chi sono

Sono Maria Serena, ho insegnato letteratura italiana. Oggi scrivo e sono qui per riflettere, dialogare raccontare. I miei interessi sono rivolti alla comune condizione umana, anche quella raccontata dalla letteratura. Vorrei partecipare alla costruzione di un pensiero nuovo e diverso, fondato su radici antiche, che riconosca uguaglianza e giustizia a tutti.

martedì 24 novembre 2009

Alla panza non si comanda: sulla PAUSA PRANZO è polemica



Interessa a qualcuno se/che il lavoratore mangia?
Evidentemente sì; e non solo.
Vogliono sapere se, come, quando e per quanto. Magari anche con chi o se da solo.
Un'indagine da confessione generale.
Ma il ridicolo esplode sulle motivazioni: "se si perde tempo alla... buvette, si lavora meno".
Alla buvette? Riusciamo ad immaginare altre tre o quattro fast-food altrettando esclusivi?
Roba da scapotarsi dal ridere. Riso... amaro però.
Insomma il parlamento più assenteista del pianeta è colto da scrupoli sottili, ma dispeptici; e il paese, muto percosso attonito, invece di rispondere a sberleffi si interroga.

Scusi, lei mangia? e immagino qualche risposta di panza:
Noooo... faccio fitness.
No, non c'ho i soldi, mangio una volta sola al giorno, caffelatte.
No! io mi porto uova e farina e mi arrangio con due tagliatelle fatte sul posto.

Rotondi è vecchia volpe diccì ci delizia con questa prelibatezza montecitoriana alternativa.
Ma noi ingrati, noi ottusamente concreti rimaniamo fissi ai problemi seri.
Che caratteraccio abbiamo noi italiani!

E se arriviamo alla frutta? Sarà un BITTER FRUIT


mercoledì 18 novembre 2009

La scuola? argomento decotto: ora impazza il decoder


Una vita nella scuola




La scuola è stata, negli anni, bombardata da varie incompetenze, alcune delle quali interne perfino alla classe docente (non neghiamolo) e molte altre esterne. Difficile, non impossibile, riconoscere quali abbiano fatto danni più gravi. Da un po' di tempo dubito che se tutti gli insegnanti avessero consapevolezza professionale, coraggio e determinazione uniti a crescita culturale sarebbero trattati così. Per anni ho visto assemblee (sindacali e non) di docenti sparute nei numeri dei presenti quanto frustrate nella possibilità di incidere. Ho assistito a collegi docenti pilotati da presunti presidi-manager che invece di essere dirigenti-leader erano solo burocrati acriticamente sottomessi alle circolari e alle normative. Ho partecipato a collegi docenti in cui battagliere minoranze propositive davano voce ad analisi sulle problematiche didattico-pedagogiche, ma erano appena sopportate da una maggioranze benaltriste ossequienti e acritiche. Ho visto insegnanti e consigli di classe capaci di andare solo alla ricerca del tempo perduto o dell'insufficienza in condotta o, ancora, dell'automatismo: tot-insufficienze = bocciatura-senza-discutere. Dunque responsabilità ce ne sono. Ma c'è anche una scuola bella e qualificata che lavora seriamente, la scuola che funziona , una scuola che deve essere ascoltata da interlocutori politici e dal mondo della cultura. Esistono anche straordinari insegnanti: entusiasti, appassionati, creativi, capaci di inventare e progettare ogni giorno ipotesi di lavoro e soluzioni a breve e medio termine: ma perché non sono ascoltati? Certo a questa scuola non presta attenzione, almeno per ora, l'ineffabile attuale ministro, ma nanche altri che hanno abitato nel palazzone di Vle Trastevere. Gelmini infatti dice che "le proteste sono rientrate, non ci sono tagli e tutto è tranquillo". I giornali (tranne pochissimi) piluccano qualche notizia su disagi o proteste perchè i cortei invadono le strade. Le TV, addirittura, mediamente trasmettono, appunto, il solito ben-altro! L'analgico è morto: w il digitale! Questa è/sarebbe la notizia delle notizie, fondamentale, di attualità. Invece la Scuola e l'Università sono in piazza anche oggi, i precari sono ancora più precari e disoccupati, i docenti abilitati sono come pietrificati in graduatorie mummificate.I genitori, d’altro canto, sanno (o dovrebbero sapere) che ai loro figli mancano ancora docenti, che si sono moltiplicati gli alunni e dimezzate le cattedre sommando ore a ore.I diritti sono diventati carta da macero e potremmo continuare. Delle manifestazioni di protesta si parla solo negli avvisi sul traffico. Cosa dobbiamo concludere? Che la crisi economica è anche crisi culturale e che, come al solito, le notizie vengono date e amplificate fino a farle diventare iperboli a cui nessuno crede più. La tecnica è consolidata: si è parlato per un po’ di scuola? Ora basta, passiamo alla prossima notizia fondamentale: come si programma il decoder?

