di spesa, un fondo di garanzia sui prestiti con fondi della Banca Europea degli Investimenti per un totale di 11 miliardi di euro da erogare tra il 2007 ed il 2013. Poiché la Banca Europea per gli Investimenti finanzia il 50% dei programmi di spesa questa è una ulteriore provvista finanziaria utilizzabile e considerando che le imprese devono apportare solo il 25% del costo del progetto si sono predisposti, senza problemi di carenza di provvista di fondi, finanziamenti alle piccole e medie imprese per oltre 35 miliardi di euro in 7 anni.
Il problema è che questi fondi in Italia devono essere gestiti dalle Regioni e solo la Lombardia ha sottoscritto la convenzione con la Comunità Europea. Altre Regioni ci stanno lavorando. Altre ancora la ignorano.
Ma i fondi europei se non vengono da noi utilizzati vengono presi da altri stati europei che li richiedono e noi li perdiamo.
Ricordiamo che la legge 488 per lo sviluppo economico con fondi comunitari fu approvata nel 1992 e il primo utilizzo fu nel 1996. Se le Regioni opereranno con i tempi dello Stato, è sicuro che perderemo quasi tutti questi fondi per lo sviluppo economico.
L'occasione è buona in quanto in questo inverno della recessione si devono effetture quegli investimenti che alla primavera della ripresa determineranno uno sviluppo economico consistente e tale da far riprendere alla maggior parte degli italiani la strada della fiducia nel futuro.
Tutto dipende dagli organismi burocratici delle Regioni che devono sottoscrivere una convenzione e definire l'organismo finanziario che farà le istruttorie per l'accesso a questi fondi.
Se perdiamo questa occasione non potremo che confermare il giudizio del Financial Times che siamo il paese peggio governato d'Europa.
Spero proprio che quella sia un infelice giudizio di un concorrente economico e non l'iscrizione sulla pietra tombale della nostra economia.
Un motivo di pessimismo mi è dato dal racconto di un dirigente in pensione (da più di 20 anni) di una primaria banca italiana che si era recato dall'allora Presidente della Campania per illustrargli la possibilità di fornirgli i finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti per finanziare la parte non coperta dai fondi strutturali comunitari per i progetti dello smaltimento dei rifiuti. I progetti finanziati dalla Comunità europea erano di 13 inceneritori, numerose discariche, sistemi di raccolta differenziata e così via. Un programma simile a quello (realizzato) dalla Lombardia.
La burocrazia regionale fece scadere i fondi comunitari che non vennero più riproposti dalla UE. E adesso la Campania si trova in questa situazione.
Speriamo che sia un esempio che non verrà più seguito.
N.B. : il fondo di garanzia è un fondo che in caso di insolvenza del debitore rimborsa la banca creditrice di capitale e interessi per un importo variabile dal 50% al 100% della perdita.
Permette ad imprenditori che non abbiano garanzie adeguate per la banca di accedere al credito.
-->
Le banche sono tra loro intimamente interconnesse per cui la contrazione della capacità di credito sul mercato americano determina una contrazione per tutte le banche del mondo. Questa riduzione può essere più o meno forte, ma è certa. Allo stato attuale la libertà con cui si muovono i capitali ha impedito di fare la somma delle perdite e stabilire a quanto ammonta la perdita totale in ambito mondiale.
Questo è un problema serio, ma non è il solo. Il rastrellamento di risorse da parte degli Stati Uniti per condurre le guerre in Irak ed Afganistan e le necessità di finanziare le spedizioni in appoggio degli USA da parte degli alleati NATO ha creato una naturale riduzione delle risorse da destinare al credito.
La guerra, come è sempre stato, ha determinato una tendenza inflattiva in quanto utilizza risorse solo per attività distruttive e non di reddito (almeno finché la guerra non consenta un rientro dell'investimento per razzie o prelievo di risorse dai vinti).
Questa inflazione che si è sviluppata negli Stati Uniti è stata interpretata dal Presidente della FED come un pericolo per la stabilità monetaria da contrastare con un aumento dei tassi di interesse americani che a loro volta hanno trascinato i tassi di tutto il mondo al rialzo.
Pertanto oltre alla contrazione delle disponibilità del credito si è è avuto un aumento del costo del denaro con ulteriore riduzione della possibilità da parte degli operatori di accedere a capitali di prestito.
Non faccio questa analisi per esaminare le cause della recessione in atto, ma per comunicare che ci sono per noi europei degli strumenti per riprendere il cammino dello sviluppo economico e rendere migliore la vita dei nostri concittadini.
Nel 2006 la Comunità Europea ha costituito un formidabile strumento di sviluppo economico per gli operatori economici delle micro imprese e delle piccole e medie imprese.
Si tratta di una partecipazione al capitale di rischio delle imprese che fanno investimenti di circa il 25% del programma di spesa, un fondo di garanzia sui prestiti con fondi della Banca Europea degli Investimenti per un totale di 11 miliardi di euro da erogare tra il 2007 ed il 2013. Poiché la Banca Europea per gli Investimenti finanzia il 50% dei programmi di spesa questa è una ulteriore provvista finanziaria utilizzabile e considerando che le imprese devono apportare solo il 25% del costo del progetto si sono predisposti, senza problemi di carenza di provvista di fondi, finanziamenti alle piccole e medie imprese per oltre 35 miliardi di euro in 7 anni.
Il problema è che questi fondi in Italia devono essere gestiti dalle Regioni e solo la Lombardia ha sottoscritto la convenzione con la Comunità Europea. Altre Regioni ci stanno lavorando. Altre ancora la ignorano.
Ma i fondi europei se non vengono da noi utilizzati vengono presi da altri stati europei che li richiedono e noi li perdiamo.
Ricordiamo che la legge 488 per lo sviluppo economico con fondi comunitari fu approvata nel 1992 e il primo utilizzo fu nel 1996. Se le Regioni opereranno con i tempi dello Stato, è sicuro che perderemo quasi tutti questi fondi per lo sviluppo economico.
L'occasione è buona in quanto in questo inverno della recessione si devono effetture quegli investimenti che alla primavera della ripresa determineranno uno sviluppo economico consistente e tale da far riprendere alla maggior parte degli italiani la strada della fiducia nel futuro.
Tutto dipende dagli organismi burocratici delle Regioni che devono sottoscrivere una convenzione e definire l'organismo finanziario che farà le istruttorie per l'accesso a questi fondi.
Se perdiamo questa occasione non potremo che confermare il giudizio del Financial Times che siamo il paese peggio governato d'Europa.
Spero proprio che quella sia un infelice giudizio di un concorrente economico e non l'iscrizione sulla pietra tombale della nostra economia.
Un motivo di pessimismo mi è dato dal racconto di un dirigente in pensione (da più di 20 anni) di una primaria banca italiana che si era recato dall'allora Presidente della Campania per illustrargli la possibilità di fornirgli i finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti per finanziare la parte non coperta dai fondi strutturali comunitari per i progetti dello smaltimento dei rifiuti. I progetti finanziati dalla Comunità europea erano di 13 inceneritori, numerose discariche, sistemi di raccolta differenziata e così via. Un programma simile a quello (realizzato) dalla Lombardia.
La burocrazia regionale fece scadere i fondi comunitari che non vennero più riproposti dalla UE. E adesso la Campania si trova in questa situazione.
Speriamo che sia un esempio che non verrà più seguito.
N.B. : il fondo di garanzia è un fondo che in caso di insolvenza del debitore rimborsa la banca creditrice di capitale e interessi per un importo variabile dal 50% al 100% della perdita.
Permette ad imprenditori che non abbiano garanzie adeguate per la banca di accedere al credito.
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mercoledì 16 gennaio 2008
DIECI ARGOMENTAZIONI LOGICHE su BENEDETTO XVI e gli "SCIENZIATI" della SAPIENZA
CITAZIONE d'AUTORE sulle NOTECELLULARI
Il Blogger FrankRamsey
htpp://FRANKRAMSEY.splinder.com
in un mirabile esercizio di logica confuta le 10 principali affermazioni di coloro che ritengono eticamente corretta la censura di Benedetto XVI.
da http://pratico.splinder.com/
(si ringraziano il sito del PRATICOMONDO e FRANKRAMSEY per la cortese collaborazione)
1) Il Papa non è un accademico di fama
Il Papa è un accademico di fama per la definizione stessa di fama e di accademico. Se non si condivide il suo pensiero questo non significa che si debbano cancellare le definizioni. Questo è il solito giochetto di chi ha torto e cerca di cambiare le regole del gioco per avere ragione. Ricordiamo che il medioevo è stato, in Italia, un periodo storico molto lungo e fucina di idee che ha fortemente inciso sui periodi storici successivi che, con una definizione molto approssimativa, vengono considerati non oscurantisti. Le cose stanno in un modo molto più complesso. Nel medioevo troviamo anticlericalismo, sette integraliste (condannate dalla Chiesa come eretiche) che compivano massacri nei confronti di chi non aderiva, scienziati che facevano studi che si possono considerare moderni e ciarlatani. Tutto ciò proprio come adesso. Ad esempio ciarlatani sono quelli che affermano che occorre studiare le cellule staminali da embrione per curare malattie genetiche. Se avesse la cura di sentire esperti del settore saprebbe che: allo stato attuale solo da staminali da adulti si sono ottenuti risultati, che questa ricerca è osteggiata dalle società farmaceutiche, che l’uso di cellule da embrioni fin ora non ha portato nessun vantaggio se non una riduzione della spesa nella conservazione degli embrioni utilizzati. In fondo si tratta della solita storia: si fa quello che conviene all’industria, ma non ai cittadini. Non mi sembra che il suo pensiero possa essere considerato superiore ad un qualunque Buttiglione, soprattutto considerando che non si schioda dal medioevo.
2) il processo a Galileo
Personalmente, per i guasti che ha fatto, la condanna a Galilei l’avrei fatta più pesante. Purtroppo solo nel XX secolo, grazie a logici matematici come Frank Ramsey e Ludwig Wittgenstein abbiamo capito quali errori e contraddizioni derivino dalle teorie di Galileo. All’epoca dei fatti già si subodorava l’imbroglio nel fatto che le leggi fisiche venivano derivate tramite un sillogismo errato: dal particolare all’universale, quindi se si commette un errore può essere dimostrato tutto ed il contrario di tutto.
3) la Chiesa nega l'evoluzionismo
Anche questa è una conseguenza delle idee di Galileo che, pensando il mondo in forma deterministica credeva di dimostrare che Dio non esiste. Per fortuna questo problema è aperto: nessuno può dimostrare che Dio esiste o che non esiste. Dico per fortuna perché nell’uno o nell’altro caso si farebbero polpette di chi non crede alla dimostrazione.
4) Il Papa agita ferocemente lo spauracchio del relativismo come fosse una clava
Il relativismo è lo strumento per cancellare regole del gioco facendo finta di stare al gioco. Mi spiego: tutti sono liberi di fare le loro regole e di attenersi ad esse. Ma se queste sono contraddittorie non si può far finta di niente. Il relativismo è una forma di violenza esercitata contro chi vuole attenersi a delle regole e viene costretto, con la forza o a persuasione ad attenersi a regole in contrasto con quelle che ritiene giuste per conformismo o convenienza. Mi sembra che battersi contro il relativismo sia proprio una battaglia per la libertà.
5) il Papa si oppone alla ricerca scientifica in campo biomedico
L’opposizione a certe ricerche in campo biomedico è essenzialmente un difendere chi non può difendersi (gli embrioni non hanno sindacati o partiti politici).
6) il Papa professa infondate teorie sulla nascita della vita
Le teorie scientifiche (se galileiane) sono costantemente soggette a revisione (per passaggi dal particolare all’universale: cfr il gioco della logica di Lewis Carrol). Quindi anche il Papa ha diritto a fare le sue teorie visto che ne fanno tante i cosiddetti scienziati. E non è detto che siano infondate visto che i preti di logica ne capiscono perché la studiano in seminario.
7) Il Papa rifiuta di accettare i necessari sistemi di limitazione delle nascite e di protezione dalle infezioni di natura sessuale...
I sistemi di limitazione delle nascite sono un portato della filosofia liberale dell’ottocento, condannata dalla Chiesa, in quanto partendo dal presupposto che occorre arricchire i ricchi per far mangiare i lavoratori comportava la necessità di limitare le nascite per evitare che una popolazione giovane e povera si ribellasse al potere economico composto per lo più da vecchi ricchi, viziosi e prepotenti. Il contenimento della popolazione è uno dei motivi dell’invecchiamento e del declino della società occidentale. Mi sembra che se tutti avessero pari opportunità e il modello di sviluppo non fosse quello di cercare di accaparrarsi i mezzi di produzione non si porrebbe nemmeno il problema di contenere le nascite.
8) Il Papa attenta alla laicità dello stato con la propria ingerenza...
Non ho mai visto il papa che mandasse cecchini o autobombe per fare propaganda. Piuttosto sembra che la sua grande cultura e la difficoltà di trovare nel cosiddetto mondo laico interlocutori in grado di parlare al suo livello ha generato il panico nei radicali. E si tira fuori l’ingerenza o lo si costringe a non parlare alla Sapienza.
9) il perseverare della tesi secondo la quale l'omosessualità...
Penso che non sia un reato avere l’opinione che certe situazioni siano considerate disordini. Alcuni non sono d’accordo, padronissimi. Qui si considera che non è lecito avere certe opinioni e ciò è in spregio alle libertà riconosciute dalla costituzione. Lasciamo perdere le teorie “scientifiche” per quanto sopra detto.
10) l'aver aggiunto anche la perla secondo la quale gli animali non hanno l'anima...
Non credo che sia contro ragione pensare che gli animali non hanno anima, per gli atei non l’avrebbero neppure gli uomini. Non credo che nessuno possa dare dimostrazioni scientifiche in merito. L’opinione su fatti incerti è lecita. Se i temi di un dibattito dovessero essere questi penso che sarebbe tempo perso fare un dibattito per totale carenza di informazioni e adesione a idee già dimostrate fallaci, oltre alla totale carenza di informazioni nel campo della logica moderna.
FRANKRAMSEY
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Il Blogger FrankRamsey

htpp://FRANKRAMSEY.splinder.com
in un mirabile esercizio di logica confuta le 10 principali affermazioni di coloro che ritengono eticamente corretta la censura di Benedetto XVI.
da http://pratico.splinder.com/
(si ringraziano il sito del PRATICOMONDO e FRANKRAMSEY per la cortese collaborazione)
1) Il Papa non è un accademico di fama
Il Papa è un accademico di fama per la definizione stessa di fama e di accademico. Se non si condivide il suo pensiero questo non significa che si debbano cancellare le definizioni. Questo è il solito giochetto di chi ha torto e cerca di cambiare le regole del gioco per avere ragione. Ricordiamo che il medioevo è stato, in Italia, un periodo storico molto lungo e fucina di idee che ha fortemente inciso sui periodi storici successivi che, con una definizione molto approssimativa, vengono considerati non oscurantisti. Le cose stanno in un modo molto più complesso. Nel medioevo troviamo anticlericalismo, sette integraliste (condannate dalla Chiesa come eretiche) che compivano massacri nei confronti di chi non aderiva, scienziati che facevano studi che si possono considerare moderni e ciarlatani. Tutto ciò proprio come adesso. Ad esempio ciarlatani sono quelli che affermano che occorre studiare le cellule staminali da embrione per curare malattie genetiche. Se avesse la cura di sentire esperti del settore saprebbe che: allo stato attuale solo da staminali da adulti si sono ottenuti risultati, che questa ricerca è osteggiata dalle società farmaceutiche, che l’uso di cellule da embrioni fin ora non ha portato nessun vantaggio se non una riduzione della spesa nella conservazione degli embrioni utilizzati. In fondo si tratta della solita storia: si fa quello che conviene all’industria, ma non ai cittadini. Non mi sembra che il suo pensiero possa essere considerato superiore ad un qualunque Buttiglione, soprattutto considerando che non si schioda dal medioevo.
2) il processo a Galileo
Personalmente, per i guasti che ha fatto, la condanna a Galilei l’avrei fatta più pesante. Purtroppo solo nel XX secolo, grazie a logici matematici come Frank Ramsey e Ludwig Wittgenstein abbiamo capito quali errori e contraddizioni derivino dalle teorie di Galileo. All’epoca dei fatti già si subodorava l’imbroglio nel fatto che le leggi fisiche venivano derivate tramite un sillogismo errato: dal particolare all’universale, quindi se si commette un errore può essere dimostrato tutto ed il contrario di tutto.
3) la Chiesa nega l'evoluzionismo
Anche questa è una conseguenza delle idee di Galileo che, pensando il mondo in forma deterministica credeva di dimostrare che Dio non esiste. Per fortuna questo problema è aperto: nessuno può dimostrare che Dio esiste o che non esiste. Dico per fortuna perché nell’uno o nell’altro caso si farebbero polpette di chi non crede alla dimostrazione.
4) Il Papa agita ferocemente lo spauracchio del relativismo come fosse una clava
Il relativismo è lo strumento per cancellare regole del gioco facendo finta di stare al gioco. Mi spiego: tutti sono liberi di fare le loro regole e di attenersi ad esse. Ma se queste sono contraddittorie non si può far finta di niente. Il relativismo è una forma di violenza esercitata contro chi vuole attenersi a delle regole e viene costretto, con la forza o a persuasione ad attenersi a regole in contrasto con quelle che ritiene giuste per conformismo o convenienza. Mi sembra che battersi contro il relativismo sia proprio una battaglia per la libertà.
5) il Papa si oppone alla ricerca scientifica in campo biomedico
L’opposizione a certe ricerche in campo biomedico è essenzialmente un difendere chi non può difendersi (gli embrioni non hanno sindacati o partiti politici).
6) il Papa professa infondate teorie sulla nascita della vita
Le teorie scientifiche (se galileiane) sono costantemente soggette a revisione (per passaggi dal particolare all’universale: cfr il gioco della logica di Lewis Carrol). Quindi anche il Papa ha diritto a fare le sue teorie visto che ne fanno tante i cosiddetti scienziati. E non è detto che siano infondate visto che i preti di logica ne capiscono perché la studiano in seminario.
7) Il Papa rifiuta di accettare i necessari sistemi di limitazione delle nascite e di protezione dalle infezioni di natura sessuale...
I sistemi di limitazione delle nascite sono un portato della filosofia liberale dell’ottocento, condannata dalla Chiesa, in quanto partendo dal presupposto che occorre arricchire i ricchi per far mangiare i lavoratori comportava la necessità di limitare le nascite per evitare che una popolazione giovane e povera si ribellasse al potere economico composto per lo più da vecchi ricchi, viziosi e prepotenti. Il contenimento della popolazione è uno dei motivi dell’invecchiamento e del declino della società occidentale. Mi sembra che se tutti avessero pari opportunità e il modello di sviluppo non fosse quello di cercare di accaparrarsi i mezzi di produzione non si porrebbe nemmeno il problema di contenere le nascite.