Cinismo e viltà? Benvenuto nel paese di Don Abbondio!

"Il coraggio", diceva don Abbondio al Cardinale che gli rimproverava la sua vigliaccheria, "uno non se lo può dare". Ma allora è giusto esigerlo dagli altri? Per favore basta con le prediche mediatiche e i moralismi da quattro soldi. Non è giusto nè opportuno provocare oltre i cittadini di questo paese già abbastanza provati dalla crisi, dai problemi del lavoro e della vita quotidiana nonchè dalle ardite eccentricità di una classe politica che ci stupisce ed appare sempre più bisognosa di energiche badanti come mai prima si era visto.Se puo accadere, come è accaduto, un ragazzo viene massacrato di botte mentre è custodito dalla GIUSTIZIA, che un giovane venga aggredito e riempito di botte davanti a Stazione Termini, luogo in cui dovrebbero esserci presidi delle FORZE dell'ORDINE come in qualunque stazione ferroviaria, se una ragazzina quattordicenne può essere violentata da coetanei che vengono classificati dagli INQUIRENTI come ragazzi di FAMIGLIE NORMALI... allora non ci venire a fare la morale parlando di indifferenza del cittadino comune.
Il cittadino mantiene un apparato statale complesso e costoso che non sta a me descrivere; ma di cui ricordiamo almeno il potere esecutivo e il potere giudiziario nonchè una classe politica. Dunque il cittadino ha già dato.
Dunque il cittadino che rispetta la legge, lavora e mantiene rapporti di amicizia, affetto e solidarietà con i suoi simili ha già fatto il suo dovere.
Il problema non è la persona che si trova ad assistere a un atto di violenza; il problema è che c'è violenza e violazione della legge e che questa non è adeguatamente prevenuta e fronteggiata. Anche in ambito educativo, certamente, ma soprattutto nelle sedi del potere.
Altrimenti ha ragione Piero Sansonetti quando dice che bisogna vuotare le prigioni.Se quotidianamente ci troviamo a subire atti di violenza allora vuol dire che i colpevoli stanno fuori, o che fuori ce ne sono tanti non adeguatamente fronteggiati.Ripeto: PER FAVORE BASTA CON LE PREDICHE e i moralismi da quattro soldi, basta con la promessa/minaccia di elezioni : lorsignori vadano a lavorare per il paese!

domenica 8 novembre 2009

a piedi sul pontile

SUL CROCIFISSO A SCUOLA



Ho lungamente insegnato in una scuola nelle cui aule il Crocifisso non c’era. Non ho mai domandato perché, né ho mai fatto richiesta perché vi fosse messo. Tra l’altro dubito che l’affissione sia mai stata obbligatoria in senso stretto. So che la mia scuola vantava, in senso intellettuale, una posizione strettamente laica e largamente illuminata. Era, in quegli anni, una bella scuola.

A volte ho sognato, invece, una situazione logistica simile a quella delle scuole non italiane in cui ogni professore ha la sua aula e sono i ragazzi a spostarsi. In Italia non sarebbe possibile: il piano orario degli istituti è obbligatorio e rigidamente fissato, le aule sarebbero insufficienti e ci sarebbero classi intere scalpitanti che sciamano ad ogni cambio di lezione invadendo quei corridoi che si vorrebbero quieti ed esteriormente ordinati. Naturalmente la cosa non mi turberebbe più di tanto, ma so benissimo che non è così per tutti.