8) Il Papa attenta alla laicità dello stato con la propria ingerenza...
Non ho mai visto il papa che mandasse cecchini o autobombe per fare propaganda. Piuttosto sembra che la sua grande cultura e la difficoltà di trovare nel cosiddetto mondo laico interlocutori in grado di parlare al suo livello ha generato il panico nei radicali. E si tira fuori l’ingerenza o lo si costringe a non parlare alla Sapienza.
9) il perseverare della tesi secondo la quale l'omosessualità...
Penso che non sia un reato avere l’opinione che certe situazioni siano considerate disordini. Alcuni non sono d’accordo, padronissimi. Qui si considera che non è lecito avere certe opinioni e ciò è in spregio alle libertà riconosciute dalla costituzione. Lasciamo perdere le teorie “scientifiche” per quanto sopra detto.
10) l'aver aggiunto anche la perla secondo la quale gli animali non hanno l'anima...
Non credo che sia contro ragione pensare che gli animali non hanno anima, per gli atei non l’avrebbero neppure gli uomini. Non credo che nessuno possa dare dimostrazioni scientifiche in merito. L’opinione su fatti incerti è lecita. Se i temi di un dibattito dovessero essere questi penso che sarebbe tempo perso fare un dibattito per totale carenza di informazioni e adesione a idee già dimostrate fallaci, oltre alla totale carenza di informazioni nel campo della logica moderna.
FRANKRAMSEY
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Il futuro della scuola - Una nota antipatica

In Ialia si sono dimenticati di progettare la scuola?
Facciamo una semplicissima ipotesi per immaginare e prevedere quanto potrebbe realisticamente accadere entro i prossimi 4-6 anni nella scuola elementare dell’obbligo.
Partiamo dalla realtà delle contestazioni a Letizia Moratti (ex Ministro della Pubblica Istruzione) per le nuove regole realtive alle iscrizioni nei nidi e nella scuola materna del Comune di Milano
Integriamo i dati suddetti con una elementare riflessione sulla situazione parallela nelle scuole private e nell’asilo famigliare (quello gestito da giovanili nonni sull’orlo di una crisi da prestazioni extra-età).
Andiamo con ordine.
A)Prendiamo a riferimento 2 graduatorie (scelte casualmente) di bimbi ammessi nel comune di Milano zona 1 (centro)
I esempio : 9 domande: ammessi 5 di cui 3 con cognomi stranieri 2 italiani. Non ammessi 4 italiani
II esempio: 18 domande: ammessi 11 di cui 5 con cognomi stranieri 6 italiani. Non ammessi 7 italiani
B) Abbiamo un totale di ammessi 18 ammessi di cui 10 bambini non italiani e 8 bambini italiani
C) Solitamente gli ammessi precedono i non ammessi anche in considerazione di un reddito più basso (deve essere presentata “dichiarazione ISEE del nucleo familiare utile al fine di ottenere un punteggio più favorevole in graduatoria e calcolare correttamente il contributo relativo alla refezione scolastica” (CIRCOLARE n.20 del 17 dicembre 2007)
D) Gli 11 bambini italiani non ammessi probabilmente frequenteranno le scuole private (o i nonni) e vivranno in una realtà famigliare o scolastica a cui i piccoli non italiani o con situazioni economiche svantaggiate non hanno motivo di accedere.
E) I 18 bambini ammessi appartengono necessariamente a realtà socio-culturali caratterizzate da; richiesta di integrazione, eterogeneità, reddito medio o basso; può inoltre accadere che la loro situazione famigliare sia di svantaggio o con difficoltà. Ed è sacrosanto favorirne ancora di più l’integrazione.
Abbiamo dunque : 18 bambini “comunali” e 11 “privati”.
Perché gli 11 bambini “privati” sono stati esclusi? Perché le loro famiglie pagano tasse più alte?
Quando questi mini-scolari confluiranno insieme nella scuola dell’obbligo, dove finalmente tutti potranno avere libero accesso, si formeranno nuove classi nelle quali alcuni (i comunali) chiederanno probabilmente di essere ammessi rimanendo ancora insieme, nelle stesse classi (col gruppo di origine) mentre gli altri, di necessità, entreranno … casualmente ed in ordine sparso.
Il nucleo, il nocciolo della classe sarà dunque formato da un gruppetto di bambini con esperienze simili e affinità varie, mentre tutti gli altri dovranno integrarsi.
Questo non va. Tutti i bambini hanno diritto al nido e alla scuola. Tutte le famiglie hanno esigenze di lavoro. Tutti i cittadini sono uguali e con gli stessi diritti. Perché accusare Moratti di togliere il nido e la materna solo quando questo accade a famiglie non in regola e non regolarizzabili? Perché si omette di ricordare tutti gli altri (circa un terzo) che non hanno avuto accesso al servizio comunale?
E perché non si valutano le conseguenze socio-affettive e didattico-pedagogiche, già problematiche, dell’attuale situazione che è già in evidente equilibrio molto precario?
Ci troviamo a rimpiangere la scuola postunitaria del libro Cuore, e in particolare la classe del protagonista, Enrico dove sedevano negli stessi banchi il figlio del carbonaio, dell’avvocato, del ferroviere, dell’impiegato, del muratore. E dove perfino l’infame Franti aveva il suo posto tra i compagni.
La scuola postunitaria ha riconosciuto diritto alla scuola elementare per tutti.
E siamo fermi ancora là.
Infatti non abbiamo ancora ottenuto che lo stesso diritto sia esteso alle materne e ai nidi in favore di tutte le famiglie che ne facciano richiesta. Ma quanto, da allora è cambiata la società, la vita delle famiglie e il ruolo femminile?
Facciamo una semplicissima ipotesi per immaginare e prevedere quanto potrebbe realisticamente accadere entro i prossimi 4-6 anni nella scuola elementare dell’obbligo.
Partiamo dalla realtà delle contestazioni a Letizia Moratti (ex Ministro della Pubblica Istruzione) per le nuove regole realtive alle iscrizioni nei nidi e nella scuola materna del Comune di Milano
Integriamo i dati suddetti con una elementare riflessione sulla situazione parallela nelle scuole private e nell’asilo famigliare (quello gestito da giovanili nonni sull’orlo di una crisi da prestazioni extra-età).
Andiamo con ordine.
A)Prendiamo a riferimento 2 graduatorie (scelte casualmente) di bimbi ammessi nel comune di Milano zona 1 (centro)
I esempio : 9 domande: ammessi 5 di cui 3 con cognomi stranieri 2 italiani. Non ammessi 4 italiani
II esempio: 18 domande: ammessi 11 di cui 5 con cognomi stranieri 6 italiani. Non ammessi 7 italiani
B) Abbiamo un totale di ammessi 18 ammessi di cui 10 bambini non italiani e 8 bambini italiani
C) Solitamente gli ammessi precedono i non ammessi anche in considerazione di un reddito più basso (deve essere presentata “dichiarazione ISEE del nucleo familiare utile al fine di ottenere un punteggio più favorevole in graduatoria e calcolare correttamente il contributo relativo alla refezione scolastica” (CIRCOLARE n.20 del 17 dicembre 2007)
D) Gli 11 bambini italiani non ammessi probabilmente frequenteranno le scuole private (o i nonni) e vivranno in una realtà famigliare o scolastica a cui i piccoli non italiani o con situazioni economiche svantaggiate non hanno motivo di accedere.
E) I 18 bambini ammessi appartengono necessariamente a realtà socio-culturali caratterizzate da; richiesta di integrazione, eterogeneità, reddito medio o basso; può inoltre accadere che la loro situazione famigliare sia di svantaggio o con difficoltà. Ed è sacrosanto favorirne ancora di più l’integrazione.
Abbiamo dunque : 18 bambini “comunali” e 11 “privati”.
Perché gli 11 bambini “privati” sono stati esclusi? Perché le loro famiglie pagano tasse più alte?
Quando questi mini-scolari confluiranno insieme nella scuola dell’obbligo, dove finalmente tutti potranno avere libero accesso, si formeranno nuove classi nelle quali alcuni (i comunali) chiederanno probabilmente di essere ammessi rimanendo ancora insieme, nelle stesse classi (col gruppo di origine) mentre gli altri, di necessità, entreranno … casualmente ed in ordine sparso.
Il nucleo, il nocciolo della classe sarà dunque formato da un gruppetto di bambini con esperienze simili e affinità varie, mentre tutti gli altri dovranno integrarsi.
Questo non va. Tutti i bambini hanno diritto al nido e alla scuola. Tutte le famiglie hanno esigenze di lavoro. Tutti i cittadini sono uguali e con gli stessi diritti. Perché accusare Moratti di togliere il nido e la materna solo quando questo accade a famiglie non in regola e non regolarizzabili? Perché si omette di ricordare tutti gli altri (circa un terzo) che non hanno avuto accesso al servizio comunale?
E perché non si valutano le conseguenze socio-affettive e didattico-pedagogiche, già problematiche, dell’attuale situazione che è già in evidente equilibrio molto precario?
Ci troviamo a rimpiangere la scuola postunitaria del libro Cuore, e in particolare la classe del protagonista, Enrico dove sedevano negli stessi banchi il figlio del carbonaio, dell’avvocato, del ferroviere, dell’impiegato, del muratore. E dove perfino l’infame Franti aveva il suo posto tra i compagni.
La scuola postunitaria ha riconosciuto diritto alla scuola elementare per tutti.
E siamo fermi ancora là.
Infatti non abbiamo ancora ottenuto che lo stesso diritto sia esteso alle materne e ai nidi in favore di tutte le famiglie che ne facciano richiesta. Ma quanto, da allora è cambiata la società, la vita delle famiglie e il ruolo femminile?
giovedì 10 gennaio 2008
Nidi e Scuole Materne - Fioroni attacca Moratti: ed è subito fumo
FIORONI TUONA CONTRO MORATTI: ed è subito fumo
Curioso e tempestivo l’eroico furore di Fioroni contro Moratti.
Curioso e tempestivo l’eroico furore di Fioroni contro Moratti.
Curioso, tempestivo e pro domo sua.
Da cosa e da dove parte l’educazione alla legalità per Juan Miguel, Ken Evan, Pinto, Shane Chathuka, Kesha, Kahadija, Mohamed, Jahin?
Chi mai si sognerebbe di negare a questi fanciulli il diritto alla scuola?
E infatti i nomi dei bimbi che ho trascritto sono leggibili, insieme a tanti altri, negli elenchi delle graduatorie definitive degli ammessi ai Nidi d’Infanzia 2007-2008 del Comune di Milano.
Anche una lettura veloce (ma assai istruttiva) degli elenchi evidenzia la percentuale spesso superiore al 50% di bimbi non italiani. E l’elenco è bellissimo, e preso così fa allegria. Io immagino con tenerezza quei piccolissimi frequentanti tutti diversi e tutti uguali che giocano insieme nel nido.
Ma ci sono anche gli esclusi. E ce ne sono sia tra i nomi e cognomi stranieri sia, molti, tra quelli italianissimi. Il nido è certamente un diritto di tutti i bambini di tutte le famiglie che ne hanno necessità o che lo considerino importante per i loro figli.
L’ottusità impedisce di capire, la strumentalizzazione gonfia e fa confusione, l’arroganza solleva comodi polveroni che nascondono la verità.
Letizia Moratti ha il coraggio delle decisioni scomode e dell’immagine non accattivante.
Ma non è lei che esclude i bambini dal nido.
I nostri bimbi, (figli e nipoti) sono esclusi regolarmente da graduatorie comunali che non riescono ad accoglierli tutti.
Non ci sono abbastanza nidi e scuole materne, questa è l’odiosa verità.
E le famiglie escluse si debbono caricare la spesa delle scuole private, questa è l’amara realtà. Famiglie non abbastanza “povere”, madri non abbastanza “lavoratrici”, coppie non abbastanza disastrate si vedono negare il nido. Una realtà che dura da anni.
Senza che il dottor eclettico Fioroni abbia battuto ciglio né piegato il pincenez per buttar l’occhio sulle graduatorie.
Ora Moratti fa un’azione di anti-immagine ed è anche troppo facilmente contestabile.
La conseguenza è che pomposamente si sciorinano tutte le intrepide crociate dei nullafacenti, di quelli che parlano solo per essere approvati, e annuiscono solo per essere ricambiati.
Moratti ha tentato di restituire legalità ad una situazione già di per sé odiosa e difficile. Tutti sanno che evasori organizzati e lavoratori in nero risultano nullatenenti indipendentemente dalla nazionalità ed entrano più facilmente nelle graduatorie: ma parliamo comunque di una guerra tra poveri.
Nessuno neghi il nido, la scuola materna e quant’altro serve a una serena crescita dei bambini. I bambini sono un tesoro di tutti. Non accorgiamocene solo quando si tratta di dire belle frasi come queste a pronto effetto.
Ricordiamocelo anche tutte le volte che i riflettori non si accendono dai salotti mediatici e dai canapè country delle amiche del cuore.
E ricordiamocelo per tutti i diritti di tutti i bambini: compresi di quelli che crescono a Pianura, tra miasmi (che puzzano) e diossine (che uccidono).
La scuola non è sacra solo quando fa comodo.
E poi smettiamola con questo lessico dal sacrestia anni cinquanta: la scuola non è sacra; è un elementare ovvio diritto anche per una coppia (italiana o non) da 1500 euro al mese guadagnati in due: mutuo/affitto, vitto, spese, debiti, medicine e affini compresi (a cui aggiungere spericolatamente la retta scolastica privata).
Fioroni si rimbocchi dunque le maniche invece di minacciare e sbraitare vanamente.
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mercoledì 9 gennaio 2008
Quando ci si capisce, è scuola - Michele Lapiccirella
Però dal suo ultimo banco aveva guadagnato uno spazio maggiore di autonomia e osservazione. Dicono che i Prof vanno a simpatia. Definizione strumentale; perchè se io fossi andata a simpatia non solo lo avrei lodato sperticatamente ogni minuto, ma non gli avrei mai rotto le scatole con i miei predicozzi. In realtà con alcuni ragazzi si stabilisce un rapporto di comprensione, di empatia naturale che assomiglia a una corrente. E questa corrente scorre fluida e felice, per cui ci si può anche contestare e scontrare, ma sempre rafforzando il legame.
Michele era considerato da qualche sussiegosa, collega, pomposamente corretta e presa dal suo ruolo, un solenne rompiscatole. Ma per me questa era una vera qualità, perchè lui non era mai banale, mai lecchino (anzi era un provocatore nato), mai secchione, mai servile, mai con la schiena piegata. Tranne quella volta che la piegò fisicamente: ossia entrò in aula e si mise seduto come al solito, ma dopo cinque minuti si accasciò e si mise a dormire con la testa sul banco. Si svegliò (con lo sguardo ancora perso nel sogno, ma un po' mortificato) solo alla campanella. Poi seppi dal collega B. di Educazione Fisica, che il rompiscatole aveva lavorato fino a tardissimo, e non era un evento eccezionale, per collaborare con lui nel predisporre una manifestazione sportiva per portatori di handicap (pallacanestro per disabili).
Insomma Miche era uno curioso, polemico e domandoso. Aveva un fantastico cane di nome da vero uomo: Guido (non Fuffi, Jason o Joker). Leggeva giornali e libri, aveva idee politiche discretamente accese, sue proprie, elaborate e fondate. Le colleghe pomposamente corrette gli preferivano studenti correttamente falsi, e senza pensiero. Alunni che di fronte al tre o al quattro strisciavano implorando un'altra possibiltà. Intendiamoci, non dico che la seconda possibilità (o la terza o la quarta) non debbano esser chieste con civile e compunta educazione; ma nemmeno lasciando striscie di bava gorgogliante sui banchi e sui pavimenti. E io detesto la bava. Michele non strisciava, non protestava: incassava ma si imbufaliva; e gli lampeggiavano gli occhi neri. In più sulla felpa portava la kefià. Ihhh che paura. Lui mi ha sempre sopportato e dialogato con la mia visione democratica, ma non anticlericle (nella quale lui invece sguazzava felice) e ci siamo capiti.
Quando ci si capisce, appunto, la scuola è servita.
Perchè ne parlo all'impefetto? Perchè Michele era un mio alunno, e io ero la sua prof. Mentre adesso Michele è un mio collega e insegna lettere. Lui dice che non siamo colleghi (rompe, rompe...) perchè sono andata in pensione proprio mentre lui è entrato in servizio. Embè?
Intanto io sono una-profi-per-sempre, (come i preti e i diamanti) e poi l'importante è che la corrente continui. E che in cattedra ci vadano, finalmente, quelli giusti. Come Michela Lapiccirella. Evvai Michè!
(La tua tesina su Intellettuali e fascismo credo di averla ancora)
lunedì 7 gennaio 2008
EBook - La classe non è doc - Mariaserena Peterlin
| clicca qui |
scaricabile dal sito Lulu.com, alla pagina
Maria Serena Peterlin libri ed eBook
“La classe non è .doc” parla di ragazzi e di scuola, di insegnanti, di dirigenti e della quotidiana vita scolastica. Racconta solo fatti accaduti e persone reali. Non è un’opera di fantasia, però mi sono presa la libertà di interpretare ciò che ho raccontato.
Potrebbe essere definito un diario, anche se non ho registrato sistematicamente giorno per giorno fatti e pensieri.
Ho cominciato quasi per caso: non pensavo a un libro o a un romanzo.
Come insegnante di lettere nel triennio di un Istituto Tecnico di Roma-Eur avevo avuto una terza classe maschile, considerata da tutti come la peggiore di sempre. Ma quella sfida è stata la più interessante e coinvolgente della mia vita di insegnante.
Scrivevo per esprimere le mie riflessioni e qualche contestazione, la passione e l’amore per l’insegnamento, ma anche l’insofferenza e la delusione verso molte situazioni che non riuscivo a condividere e ad accettare. Ho continuato a scrivere e, mentre avevo sempre maggiore motivazioni nel lavoro in classe, trovavo sempre più difficile parlare con alcuni colleghi.
I ragazzi della classe protagonista del mio scritto hanno saputo (non da me) che scrivevo di loro, ma hanno avuto in lettura il testo solo al termine del triennio e dopo la maturità. La loro gioia, l’emozione, l’entusiasmo con cui si sono riconosciuti in ciò che avevo elaborato mi hanno reso felice. Potrei citare le loro lettere, gli sms, le frasi che mi hanno detto, ma ne sono gelosa.
Il passaggio dal file di Word alla realizzazione dell’e-Book è stata opera del team del sito del Praticomondo: è stato interessante affidare ad altri giovani non solo la parte informatica, ma anche la scelta della grafica e della struttura dell’opera. La formula e-Book multimediale ha reso l’insieme molto più vivace perchè ha semplificato la consultazione (che non è rigida), ed abbiamo potuto aggiungere molte foto dei miei ragazzi e qualcuna che racconta anche di me.
Il risultato è ora sul web. Libero e gratuitamente fruibile.