Ho desiderato un’aula tutta per me perché, presuntuosamente, mi avrebbe assomigliato e avrei voluto dare ai miei ragazzi non solo il mio lavoro, ma anche l’impressione di quanto diverso sia uno spazio dedicato allo studio letterario da un altro, pur straordinario, qualsiasi.

Certo l'aula tutta per me sarebbe stato anche utile. Avrei potuto evitare di arrivare a scuola carica di libri e pacchi di compiti, di quotidiani e giornali, ci avrei messo un impianto hi-fi (anche a mie spese, lo avrei acquistato all’usato) e uno schermo televisivo, dvd e cd; avrei riempito le pareti di stampe e poster, avrei messo oggetti pensati per comunicare coi libri: una lampada da tavolo, penne, matite, fogli per appunti, memo, avrei conservato i biglietti delle tante visite guidate alle mostre, alle visite di studio, i nostri appunti e progetti. Insomma avrei messo tanto di tutto ciò che un letterato appassionato e un po' caotico accumula intorno a sé.

Ma non so se, nell'aula, avrei messo il crocifisso.

Ieri ho sentito in tv due politici di idee opposte che rispondevano sulla questione (io trovo le domande dei giornalisti spesso violente, e le risposte adeguate).

La domanda era: “A lei disturba il Crocifisso?”

La risposta del primo, dichiaratosi praticante, è stata: “A me no! Anzi io ne ho messo uno grande nel mio studio, proprio davanti alla mia scrivania, così nei momenti difficili ci guardiamo negli occhi!”.

Ho pensato: “Lo guardi negli occhi? Sono affari tuoi! Quale politico può essere così adamantino e puro da poter guardar da pari a pari un Crocifisso che, pur se solo un simbolo materiale, sgomenta il potente con la forza anche solo evocata della vittima che non si sottrae, che affronta la morte per amore di tutti?”

Il secondo mi è sembrato più a disagio (si era poco prima dichiarato credente valdese), e poi ha risposto laconico :”Non più di tanto”

Ho pensato: “Non vorrei educare nessuno a rispondere così!”

C’è chi dice che la bestemmia sia anch’essa un atto di colui che cerca Dio; io cerco di capire chi bestemmia, ma non capisco l’esibizione nel nome di Dio nè l’indifferenza pilatesca.

Per cui confermo: non c’era il Crocifisso nella mia scuola, non l’ho chiesto, e probabilmente non lo avrei chiesto nemmeno in quell’aula tutta dei miei desideri.

Il perché è difficile da dire: ho lavorato con i ragazzi cercando di far crescere in loro il rispetto per la conoscenza e far maturare il giudizio critico. Ho lavorato cercando di insegnare che si studia per crescere e capire, non solo per avere un voto. Insomma Pedagogia e Didattica sono definizioni più che sufficienti per definire quello che ho fatto insieme a tantissimi colleghi. Non mi sarei sentita all’altezza della predicazione della fede che, mi avventuro a dire, avrei voluto testimoniare senza enfasi, e non so se ci sia riuscita.

Credo che Cristo abbia insegnato cose ben più importanti di queste mie particelle di scuola, e credo che ci abbia chiesto di testimoniarlo e non di esibirlo come la maglia o la bandiera.

Tuttavia sono contrariata e offesa non solo e non tanto dalla sentenza di Strasburgo, che vorrebbe imporre, quanto dal fatto che i ricorrenti hanno addotto a motivo l’educazione dei loro figli e, con coerenza rapace, hanno chiesto ed ottenuto 5000 euro. Sto parlando di cose serie per cui non involgarisco di più questo discorso.

Torno e concludo sulla scuola. Qualunque argomento pro o contro dovrebbe essere esposto con ragionevole rispetto.

Probabilmente ancora una volta il Crocifisso sarà esibito o schernito.

Molto molto sommessamente vorrei dire, e spero di non offendere la sensibilità di nessuno, che invece il Crocifisso è solo il segno, ma un segno davanti al quale, forse anche se non si crede, si prega, o si dovrebbe pregare, per gli altri.