Tenterò una schematica spiegazione delle convinzioni su cui si basa l’e-Book.
All’insegnamento si arriva per tante strade, e nemmeno io ci sono arrivata in prima battuta da neolaureata: però, senza mezzi termini, credo che insegnare senza amare questo lavoro sia colpevole e disonesto.
Nel corso degli anni ci siamo tutti lamentati del fatto che il “livello degli studenti” si abbassava; pochissimi però hanno voluto ammettere che (prima) si era abbassato anche il livello dell’insegnamento.
Insegnare stanca è il titolo di un libro molto interessante di Ossola-Bertinetto del 1982: aggiungerei che anche “imparare e studiare è, per chi vi si impegna, faticoso”. Ed è ancora più faticoso quando gli insegnanti sono meno motivati e coinvolgenti e da quando è diventato evidente che il termine degli studi non apre più la strada del lavoro.
C’è un altra questione fondamentale: la scuola esiste per tutti; però alcuni ragazzi hanno alle spalle famiglia e cultura, altri hanno astuzie e strategie socio-culturali, altri hanno esperienze evolute, altri sono, uso con affetto queste espressioni anche nel libro, ruspanti, non bio-tech, non protetti. Io credo che la loro aggressività, la cosiddetta indisciplina o la maleducazione, il piccolo bullismo (non parlo di fenomeni di delinquenza vera, che peraltro sono, nonostante il clamore mediatico, eccezioni) sono punti di debolezza, sono carenze sulle quali si deve intervenire, sono una sfida a cui l’insegnante non dovrebbe sottrarsi.
Prima di iniziare a distribuire nozioni e concetti è dunque fondamentale conoscere la classe.
E ogni classe è un fenomeno a sé, è un reticolo vivo e interattivo, a volte renitente e insolente.
Purtroppo accade che gli insegnanti non conoscano abbastanza i loro alunni o non si pongano il problema, accade che affermino: “Sono qui per insegnare e se loro non seguono sono affari loro, il mio lavoro è spiegare e non fare lo psicologo”.
Ma la psicologia non c’entra e non è una giustificazione.
Inoltre può accadere che i dirigenti chiedano voti e disciplina e non interventi educativi.
Però la magia dell’insegnamento è anche questa: una volta chiusa la porta dell’aula siamo di fronte ai nostri ragazzi, ai loro occhi e ai loro sentimenti; e se vogliamo, se ci mettiamo in gioco, se non alziamo barriere, tutto può ancora accadere.
Il titolo “La classe non è .doc” è nato come nome di un file di word che stavo salvando. Avevo scritto “La classe”, ma quando ho visto apparire il suffisso “.doc” ho sorriso; la mia classe era tutto, meno che un prodotto “doc”, e così ho aggiunto “non è”; il nomefile “La classe non è .doc” era molto più adatto, e tale è rimasto anche per altri motivi.
Il primissimo file conteneva dei giudizi che avevo scritto sui ragazzi quasi per gioco.
Nel nuovo esame di Maturità l’ammissione si basa sulla media aritmetica delle medie dei voti (scritti e orali, conteggio di crediti e debiti etc) mentre per decenni avevamo elaborato giudizi di ammissione. Per me redigere i giudizi era una prassi acquisita e quasi divertente. Avevo pensato: e se scrivessi come li vedo davvero questi ragazzi? Lo feci. Si trattava di giudizi liberamente ideati: atipici e anticonformisti; scritti ironicamente e più per mettere in luce il carattere, il comportamento, le attitudini e, diciamola tutta, l’umanità naïf e provocatrice; però evidenziavano anche la spaccatura, non priva di drammaticità, tra la realtà studentesca in senso sociale, affettivo e umano (lasciamo in questo frangente in ombra quello culturale) e la scuola solennemente declamata o genericamente ideata nei luoghi deputati della politica scolastica. Mentre li scrivevo constatavo quanto lontani fossero non solo i soloni dell’istruzione, ma anche i mass media, gli opinionisti e le stesse buone famiglie dalla nostra realtà di docenti alle prese con il problema quotidiano dell’istruzione e dell’educazione. Molti infatti non si rendono conto dello sgomento che un bravo e buon insegnante affronta nell’impatto con LA CLASSE. La domanda più pressante infatti è: “…e con questi da dove comincio?”
Il libro è nato così, e dai giudizi sono passata a raccontare la vita nella mia scuola: per descriverla dal di dentro, per raccontare come siamo noi e come sono loro, i ragazzi. È nato per amore verso questa professione che considero bella e in un certo senso fatata; una professione che rende la vita degna e nobile, un lavoro reale e costruttivo del quale non possiamo fare a meno né come individui né come cittadini, né come società. Una professione faticosa e seria, ma senza potere, senza monetizzazione credibile, senza ipocrisie e che dovremmo tutti rispettare. Noi insegnanti per primi.
Ho sempre detestato i cosiddetti “asinari” o “stupidari” scolatici: raccolte di bestialità e di orrori detti un po’ per ignoranzam, un po’ per ingenuità dai nostri ragazzi e golosamente collezionati e raccolti da qualche insegnante non degno del nome. Non mi sono mai piaciuti anche perché se, per contro, i ragazzi avessero pubblicato le asinerie o le isterie dei prof (che collezionano e raccolgono ora su Youtube, ma da sempre sui loro quaderni e diari) probabilmente la classe docente ne uscirebbe pestata e sconfitta da un punteggio in qualche caso umiliante.
Infine mi sono tolta qualche sassolino. Sono stata a volte considerata troppo materna dai colleghi. Questa è stata la critica che mi ha dato più fastidio in assoluto. Una modalità di apertura rispettosa e affettuosa verso i ragazzi non ha niente a che vedere con la maternità. Ribadisco anche nel libro la mia convinzione che l’unica modalità nella quale l’insegnamento trova un senso autentico è quella del dialogo. Insegnare è dialogare: non è semplice e ci mette di fronte a noi stessi fino in fondo. Ma è la specifica dignità del maestro degno di stima.
Ho parlato della scuola rappresentandola dal mio punto di vista.
Non è materiale per una fiction. Di quelle ce ne sono anche troppe.Mariaserena Peterlin Libri ed eBook
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venerdì 4 gennaio 2008
Nota cellulare intransigente su musica e poesia
Si legge e si ascolta di tutto. E va bene così. Vi sono sollecitazioni, stimoli, blandizie, ammiccamenti, lusinghe che possiamo ammettere o sopportare evitando di sprecare cannonate per le mosche; vi sono anche commozioni facili, che agilmente trascinano ed entusiasmano e fanno dire: bella musica, grande poesia.
Allora mi permetto di dire una cosa che penso da tanto tempo, ma mi va di dire oggi perchè inizia un nuovo anno. La musica grande e vera, così come la poesia grande e vera possono permettersi qualsiasi argomento, possono incoronare la trasgressione, possono sfidare le regole e il gusto tradizionale.
Ma la lacrimuccia sentimentale no; la trivialità buffonesca no; il risciacquamento gastro-intestinale no; il relativismo pseudo artistico no; la mercificazione del reciproco consensuale apprezzamento no; hanno altre mete e non devono essere deviate da quelle.
Un esempio? Hanno mandato su Mtv poco fa un vecchio un concerto dei Queen: alla fine Freddie Mercury compariva con la corona regale, paludato di velluto ed ermellino e con un lungo mantello-velo bianco: trash? trasgressione? kitsch? eccesso? esibizionismo? Forse un mix tutto questo: però fino ad una frazione di secondo prima grandissima musica, ritmo, voce, intonazione, invenzione. E allora si deve accettare che l'artista giochi anche con il travestimento della corona e l’inno della regina.
Ma i liberi-belati della pseudo musica e della pseudo poesia non chiamiamoli arte. Nessuna corona per loro.
La tv? L'ho spenta
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Allora mi permetto di dire una cosa che penso da tanto tempo, ma mi va di dire oggi perchè inizia un nuovo anno. La musica grande e vera, così come la poesia grande e vera possono permettersi qualsiasi argomento, possono incoronare la trasgressione, possono sfidare le regole e il gusto tradizionale.
Ma la lacrimuccia sentimentale no; la trivialità buffonesca no; il risciacquamento gastro-intestinale no; il relativismo pseudo artistico no; la mercificazione del reciproco consensuale apprezzamento no; hanno altre mete e non devono essere deviate da quelle.
Un esempio? Hanno mandato su Mtv poco fa un vecchio un concerto dei Queen: alla fine Freddie Mercury compariva con la corona regale, paludato di velluto ed ermellino e con un lungo mantello-velo bianco: trash? trasgressione? kitsch? eccesso? esibizionismo? Forse un mix tutto questo: però fino ad una frazione di secondo prima grandissima musica, ritmo, voce, intonazione, invenzione. E allora si deve accettare che l'artista giochi anche con il travestimento della corona e l’inno della regina.
Ma i liberi-belati della pseudo musica e della pseudo poesia non chiamiamoli arte. Nessuna corona per loro.
La tv? L'ho spenta
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lunedì 31 dicembre 2007
venerdì 28 dicembre 2007
La CLASSE è TORNATA
download gratuito su http://notecellulari.splinder.com/
Sono venuti a trovarmi quando hanno saputo dell’ebook. Sono venuti in gruppo, altri hanno inviato sms o hanno mandato saluti e messaggi.
I ragazzi della mia classe iscritta in terza nell’anno 2001-2002 e diplomatasi nel 2003-2004 hanno adesso 22 anni. Lavorano tutti, ma non tutti hanno trovato impiego corrispondente al loro diploma. Lavorano tutti, anche quelli che stanno facendo l’università. Tranne Gabriele che ha preso la Laurea breve in tecnico di radiologia da un mese ed aspetta il primo lavoro. Ovviamente sono perversamente fiera di tutti, e soprattutto di quelli che, con un diploma tecnico, adesso studiano scienze storiche o filosofia. Non è una novità perché quasi tutte le mie classi hanno avuto dei laureati in lettere, compreso Michele Lapiccirella che mi veniva a trovare dicendo ironico: ”Lo sai vero che hai fatto dei danni? Perché la colpa è tua se mi sono iscritto a lettere…”
Insomma non esibisco volentieri i sentimenti; ma qualche volta i sentimenti tracimano e allora è giusto rassegnarsi e lasciarsi navigare sulle onde increspate dalla tenerezza. Hanno telefonato e insistito, organizziamo noi. Allora ho risposto, venite da me. Sono venuti ed hanno voluto portare loro la pizza. E con la pizza un bellissimo mazzo di fiori, due bottiglie di vino del nonno di Davide, e una bottiglia di rosso speciale (questo lo deve bere la professoressa ha sentenziato Nick).
Non sono regali scontati. I miei ex selvaggioni non erano tipi da regalo né da fiori: tantomeno da fiori con un significato. “Matteo! spiegale tu!” hanno intimato al filosofo, e lui senza esitazione né imbarazzo ha spiegato: “Il girasole perché noi giriamo intorno a lei, gli iris per l’amicizia, il tulipano perché ci stava bene, e la rosa rossa… perché la rosa rossa ci voleva insomma!”
Insomma sì! Li ho abbracciati: tanto più alti e imponenti di me, così uguali e così cambiati. La tavola era apparecchiata con qualche piccolo antipasto; si sono tolti i giacconi e si sono dati subito da fare: Riccardo e Matteo hanno messo in tavola la pizza e siamo stati benissimo. Parlato, ricordato, riso. Poi ho fatto la sorpresa: ho tirato fuori la carta geografica dell’Europa della loro aula. Sottratta al macero perché ridotta com’era dalle loro incursioni e decorazioni sarebbe stata eliminata. Me l’ero presa l’ultimo giorno di scuola con loro. E’ indescrivibile: ci sono nomi di città modificati, disegni, scritte, risultati di partite, esclamazioni del loro lessico scolastico etc. Praticamente commossi ma soprattutto divertiti se la sono rimirata e studiata come tornati ragazzini. Poi hanno sparecchiato e pulito tutto. Sono andati sul terrazzo a fumare qualche sigaretta e se ne sono andati portando via il sacchetto della spazzatura. (Ci pensiamo noi!)
Mi è venuta in mente la sera della festa di fine d’anno del quinto anno estate 2004; sempre affettuosi e divertenti, ma con qualche trasgressione che ha lasciato tracce non proprio signorili a casa della collega.
Invece a casa mia sono stati perfetti. Ma con me, dopo il travolgente inizio del primo anno in terza sono stati sempre “diversi”. E io con loro sono sempre stata diversa.
Perché non esiste un modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi.
E sono contentissima che sia andata così. Basta.
Ho detto davvero troppo stavolta.
mercoledì 26 dicembre 2007
BUON NATALE
*
Ohh!
Sta arrivando Natale
Meglio un Natale silenzioso.
Meglio un Natale così come viene.
Meglio un Natale col cenone di casa.
Meglio un Natale un po' litigato che levigato.
Meglio un bel Natale al colesterolo che probiotico.
Meglio un Natale senza regali che un regalo senza Natale!
Meglio un Natale con la notte di Natale. Ma dove sono gli zampognari?
Meglio un Natale senza champagne che con il tg a manetta.
Meglio un Natale senza caminetto che con la grigliata e la birra.
Meglio un Natale senza prediche sul carovita che il carovita senza Natale.
Meglio un Natale senza Alitalia che con la dentiera di Padoa-Schioppa-Raccapriccio.
Meglio un Natale senza albero di Natale che alberi di plastica bianca e palle blu .
Meglio un Natale con bambini che sfasciano casa che con velina che zompetta nella tv.
Meglio nessun regalo che lifting, botox e bisturi come regalo di Natale.
Meglio un Natale con le rughe e il fruscìo delle carte veline.
Poveri ricchi. Non sanno niente del Natale.
Tu scendi dalle stelle per noi. Gli altri ... scendono tutti dal suv e dall'elicottero.
E' Natale adesso.
Silenzio
ssssss
ssssss
grazie!
"""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
Questo albero di parole è dedicato a tutte le persone che hanno pazientemente letto le mie parole sulle Notecellulari.spinder.com e in particolare al Praticomondo che ha dato vita alle mie scartoffie trasformandole in un rutilante ebook.
Ohh!
Sta arrivando Natale
Meglio un Natale silenzioso.
Meglio un Natale così come viene.
Meglio un Natale col cenone di casa.
Meglio un Natale un po' litigato che levigato.
Meglio un bel Natale al colesterolo che probiotico.
Meglio un Natale senza regali che un regalo senza Natale!
Meglio un Natale con la notte di Natale. Ma dove sono gli zampognari?
Meglio un Natale senza champagne che con il tg a manetta.
Meglio un Natale senza caminetto che con la grigliata e la birra.
Meglio un Natale senza prediche sul carovita che il carovita senza Natale.
Meglio un Natale senza Alitalia che con la dentiera di Padoa-Schioppa-Raccapriccio.
Meglio un Natale senza albero di Natale che alberi di plastica bianca e palle blu .
Meglio un Natale con bambini che sfasciano casa che con velina che zompetta nella tv.
Meglio nessun regalo che lifting, botox e bisturi come regalo di Natale.
Meglio un Natale con le rughe e il fruscìo delle carte veline.
Poveri ricchi. Non sanno niente del Natale.
Tu scendi dalle stelle per noi. Gli altri ... scendono tutti dal suv e dall'elicottero.
E' Natale adesso.
Silenzio
ssssss
ssssss
grazie!
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Questo albero di parole è dedicato a tutte le persone che hanno pazientemente letto le mie parole sulle Notecellulari.spinder.com e in particolare al Praticomondo che ha dato vita alle mie scartoffie trasformandole in un rutilante ebook.
Grazie buon Natale
Maria Serena Peterlin Ricci
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scarica GRATIS il mio ebook : La classe non è . doc
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mercoledì 12 dicembre 2007
Da FIORONI a GARIBALDI e ritorno
Da Fioroni a Garibaldi (e ritorno)
L'incauto navigatore che percorrendo l'ampio oceanico web decidesse di approdare per una sosta culturale ristoratrice presso il sito della Pubblica Istruzione (il portale per l'autonomia e l'innovazione, recita, modestia a parte, l'intestazione di Viale Trastevere) cliccando su http://www.pubblica.istruzione.it/
verrebbe accolto dal sorriso ben pasciuto in grisaglia grigioperla e cravatta azzurro-laziale del principale inquilino. Ma se, non contento se ne addentrasse nei seni e nei golfi e, ancor non pago si inoltrasse con vero sprezzo del pericolo nella baia della sezione studenti http://www.pubblica.istruzione.it/studentionline/ si imbatterebbe immediatamente in tempestosi guardiani dal nomi inequivocabili: Sezione legalità, Sezione bullismo, Sezione costituzione (tutte attive e cliccabili) e da una modesta Sezione diritto allo studio non ancora attivata.
Se l'austera atmosfera non l'avesse ancora scoraggiato a sufficienza, l'avventuroso web-nauta potrebbe essere tentato dall'esplorare le Ultime notizie e in particolare la -Proposta alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna “Garibaldi. Il mito” -
Ed ecco aprirsi al suo sguardo l'accogliente e bella scritta rossa a caratteri x-large : Dal mito alla Superba - Garibaldi e Genova Proposte alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna: "Garibaldi. Il mito" -
Sissignori. Garibaldi. Il mito.
Seguono dettagliati programmi articolati e distinti per tipi di scuole : Elementari, Medie e Superiori. Con illustrazione degli itinerari, dei pranzi al sacco e, in caso di pioggia, in uno spazio coperto e così via.
Niente di sorprendente, niente di negativo. Considero la visita di studio un evento positivo e utile all'esperienza socio-affettiva e culturale dei ragazzi. Rimane da chiedersi se sia educativo storicamente corretto proporre con tanta naturalezza la definizione di "Mito" per la complessa figura di Garibaldi. Se sia corretto sponsorizzare quella mostra in quella determinata città e prospetticamente orientarla a quella visione storica. E rimane da chiedersi se nelle centinaia di altre belle città italiane (Venezia, Ferrara, Napoli, Firenze etc) manchino spazi, eventi, occasioni.
Garibadi e basta invece... ma perchè?
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L'incauto navigatore che percorrendo l'ampio oceanico web decidesse di approdare per una sosta culturale ristoratrice presso il sito della Pubblica Istruzione (il portale per l'autonomia e l'innovazione, recita, modestia a parte, l'intestazione di Viale Trastevere) cliccando su http://www.pubblica.istruzione.it/
verrebbe accolto dal sorriso ben pasciuto in grisaglia grigioperla e cravatta azzurro-laziale del principale inquilino. Ma se, non contento se ne addentrasse nei seni e nei golfi e, ancor non pago si inoltrasse con vero sprezzo del pericolo nella baia della sezione studenti http://www.pubblica.istruzione.it/studentionline/ si imbatterebbe immediatamente in tempestosi guardiani dal nomi inequivocabili: Sezione legalità, Sezione bullismo, Sezione costituzione (tutte attive e cliccabili) e da una modesta Sezione diritto allo studio non ancora attivata.