Sul Crocifisso nelle scuole




Durante la trasmissione Domenica in un teologo ha sostenuto che il crocefisso non è un simbolo culturale ma religioso, fortemente religioso.
Finalmente.

sabato 20 giugno 2009

i MIEI LIBRI - Acquistabili su lulu (link a lato)

PEDOPORNOGRAFIA MALEDETTA

Diteci i nomi di questi
QUATTORDICI ARRESTATI
e dei

DUECENTOCINQUATATRE
indagati per pedofilia
e pedopornografia

in QUARANTA città italiane

su OTTOCENTO computer

E QUARANTAMILA
supporti informatici.

Diteci chi sono e
non diteci solo
queste cifre di inferno.
Non li toccheremo.
Nemmeno con un dito.


Vogliamo i nomi perché è un diritto
di informazione
che vale
soprattutto per reati infami
di violenza contro l’infanzia.

Diteci i loro nomi
li bruceremo con lettere di fuoco.
Diteci i nomi
di chi non ha prevenuto
e di chi copre questi orrori
con la condiscendenza
di una falsa ipocrita pietà.

Diteci i nomi degli investigatori
angeli custodi delle nostre creature massacrate.
Dio li benedica per sempre.

La trista/e sceneggiata mediatico-politica

Questo non è un gioco. Non è nemmeno una cosa seria né meritevole dell’attenzione di persone e cittadini che vivono una quotidianità fatta di interessi e cultura, lavoro, fatica, problemi e amore. Persone e cittadini che hanno in mente un progetto di vita in un mondo vivibile e migliorabile. Persone e cittadini comuni che si dedicano agli altri, crescono figli, si assistono mutuamente per un bene comune e si ricordano di amare il prossimo.
Sembriamo alieni o alienati? Ma probabilmente siamo ancora tanti: poco chiassosi e visibili e soprattutto poco o nulla interessanti per chi fa notizia e assolutamente indifferenti ai padroni del nostro mondo: i media, la finanza e i politici.
Per molti di più di quelli che si immagina la vita non è gioco né festa o festino, ma impegno e (quando si può) sorriso, lavoro e affetti, interessi e immaginazione, investimento sul futuro personale e dei propri figli, crescita e solidarietà nel rispetto delle leggi chi ci siamo dati e (quando si vuole) degli insegnamenti della fede religiosa. Ebbene per quelli come noi questo scenario mediatico-politico non è interessante anche se ne siamo frastornati. E non è nemmeno vero che perdiamo fiducia nella democrazia o nelle persone: vorremmo cortesemente che non ci mettessero in bocca quello che nemmeno pensiamo. Non perdiamo fiducia, non ci piacete voi, è diverso.
Semplicemente consideriamo che stia andando in scena un enorme carosello su un palcoscenico gravemente diseducativo e che rema contro di noi e i nostri talenti e qualità. Una sceneggiata che fragorosamente distrae dal progettare il futuro. Sono giochi diversi e lontani che si svolgono su scacchiere scintillanti e maleodoranti.
Questo non è un gioco, e soprattutto non è un modello a cui possiamo educare le giovani generazioni. Il futuro non può iniziare se manca la generazione che educa i giovani. Sarà meglio dedicarsi dunque ai nostri figli e visto che nessuno, tranne il papa Ratzinger, ci dà aiuto né buoni esempi, chiederei di lasciarci lavorare in pace.
Signori dei media e della politica, visto che vivete con le nostre tasse e i finanziamenti pubblici e vi manteniamo senza fare economia vi vorrei avvisare che lo spettatore ha cambiato canale, spento la luce e, casomai, chiuso la porta. Fate un po’ voi.