Se l'austera atmosfera non l'avesse ancora scoraggiato a sufficienza, l'avventuroso web-nauta potrebbe essere tentato dall'esplorare le Ultime notizie e in particolare la -Proposta alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna “Garibaldi. Il mito” -
Ed ecco aprirsi al suo sguardo l'accogliente e bella scritta rossa a caratteri x-large : Dal mito alla Superba - Garibaldi e Genova Proposte alle scolaresche di un soggiorno a Genova in occasione della rassegna: "Garibaldi. Il mito" -
Sissignori. Garibaldi. Il mito.
Seguono dettagliati programmi articolati e distinti per tipi di scuole : Elementari, Medie e Superiori. Con illustrazione degli itinerari, dei pranzi al sacco e, in caso di pioggia, in uno spazio coperto e così via.
Niente di sorprendente, niente di negativo. Considero la visita di studio un evento positivo e utile all'esperienza socio-affettiva e culturale dei ragazzi. Rimane da chiedersi se sia educativo storicamente corretto proporre con tanta naturalezza la definizione di "Mito" per la complessa figura di Garibaldi. Se sia corretto sponsorizzare quella mostra in quella determinata città e prospetticamente orientarla a quella visione storica. E rimane da chiedersi se nelle centinaia di altre belle città italiane (Venezia, Ferrara, Napoli, Firenze etc) manchino spazi, eventi, occasioni.
Garibadi e basta invece... ma perchè?
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venerdì 7 dicembre 2007
La scuola è bocciata? Io boccio i dirigenti.
Mi è stata chiesta un'opinione sul recente rapporto OCSE in base al quale la scuola Italiana risulta una delle ultime in classifica. Ho notato che quando a parlare di scuola non sono né gli insegnanti, né i cosiddetti esperti o addetti lavori vengono alla luce problematiche importanti di solito marginalizzate nei luoghi deputati dell'Istruzione Pubblica. Invece nel mondo del lavoro (ma anche nell’Università) si sostiene che la nostra scuola è molto costosa ma fabbrica “somari”. Fioroni se la cava applicando alla scuola la definizione di "ascensore sociale", ovvero egli afferma che se la scuola permettesse di ottenere un buon posto di lavoro, allora il desiderio di studiare aumenterebbe.
Fioroni omette di ricordare a se stesso (Ministro della Repubblica) che anche un ragazzo colto, preparato, pieno di buona volontà e con un buon voto di Diploma o di Laurea si trova di fronte alla realtà di:
1. livellamento al basso delle retribuzioni (matematico o ingegnere, letterato o aspirante avvocato, perito industriale o ragioniere … le retribuzioni si aggirano, quando va bene, intorno ai 1000-1200 euro al mese)
2. condizione di incertezza del futuro.
3. Precarietà di lavoro per tutti: giovani e adulti, lavoratori con o senza esperienza.
Per cui il suo "ascensore" ci appare come una delle tante percezioni che solo il suo (a)dorato pince-nez riesce a captare.
Ma è vero che anche il mondo della scuola non sempre guarda lontano. Infatti nei consigli di classe o nei collegi docenti si parla di solito di andamento didattico-disciplinare, di modalità di recupero di debiti formativi, di quanti giorni concedere per la gita o, se proprio si va sul difficile, della formazione classi e della distribuzione dei soldi del Fondo di Istituto.
Ma poco o nulla affatto ci si occupa dell'utilità dei curricula ai fini della professionalizzazione dei diplomati di scuole tecniche
Per questo può accadere che un osservatore più neutro, non scolastico riesca a mettere in evidenza questioni considerate meno importanti, ma che invece risultano molto pertinenti rispetto ai risultati dell'istruzione e non soltanto al processo in atto. Vi è poi la questione, fondamentale quanto mai, della valutazione dell'opera dei docenti.
Un eventuale giudizio negativo sulla classe docente non va generalizzato, così come per altre categorie. Ma una analisi onesta, che desideri un miglioramento della situazione della scuola, deve svelare apertamente e senza reticente un antico guasto causato dalle conseguenze provocate dal tipo di reclutamento del personale docente avvenuto dagli anni 74-75 in avanti. In quel periodo, per esser chiari, si è iniziato ad assumere gli insegnanti "ope legis" e non, come prima, per selezioni tramite severi concorsi cattedre. Questa prassi ha avuto effetti peggio che negativi sulla qualità dell'insegnamento. A partire dal 1974 tutti abbiamo assistito, dall'esterno o dall'interno del sistema scolastico, all'immissione in ruolo (a regime torrentizio) di colleghi che finalmente entravano in ruolo per...anzianità di supplenza.…
Qualcuno era ottima persona preparata e seria, altri invece erano stati più volte bocciati ai concorsi e sono riusciti ad ottenere abilitazioni con corsi speciali e non per esami.
Allora: vogliamo rimettere esami per tutti, o solamente per gli studenti settembrini?
Attualmente quel sistema di reclutamento sembra chiuso, e speriamo che rimanga così.
Infatti la qualificazione dei docenti che seguono il biennio di perfezionamento delle SSIS possiede certamente serietà e credibilità molto più concrete.
A scuola ho spesso anche io desiderato che sul lavoro dei docenti ci fosse una verifica competente ed equilibrata. Il più delle volte l'intervento di un bravo dirigente può migliorare la situazione davvero.
Ma, tolte le dovute eccezioni, qual è e dov’è il BRAVO DIRIGENTE?
Al di là della solita difesa corporativa e di categoria, al di là degli arroccamenti su sussiegose posizioni di privilegio, al di là delle nomine, anche queste perseguite ed ottenute con corsi speciali o per la solita procedura ammuffita e avvilente e che mi permetto di definire quella dell’anzianità di supplenza (da vicepreside nominato dal dirigente a preside incaricato per anzianità e titoli vati a corso di formazione concorso riservato …) al di là di tutto ciò dove sono lo smalto del leader, la competenza del manager, la capacità di gestire le situazioni del dirigente di qualità dotato di spessore culturale e passione didattica?
Spesso si sente dire che sarebbe necessario "licenziare" i fannulloni o gli incapaci. Non demonizzo una simile ipotesi perchè, come in molti campi (del pubblico impiego in particolare), è frustrante, per chi lavora seriamente, vedere accanto a sé imbroglioni che si portano a casa uno stipendio immeritato mentre dovrebbero essere per lo meno retrocessi a compiti di minore ricaduta sociale. Però prima o contemporaneamente (io preferirei "prima") si dovrebbe intervenire sui DIRIGENTI scolastici che percepiscono ottimi stipendi, aggiungono a questi le prebende dei progetti e di altre attività, ma non si occupano o non sanno gestire le attività didattiche, non sanno motivare e distinguere come dovrebbero, anzi.Per molti dirigenti un buon insegnante è semplicemente uno che tiene le classi in silenzio e si presenta agli scrutini con un congruo numero di insufficienze ben distribuite: attenzione però, insufficienze come 4 o 5 con cui non si boccia...Perchè bocciare è una grana che nessuno di questi soloni arcigni e pigri vuole davvero affrontare.
E il cerchio si chiude..
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domenica 2 dicembre 2007
Roberto Benigni lusinga ma non convince
BENIGNI tratta l'ALIGHIERI DA PAR SUO - ma è sguaiataggine
Benigni show tra sesso e politica titola il Corriere.it
"Un fiume in piena tra calambour [ma si scrive calembour... cari giornalisti del Corrierone ndr] , satira politica e frequenti richiami a battute su temi sessuali e «parolacce» volutamente inserite qua e là."
Infatti è stato così. Ma cosa significa "Parolacce volutamente inserite?" Significa forse che possono ... scappare incontrollate?
In effetti una sensazione di scarso controllo si è percepita e l'ho avuta anche io.
Certamente Benigni dava l'impressione di essere del tutto a suo agio: ammiccante, faceto, brillante funambolo di parole: ma le battute erano tutte giocate e sostenute su una volgarità poco conciliabile con l'orario dello spettacolo, diffuso in prima serata, e oltretutto poco coerente con la funzione educativa che l'illuminato Fioroni Ministro della Pubblica Istruzione vorrebbe attribuirgli.
Sarà un bell'insegnamento portare le scolaresche in aula-proiezione a visionare il dvd del comico che avrebbe dovuto illustrare la Commedia e leggere Dante.
Per farla breve: dopo un lungo esordio politico-sessuale Benigni ha attaccato una sperticata orazione nazionalista dedicata all'elogio dell'italianità. A quanto pare ci siamo inventati qualsiasi cosa e qualsiasi disciplina o scienza: dalla musica alla pittura, dalla filosofia all'architettura.
Simili sermoni li teneva la mia maestra Raffaella Frateiacci che ricordo sempre con grande affetto. Ma la mia maestra elogiava la cultura e l'arte italiana spronandoci a farcene degni eredi, non boriosi sponsor. Invece il Benigni ha strologato a tutto tondo infilando tutta una serie di patetiche vanterie scontate anche se, di questi tempi, tutto sommato gradevoli e gratificanti. (Facciamolo ambasciatore in Romania)
Taccio dell'Alighieri trattato come un fantoccio a cui il Benigni ha fatto dire di tutto.
Qualsiasi pensiero benigniano folle o mediocre, ispirato o digerito che fosse è stato attribuito a Dante: "Dio ha bisogno dell'uomo e non l'uomo di Dio", "si può andare verso la fede senza crederci", "alla fine del nostro viaggio incontreremo noi stessi" e via straparlando con assoluta ignoranza e indifferenza rispetto alla cultura dantesca. Per di più nominando Tommaso d'Aquino e i padri della Chiesa come se fossero i suoi compagni di merenda, ma senza mai citarne una riga. Anche perchè studi simili fanno tremare le vene e i polsi ai maggiori studiosi e sono pane di scienza per tempre robuste, non per divulgatori di ortaggi ed altri piselli quali il nostro ha dimostrato stasera di essere.