lunedì 15 giugno 2009

Riflessioni sulla sismologia politica

lunedì, 15 giugno 2009
Riflessioni di SISMOLOGIA POLITICA : a PROPOSITO DI SCOSSE E DI FUTURO DEL PAESE
Io penso che: l'opinione personale.
Per quest'anno pensavo che fossimo sazi di terremoti e scosse, ma forse mi illudevo.
Ai giovani, alle necessità del paese, al problema del precariato e del futuro, a una ripresa anche culturale e morale si pensa quando i Tv si parla preannunciando o profetizzando scosse? Sembrerebbe di no.
Ancora una volta chi si preoccupa ed interroga sul futuro del paese con animo democratico e con attenzione alla realtà sociale si stupisce nel perseverare di un atteggiamento così lontano dall'essere propositivo e pragmatico. Ci sarebbe bisogno di proposte per una politica del lavoro e dello sviluppo, di idee per la crescita culturale e sociale. Ma per farlo è anche urgente trovare nuove chiavi di lettura di una società prodondamente mutata.
Sembrerà banale ripeterlo, ma non siamo più nel 900, e questa nuova realtà sociale e umana, piaccia o no, non si può ricondurre a vecchi schemi politici. E' cambiato tutto, non sempre in meglio, anzi. Il patrimonio morale e politico, sia laico sia religioso è totalmente destrutturato, la concezione stessa della vita e dell'impegno sono, anche rispetto a tempi recenti, stravolti. E tuttavia i cambiamenti epocali sono qualcosa di cui si deve tener conto: vanno letti e considerati con rispetto e qualche distanza. Invece sembra di assistere più che altro all'esibizionr di vecchi schematismi. Se è vero che è esagerato dire che per i giovani sotto i 40/45 anche la distinzione tra sinistra e destra è ormai più sociologica che non politica ed economica, è anche vero che sussurrare o gridare da sinistra vecchi principi e analisi aggrinzite significa eludere il presente. Il presente è una realtà problematica e spesso scoraggiante, ma ha anche potenzialità interessanti. Invece le cariatidi storiche che non si accorgono del cambiamento epocale rischiano di far solo danno. Un peccato. Chi ha osservato e vissuto gli ultimi cinquat'anni di vita italiana riconosce vecchi segni, mentre vorrebbe scoprirne di nuovi. Forse anche per questo viene da dire che se il Pd di Franceschi alle Europee è risultato inadeguato, la profezia della scossa oggi risulta imbarazzante e deludente.

sabato 15 novembre 2008

USARE IL WEB PER DISCUTERE E RIFLETTERE

Una rete di discussione e riflessione su Istruzione e Scuola
Ho lanciato una discussione importante su FACEBOOK: il network della comunicazione apparentemente futile . Leggo che questo network è stato usato per divulgare e sostenere il digiuno, per una denuncia in favore dei diritti umani, di 72 dissidenti politici. Allora mi chiedo: perchè no? Perchè non provare ad usarlo per altri argomenti, anche senza digiuno?Taglio corto perchè sennò finisco i caratteri e mi taglia facebook. Inizio subito con 2 punti che provo a lanciare: chi vuole risponderà.1°. Io penso che le proteste di questi giorni rispecchino una legittima reazione degli studenti alla mancanza di futuro economio e sociale che incombe sul loro domani, ma credo che quasi nessuno dei partecipanti ne sia ben consapevole e temo che non siano in grado di elaborare un pensiero autonomo. Perchè? Perchè ripetono ossessivamente slogan, ma non tirano fuori nè anali nè proposte. Inoltre io penso che la protesta di maesti e docenti di ogni ordine e grado difenda interessi DIVERSI da quelli dei ragazzi. 2°. La politica parla di favorire gli studenti MERITEVOLI Allora io chiedo: come si fa a presentare il conto solo ai ragazzi?Perchè? Perchè gli studenti meritevoli non nascono tra l'erba spontaneamente come i funghi e la cicoria, ma sono il risultato di famiglie meritevoli, società meritevole, massmedia meritevoli, videogiochi meritevoli, scuola meritevole ecc ecc: E NON VICEVERSA.
Vi risulta, forse, che questo esista già?

lunedì 18 agosto 2008

Fieno in collina


LEGALITA', TOLLERANZA E SOLIDARIETA'