Meglio avrebbe fatto il Benigni a fermarsi alla satira politica, che gli viene assai bene.
Per farsi esegeti e filologi di Dante non basta esser toscani e Fiorentini (ma lui poi è di Prato no?).
La toscanità va benissimo per parlare del lardo di Colonnata .
E lì ci si dovrebbe fermare pudicamente.
Benigni show tra sesso e politica titola il Corriere.it
"Un fiume in piena tra calambour [ma si scrive calembour... cari giornalisti del Corrierone ndr] , satira politica e frequenti richiami a battute su temi sessuali e «parolacce» volutamente inserite qua e là."
Infatti è stato così. Ma cosa significa "Parolacce volutamente inserite?" Significa forse che possono ... scappare incontrollate?
In effetti una sensazione di scarso controllo si è percepita e l'ho avuta anche io.
Certamente Benigni dava l'impressione di essere del tutto a suo agio: ammiccante, faceto, brillante funambolo di parole: ma le battute erano tutte giocate e sostenute su una volgarità poco conciliabile con l'orario dello spettacolo, diffuso in prima serata, e oltretutto poco coerente con la funzione educativa che l'illuminato Fioroni Ministro della Pubblica Istruzione vorrebbe attribuirgli.
Sarà un bell'insegnamento portare le scolaresche in aula-proiezione a visionare il dvd del comico che avrebbe dovuto illustrare la Commedia e leggere Dante.
Per farla breve: dopo un lungo esordio politico-sessuale Benigni ha attaccato una sperticata orazione nazionalista dedicata all'elogio dell'italianità. A quanto pare ci siamo inventati qualsiasi cosa e qualsiasi disciplina o scienza: dalla musica alla pittura, dalla filosofia all'architettura.
Simili sermoni li teneva la mia maestra Raffaella Frateiacci che ricordo sempre con grande affetto. Ma la mia maestra elogiava la cultura e l'arte italiana spronandoci a farcene degni eredi, non boriosi sponsor. Invece il Benigni ha strologato a tutto tondo infilando tutta una serie di patetiche vanterie scontate anche se, di questi tempi, tutto sommato gradevoli e gratificanti. (Facciamolo ambasciatore in Romania)
Taccio dell'Alighieri trattato come un fantoccio a cui il Benigni ha fatto dire di tutto.
Qualsiasi pensiero benigniano folle o mediocre, ispirato o digerito che fosse è stato attribuito a Dante: "Dio ha bisogno dell'uomo e non l'uomo di Dio", "si può andare verso la fede senza crederci", "alla fine del nostro viaggio incontreremo noi stessi" e via straparlando con assoluta ignoranza e indifferenza rispetto alla cultura dantesca. Per di più nominando Tommaso d'Aquino e i padri della Chiesa come se fossero i suoi compagni di merenda, ma senza mai citarne una riga. Anche perchè studi simili fanno tremare le vene e i polsi ai maggiori studiosi e sono pane di scienza per tempre robuste, non per divulgatori di ortaggi ed altri piselli quali il nostro ha dimostrato stasera di essere.
Meglio avrebbe fatto il Benigni a fermarsi alla satira politica, che gli viene assai bene.
Per farsi esegeti e filologi di Dante non basta esser toscani e Fiorentini (ma lui poi è di Prato no?).
La toscanità va benissimo per parlare del lardo di Colonnata .
E lì ci si dovrebbe fermare pudicamente.
sabato 1 dicembre 2007
Notturno dinamico
Notturni, come flussi paralleli,
corrono umani imprigionati e soli
avvolti nelle plastiche lamiere.
Vettori sotterranei e anonimanti
dove il respiro la sua sosta trova
tra scosse, allunghi e strappi di ripresa.
Note le strade sconosciuti i volti
scorrono sulle ruote, ma i colori
sembrano oblique luci azzurreggianti.
Il neon scolpisce quelle facce chine.
Le teste ciondolanti e rassegnate
dove sta rinserrato ogni destino.
In superficie scorrono le strade:
oblunghe luci di fanali inquieti
scorrono perlustrando sull'asfalto:
cercano forme note e ansiose voci.
Subito sfreccia un treno indifferente,
dentro altre teste ciondolanti inani
sembrano noncuranti, ma ciascuno
segretamente un porto al cuore cerca.
corrono umani imprigionati e soli
avvolti nelle plastiche lamiere.
Vettori sotterranei e anonimanti
dove il respiro la sua sosta trova
tra scosse, allunghi e strappi di ripresa.
Note le strade sconosciuti i volti
scorrono sulle ruote, ma i colori
sembrano oblique luci azzurreggianti.
Il neon scolpisce quelle facce chine.
Le teste ciondolanti e rassegnate
dove sta rinserrato ogni destino.
In superficie scorrono le strade:
oblunghe luci di fanali inquieti
scorrono perlustrando sull'asfalto:
cercano forme note e ansiose voci.
Subito sfreccia un treno indifferente,
dentro altre teste ciondolanti inani
sembrano noncuranti, ma ciascuno
segretamente un porto al cuore cerca.
lunedì 26 novembre 2007
VIOLENTI gli ADOLESCENTI ma PER BENE gli ADULTI?
Adolescenti violenti - Adulti perbene
Quanto mi innervosiscono gli adulti perbene che parlano con tanta gravità e assennatezza di adolescenti violenti, bulli ed estremi. Questa specie di neologismo "adolescenti estremi" classifica con enfasi compunta gli episodi raccontati su giornali, radio, tv e internet. Come se non bastasse ho sentito stasera una specie di giornalista sbarcata da non so dove che su La7 si dichiarava convinta assertrice della cattiveria dei bambini e dei ragazzi della nostra società. Ecco il bel prodotto culturale di questi trentacinquenni-quarantenni acidini che non generano per scelta e si innervosiscono se casomai si trovano alle prese con il problema dell'educazione. La suddetta citava sapientemente il libro Cuore, testo fondamentale(?), scambiando un libro per l'infanzia scritto negli anni dell'Italia monarchica e post-unitaria per un trattato pedagogico e tra l'altro identificava il protagonista buono del libro nel fanciullo Enrico scambiandolo con il vero eroe buono che è semmai il fanciullo Garrone. Il povero Franti è anche troppo facile classificarlo.
Ai suddetti adulti perbene, sterilmente sentenzianti, suggerirei di studiare bene i principali testi di pedagogia (almeno quelli dal settecento ai giorni nostri) e di considerare che se il problema dell'educazione ha sempre costituito un argomento su cui spendere fiumi di inchiostro e anni di studio allora vuol dire che non è un problema semplice si cui si possa autorevolmente pronunciarsi senza rischiare di scivolare sulle banane.
Suggerirei inoltre di rileggere Dickens, e di vedere se sia il caso si rimettersi ad usare le frustate e le nerbate: ... potrebbero funzionare
Suggerirei anche di provare A CONFRONTARSI con gli adolescenti, e di smetterla di giudicare, se non vogliono essere giudicati anche ... loro (anche perchè mi pare abbiano qualche difficoltà a dimostrare di avere buoni esempi da dare).
Suggerirei infine di rimboccarsi le maniche perchè, fino a prova contraria, i bambini e i ragazzi non creano modelli sociali... gli adulti si.
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Quanto mi innervosiscono gli adulti perbene che parlano con tanta gravità e assennatezza di adolescenti violenti, bulli ed estremi. Questa specie di neologismo "adolescenti estremi" classifica con enfasi compunta gli episodi raccontati su giornali, radio, tv e internet. Come se non bastasse ho sentito stasera una specie di giornalista sbarcata da non so dove che su La7 si dichiarava convinta assertrice della cattiveria dei bambini e dei ragazzi della nostra società. Ecco il bel prodotto culturale di questi trentacinquenni-quarantenni acidini che non generano per scelta e si innervosiscono se casomai si trovano alle prese con il problema dell'educazione. La suddetta citava sapientemente il libro Cuore, testo fondamentale(?), scambiando un libro per l'infanzia scritto negli anni dell'Italia monarchica e post-unitaria per un trattato pedagogico e tra l'altro identificava il protagonista buono del libro nel fanciullo Enrico scambiandolo con il vero eroe buono che è semmai il fanciullo Garrone. Il povero Franti è anche troppo facile classificarlo.
Ai suddetti adulti perbene, sterilmente sentenzianti, suggerirei di studiare bene i principali testi di pedagogia (almeno quelli dal settecento ai giorni nostri) e di considerare che se il problema dell'educazione ha sempre costituito un argomento su cui spendere fiumi di inchiostro e anni di studio allora vuol dire che non è un problema semplice si cui si possa autorevolmente pronunciarsi senza rischiare di scivolare sulle banane.
Suggerirei inoltre di rileggere Dickens, e di vedere se sia il caso si rimettersi ad usare le frustate e le nerbate: ... potrebbero funzionare
Suggerirei anche di provare A CONFRONTARSI con gli adolescenti, e di smetterla di giudicare, se non vogliono essere giudicati anche ... loro (anche perchè mi pare abbiano qualche difficoltà a dimostrare di avere buoni esempi da dare).
Suggerirei infine di rimboccarsi le maniche perchè, fino a prova contraria, i bambini e i ragazzi non creano modelli sociali... gli adulti si.
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