TOLLERANZA E SOLIDARIETA' oppure LIBERTA' e GIUSTIZIA?
Vado dipanando fili della mente; mi accade quando cerco di ritrovare una direzione, una linea semplice in un marasma che confonde. Vado dipanandoli e ne cerco l’inizio; come di una matassa aggrovigliata dalla noncuranza, o da un gattaccio sfrenato.
E mi accorgo che nel quadro che osservavo è accaduto che immagini e cornici si siano scambiate e si muovono come se il punto di vista fosse insolitamente fugace.
La mobilità dei riferimenti, il galleggiamento imposto dall’incertezza, la perdita della prospettiva, la sensazione di tessere una dannata tela di Penelope è, però, una sensazione diffusa.
Solo ricominciando a trovare i nostri riferimenti questo quadro sconvolto andrà lentamente a posto. Invece ci siamo privati (o ci hanno privato senza che noi ce ne opponessimo abbastanza) dei nostri punti cardinali e ci dirigiamo ansiosamente verso mete mutevoli senza l’aiuto di nuove coordinate e avendo cancellato la rassicurante ragnatela geometrica dei tradizionali meridiani e paralleli.
Quali? I “soliti”, “quelli del passato” direbbe forse qualcuno ancora convinto che la loro assenza generi libertà, mentre genera solo disorientamento.
I soliti valori dunque: la nostra cultura, la fede, la famiglia; e poi il rispetto, la sensibilità, l’onestà, la franchezza.
Invece ci parlano, e molti si sono lasciati convincere, di “solidarietà” e di “tolleranza”.
Allora chiedo: forse nel rispetto del prossimo non è già implicita la solidarietà?
E quanto alla tolleranza, forse nella millenaria storia nostra cultura non era già contenuto il dialogo, la conoscenza, il confronto?
Io penso che solidarietà e tolleranza siano bandiere rispettabili, ma sussidiarie e secondarie.
La giustizia sociale comprende e assorbe questi concetti: un cittadino libero e dignitoso non chiede solidarietà a livello politico e sociale (semmai a livello interpersonale), ma chiede diritti e doveri per sé e per gli altri.
Un cittadino e una cittadina responsabili e lavoratori non chiedono la tolleranza, anzi la considerano un fantoccio delle vere libertà che costituiscono il bene supremo della persona e della società.
Un cittadino e una cittadina coraggiosi e attivi, come sono stati i nostri padri e madri e come noi sappiamo essere, vuol essere produttivo e partecipante al progetto del bene comune e non chiedere tolleranza. Anzi si sentono offesi dall’essere “tollerati”, e invece chiedono di partecipare attivamente alla vita civile e sociale.
Finché salute glielo consentano. Ecco questo era il filo che cercavo. Ed ora la matassa può essere svolta.

COMUNICAZIONE SU WEB

Rappata telematica con premessa neocomunicazionale... ;)
Mi viene da riflettere sulle difficoltà di comunicazione in ambito telematico. Tutto in tempo reale: ma ognuno ha un tempo reale diverso. Non vi sembra una gemmazione della comunicazione che riproduce in modo identico su un terreno diverso effetti simili alla comunicazione dei tempi delle carrozze postali a cavalli?
Il buon corsiero portava le lettere da un capo all'altro del mondo civilizzato, il buono scrittore non sapeva se il destinatario fosse ancora nel luogo in cui indirizzava, il buon destinatario aspettava altrove le notizie del buono scrittore, ma non sapeva quando le avrebbe ricevute e... e il buon corsiero si accontentava comunque di una rozza coperta per la sua schiena sudata, un secchio d'acqua e uno di biada!
Non mi fregate l'idea. Anche se non è “bella” è protetta dal diritto d'autore il mio nome è mariaserena!

L'Alfieri scriveva i suoi diari durante i viaggi descrivendo la corte di Vienna o la Scandinavia, mentre Marco Polo sulla Cina dettava memorie. Ma i loro contemporanei leggevano in tempi successivi e non immediatamente, unpo' come per i post e i commenti; e noi li leggiamo solo oggi.
E' solo per questo motivo che Marco Polo o Alfieri non cambiano (cambierebbero) opinioni nel confronto delle loro realtà e delle nostre?
Ok. Post criptico,forse confuso...
E te lo dico con un rap
Ti dico
ti dico
mi leggi fratello
ti dico
confermo
ma tu non leggi quello
leggi rileggi
io sono andato altrove
leggi ci pensi
mi chiedi di quel dove
luogo
non luogo
io vado
e tu mi leggi
luogo non luogo
ritorno e non conosci
luogo non luogo
pensi rifletti parli
luogo
non luogo...
mi sa meglio
se parti
yo!

OLIMPIADI - INAUGURAZIONE ALLA PECHINESE

L’inaugurazione alla pechinese
Mi ero disposta a seguire l’apertura dei giochi Olimpici con curiosità ed interesse. Avevo ancora presente il ricordo bellissimo delle Olimpiadi invernali di Torino dove lo spettacolo è stato non solo grandioso ed elegante, ma anche pieno di armonia, di invenzioni geniali, di esibizioni di grandi artisti.
L’inaugurazione di Pechino mi sembrata invece angusta e soffocante; posso riassumere la mia impressione con questa frase : ho visto l’annientamento dell’individuo e il trionfo della massificazione anonimizzante.
Mi è parso che gli ideatori avessero realizzato, usando l’elemento umano passivizzato e reso automatico, un programma a metà tra un software di videogioco e uno di computer graphic ma di quelle da commodore 64, per chi se lo ricorda ancora.
Uomini come chiodini piantati in un gioco, e senza nemmeno i colori intonati; uomini come burattini frenetici e isterici, uomini come ricami ossessivi. E bambini impettiti che cantavano come bamboline di gesso in un carillon di latta.
E’ questo che succede quando il tempo della civiltà si spegne in quello della fine della libertà individuale? Mi sono intristita e ho lasciato il televisore a parlare da solo. Quando sono tornata sfilavano atleti multicolori, camminavano ridendo e in un ordine approssimativo, sventolavano bandiere e videocamere. Meno male. La vita continua. Forse è stato davvero un bene assegnare le Olimpiadi a Pechino; forse il contatto con i ragazzi e gli atleti del libero mondo innescherà un prodigio: quello dell’amore contagioso per la libertà. Sperare è umano, inaugurare alla pechinese è robotico.

Olimpiadi: Medaglie esentasse?

CAMPIONI, ANCHE IN TIRCHIERIA...
Non è questione di tempi di vacche (grasse o magre), né di tempi di par condicio (calcio-atletica). E’ una questione di feeling, come al solito. E sarebbe interessante capire se gli olimpionici italiani questo feeling lo sentono con i furbi e con i privilegiati o con gli onesti e i lavoratori. Probabilmente da quando si è pensato bene di fare un brutto funerale all’idea socialista sono passati in secondo e terzo piano le parole, lavoro, lavoratore, giustizia sociale uguaglianza e così via. Però anche per una questione di immagine (tanto cara ai nostri giovani baldanzosamente pechinesi) i suddetti atleti di new generation avrebbero potuto, come dire, evitare il mugugno e la pretesa.
Evitare di pietire una ridicola solidarietà sulle tasse ai premi ottenuti, evitare di confrontarsi con altri sportivi, evitare di dedicare a se stessi (Pellegrini) la vittoria, evitare insomma sia l’autocelebrazione sia il vittimismo.
Le tasse si pagano, sportivamente o meno.
L’Italia paga: i ticket anche sulle medicine, le tasse sulle pensioni e gli stipendi, balzelli e imposte su tutto; paga senza fiatare.
E invece loro argentati e dorati, ma con una splendente faccia di bronzo, alzano la voce e fanno polverone?
A regà; datevi una bella regolata. E’ una questione di feeling: l’Italia vi ha amato perché vincete, perché potreste essere d’esempio, perché siete una bella immagine. Ma l’Italia potrebbe fare anche a meno delle vostre prestazioni, mentre non può fare a meno dei milioni di campioni del lavoro e della vita onesta che quotidianamente, come dicono oggi gli eleganti dello stile linguistico libero, si “fanno un mazzo tanto”.
Per cui pascolate sui vostri premi e sui vostri ingaggi di generosi sponsor. E non rompeteci il feeling.

lunedì 9 giugno 2008

Edunet-Rete dei blog sull'educazione,la scuola e l'infanzia: EDUNET : Bambini, circoncisione e difesa della vita dal concepimento

Edunet-Rete dei blog sull'educazione,la scuola e l'infanzia: EDUNET : Bambini, circoncisione e difesa della vita dal concepimento

A proposito di giovani e adolescenti

UNDER 20 e... NOI...
disegno di NaDa, anni 19

Ma loro, come ci guardano e come ci vedono? La domanda non è schizofrenica, semmai è imbarazzante: probabilmente è preferibile non rispondere se vogliamo presevare le nostre orgogliose sicurezze. E tuttavia sarà meglio non cercare risposte presumendo di entrare nella loro testa. Credo sia preferibile accettare una realtà per me evidente: NON ci vedono come ci vediamo noi. Un'altra razza ha un'altra testa. E sotto i vent'anni si è un'altra razza. Sarebbe dunque certamente più sano per tutti accettare i ruoli e non sovrapporvisi. .


Credo anche, detto così all'ingrosso, che si possa ricavarne un messaggio, o meglio un abbozzo di messaggio.
Un giovane "artista", uno dei ragazzi più buoni e rispettosi tra quelli che ho conosciuto. Una persona corretta che respinge bulli e bullismo. Mi ha inviato questo disegno, insieme ad altri, e credo che nel groviglio di quella coda "metafisica" (che si riflette nel simbolo del punto interrogativo) siano rappresentate, inespresse, molte cose semplici ed alcune complesse.
E' necessario dare a ciascun ragazzo il tempo di dipanare e riordinare se stesso. Questa operazione dovrà farla da solo; ma noi non dobbiamo crearvi intorno un altare idolatrico. Dobbiamo invece dargli il senso del reale e quello del ritmo vitale. Dobbiamo trasmettergli conoscenza e esperienza; ma anche lasciare sempre che abbia una sua vita personale nella quale vivere per conto suo i suoi sogni e i suoi incubi. Gli dobbiamo lasciare spazi di paure personali da elaborare con calma. E aspettare che il suo tempo si sviluppi. Nel frattempo, però, trasciniamolo nella vita quotidiana dandogli spazio e responsabilità. Non cerchiamo di esibirci, pensando di aver capito come ci vede lui. Saremmo immediatamente ridicoli.
Ora vado a cercare NaDa su Msn. Credo che lo troverò là prima o poi...

Aborto: un conflitto tra persone, o tra una persona e una non persona?

Recentemente (www.pratico.splinder.com) ho detto di essere contraria all'aborto. Ovviamente non mi permetto di giudicare le persone. Ho espresso un'opinione sulla questione.
Mi è stato risposto che questa scelta è spesso dovuta alla necessità di preservare la salute psico-fisica della donna, e che si tratta di scegliere tra una persona e una "non persona". Diverso sarebbe nuocere a un neonato (vedi bambino nigeriano morto in seguito a circoncisione) che è senziente e cosciente ecc.
Su questo specifico aspetto ho riflettuto e dico che:
Un conflitto tra una persona (adulto?) e una non-persona (embrione?) è solo una allucinante ipotesi che non ha nessuna dimostrazione morale e fisica possibile.
Invece ha una sua evidenza all'interno di una dinamica sociale nella quale conta solo la logica del più forte.
Quanto al confronto tra embrione e neonato in termini di, attributi psico-fisici e personalità (senziente, cosciente, pensante, autocoscienza) chi l'afferma dimostra poca o nessuna esperienza in materia non solo della presenza di un embrione nel corpo materno, ma soprattutto della presenza di un neonato in una famiglia o nella vita di una madre.
Ma l'abortire non vuole dire soltanto abolizione di un embrione in quanto tale (e che è una presenza impercettibile), ma significa togliere di mezzo le conseguenze del suo sviluppo e quindi proprio le conseguenze che la presenza di un bambino avrebbe nella vita. Per cui le tesi che apparentemente sostengono le ragioni di una "madre" in realtà le negano un diritto. Quello di essere coscientemente felice della maternità, e quello di non adeguarsi a un modello sociale in cui la maternità è un ostacolo e una fatica.
Questa mi sembra propaganda, nuda e cruda, a favore di un modello sociale e culturale antiumanistico.